Sel divisa tra svolta sovranista e Sinistra italiana: geografia di una guerra

Partito a un bivio: la resa dei conti nell’Assemblea regionale di sabato, a Oristano. Ecco la mappa delle alleanze interne.

Geografia di una guerra, con risvolti in consiglio regionale. Sarà questo il primo effetto dell’Assemblea che Sel ha organizzato per sabato a Oristano, dove quadri, dirigenti e amministratori saranno chiamati a scegliere tra due opzioni: l’alleanza con RossoMori e iRs o, in alternativa, il proseguo di Sinistra Italiana (SI). Nel primo caso ci sarà l’addio alle iniziative comuni con Partito dei Sardi e Centro Democratico, contestualmente alla nascita di un nuovo gruppo consiliare. Nel secondo caso, due dei quattro vendoliani di via Roma, precisamente Daniele Cocco e Luca Pizzuto, dovranno spiegare perché ieri hanno sottoscritto un documento di chiusura totale a SI.

Ipotesi su come andrà a finire, non se ne possono fare, sebbene, al momento, prevalgano numericamente i tre gruppi che sostengono il patto sovranista con RossoMori e iRs. Su tutti, c’è la corrente di Massimo Zedda rappresentata in Consiglio regionale da Francesco Agus. Ovvero, il circolo “Sergio Atzeni” di via Puccini a Cagliari. Con loro anche l’assessore regionale alla Pubblica istruzione, Claudia Firino.

Poi ecco l’area di Luciano Uras, il senatore erede di Luigi Cogodi. Tra i suoi fedelissimi, Mariano Strazzeri, attuale vicesindaco di Elmas; Sandro Serreli, ex primo cittadino di Sinnai e adesso coordinatore provinciale di Cagliari; Ignazio Tolu, ex assessore provinciale. Pizzuto, invece, raccoglie intorno a sé una piccola galassia della sinistra sociale che ruota intorno al mondo dell’associazionismo.

E se proprio Cocco dice di voler stare equidistante dal duello (“Non è tempo di polemiche, in Consiglio siamo stati eletti per risolvere i problemi dei sardi”), Eugenio Lai, il vicepresidente dell’Assemblea, è invece vicino a Michele Piras. Nello zoccolo duro del gruppo che fa capo al deputato, ci sono pure Michele Schirru, classe ’91, vicesindaco di Arbus, e il nuorese Giuseppe Dessena, capo di gabinetto della Firino (nonché uno dei ricorrenti per un posto in Consiglio regionale). Ancora: Andrea Melis, consigliere comunale a Selargius, la Rete #CiSiamo e il circolo cagliaritano di via Napoli, intitolato a Thomas Sankara. Tra gli iscritti Susanna Orrù, l’ex assessore della giunta Zedda che un anno e mezzo fa ha lasciato con un duro j’accuse al sindaco.

Di certo, se Sel Sardegna confermerà, a maggioranza, la propria contrarietà al percorso avviato con Sinistra Italiana, dovrà giustificarlo a Roma. Intanto con Nichi Vendola che si è speso non poco per arrivare al battesimo di SI e preparare la nascita di un nuovo partito insieme agli ex Pd.

Va pure detto che Uras non pare possa avere in futuro ulteriori incarichi istituzionali: sono praticamente nulle le possibilità che il senatore venga ricandidato in Parlamento alle Politiche del 2018 (o anche in caso di voto anticipato). Ha superato il numero massimo di due legislature previste dallo Statuto di Sel. Parallelamente Uras non vuole indebolirsi in Sardegna, di qui l’accordo con RossoMori e iRs, sebbene la sua prima scelta fosse l’alleanza insieme a Partito dei Sardi e Centro Democratico. Ma Zedda gliel’ha stoppata.

Sul fronte di Piras, il deputato ha solo da guadagnarci nel far nascere un nuovo partito di sinistra, e non solo per ragioni ideologiche. Piras, in Sardegna, sarà il leader, avendoci messo la faccia dal primo giorno. E poi è sostenuto da un gruppo giovane, radicato in tutta l’Isola, dal Sulcis al Nuorese passando per il Sarcidano, territori notoriamente orientati a sinistra e anche un po’ orfani del Pci prima e dei Ds poi.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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