La spallata di Solinas e alleati al Ppr: addio vincoli, pronto l’assalto alle coste

La spallata al Ppr è servita. Grazie ai voti del centrodestra. Grazie alle preferenze della maggioranza al governo della Regione e che ieri alle 20,30 ha cancellato, con la cosiddetta interpretazione autentica, la parte di Piano paesaggistico con la quale era prevista la co-pianificazione tra Stato e Regione. A breve sarà la sola Giunta a decidere cosa si potrà costruire nelle coste dell’Isola. Di fatto la coalizione di Christian Solinas sta preparando una nuova stagione del mattone.

Erano settimane che il centrodestra ci provava. E purtroppo non sono bastata gli oltre 1.500 emendamenti che l’opposizione – con Progressisti, Pd e M5s – ha sommato in sei settimane. Quarantatré giorni di muro contro muro su cui, alla fine, come ogni battaglia politica, contano i numeri. Perché servono quelli per far passare un provvedimemnto. E il centrodestra ne ha messi insieme trentuno contro i venti della minoranza.

Il vincolo decaduto di concordare con lo Stato gli interventi ammessi si estende anche alle zone agricole e ai beni identitari. L’effetto, tuttavia, non è immediato. Come ha spiegato a Sardinia Post, nei giorni scorsi, il presidente degli ambientalisti del Grig, Stefano Depileri, bisogna riscrivere adesso quella parte di Ppr modificata. Ma a stretto giro l’assolto alle coste verrà completato con la modifica della legge 8 del 2019, ovvero la norma con la quale sono fissate le regole per costruire. E nel dl della Giunta è previsto un aumento diffuso delle cubature.

L’interpretazione autentica del Ppr è l’escamotage che il centrodestra ha inventato in nome del completamento della quattro corsie tra Sassari e Alghero. Un progetto che il Mibact (ministero dei Beni culturali) aveva stoppato attraverso la Sovrintendenza e e a nulla è valso l’annuncio della titolare delle Infrastutture, Paola De Micheli, di sbloccare l’opera. L’obiettivo vero della maggioranza era il mattone, di qui appunto la trovata della spallata al Ppr.

Alla ministra ha risposto il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula: “Siamo andati avanti con l’approvazione perché quello del Governo è stato solo un annuncio, l’ennesimo”. Più schietto il capogruppo di Forza Italia, Angelo Cocciu, che almeno non ha finto di aver votato l’interpretazione autentica per salvare la quattro corsie del nord Sardegna. Su Facebook ha scritto, rivelando le reali intenzioni della maggioranza: “Si cerca di dare respiro e rinascita a una gran parte dell’economia sarda. Non siamo cementificatori ma amanti della natura. Questo provvedimento sarà seguito da un nuovo Piano Casa che disciplinerà la materia edilizia nel massimo rispetto dell’ambiente”.

Ovviamente se il centrodestra fosse così rispettosa del paesaggio e dell’ecosistema, non avrebbe cancellato la co-pianificazione. Una roba che con molta probabilità verrà impugnata dal Governo. Ma nel frattempo la Giunta può dare il via libera ai gruppi imprenditoriali che hanno appetiti lungo le coste dell’Isola. Da settimane lo andavano ripetendo i Progressisti, con Massimo Zedda, Maria Laura Orrù e Francesco Agus. Anche dal Pd il capogruppo Gianfranco Ganau ha detto: “Il vero obiettivo della legge è quello di far cadere i vincoli su agro, fascia costiera e beni identitari, le strade non c’entrano nulla e questo è un colpo di mano, considerato che non accogliete nemmeno la proposta della ministra”. L’ex presidente del Consiglio ha rimarcato che la forzatura del centrodestra fatta in Aula “potrebbe, al contrario, congelare lo stesso completamento della quattro corsie”.

Eugenio Lai (LeU) ha ricordato “il carattere retroattivo della legge”. Con una sottolineatura: “Si tratterà di una
sanatoria di tanti abusi edilizi”. Una colata di cemento annunciata. Tanto che prima del via libera finaler, le minoranze hanno ritirato tutti gli emendamenti che restavano da discutere perché, ha tuonato Roberto Li Gioi (M5s) “non vogliamo far parte di questa squallida sceneggiata”. (al. car.)

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