Monte Albo, la bianca ‘Dolomite sarda’: trekking e scalate sulle rocce calcaree

Nella sub regione delle Baronìe, terra di mezzo tra Nuorese e Gallura, spicca un imponente bastione calcareo le cui gole bianche, le numerose grotte, i burroni profondi e le vette mostrano una Sardegna dagli scorci suggestivi. È il Monte Albo, che prende nome dal colore chiaro delle rocce calcaree, ha una dorsale allungata, di circa venti chilometri, che domina le Baronìe e che si può vedere percorrendo la Statale 131 da Nuoro a Olbia.

Il massiccio, compreso principalmente nel territorio di Lula e Siniscola e in parte in quello di Galtellì, Irgoli, Loculi e Lodè, è così ricco di gole e grotte, pareti verticali e burroni profondi, da meritare l’appellativo di ‘Dolomite sarda’. Diversi i percorsi di trekking, tra i preferiti dagli escursionisti che scelgono la Sardegna come meta. Il cammino, lungo 15 chilometri, e le sue alte creste (la più alta è Punta Catirina con 1127 metri) dominano il territorio e regalano dei panorami mozzafiato che abbracciano mare e montagna.

Impagabile l’emozione di camminare in quota, immersi nel profumo della macchia mediterranea o all’ombra di piccoli boschi di lecci, fino alle radure dove si incontrano antichi ovili. Alta nel cielo non è difficile avvistare la maestosa aquila reale, mentre il sottobosco è abitato del furtivo gatto selvatico e dalla lepre sarda. Non solo. Nelle sue cavità, usate spesso come rifugi e anche come prigioni per i sequestrati dall’Anonima sarda negli anni Settanta e Ottanta, si trovano gli unici esemplari della specie del Tritone sardo.

L’aspro territorio è molto popolato: è facile avvistare cinghiali e mufloni sulle rocce o martore e gatti selvatici arrampicati su pini secolari. Sulle cime innevate volano aquila reale, astore, corvo imperiale e gracchio corallino. Nella parte a nord, salendo dove la vegetazione si dirada, affiorano le rocce. Appare come un paesaggio ‘lunare’, specie la bianchissima punta sos Aspros. Attorno spuntano affioramenti granitici e piccoli altopiani basaltici, detti gollei.

L’uomo ha abitato il monte almeno dal Neolitico, come dimostra la domu de Janas di Mannu ‘e Gruris. Numerose le testimonianze nuragiche sulle cime, per esempio Littu Ertiches. Dell’età romana rimane in particolate una statuina in bronzo del dio Esculapio. Lungo i sentieri osserverai anche i segni lasciati dall’uomo più di recente, in particolare i pinnettos in pietra e legno, per secoli dimore dei pastori.

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