L’assalto alle coste, c’è la mossa bis: ecco il ddl Solinas oltre i cambi al Ppr

Non è una strategia in un’unica mossa, quella che il centrodestra di Christian Solinas si appresta a varare, arrivando dove la coalizione di Ugo Cappellacci non era riuscita a fare. La maggioranza sardo-leghista sembra aver perduto anche quel minimo di pudore che assicurava la protezione delle coste e del paeassaggio. Tanto che la cementificazione dei litorali non passa solo dal Ppr in discussione da ieri (primo luglio), ma c’è anche il ddl di dicembre, quello che cambia la legge edilizia. Sono altri aumenti di cubature. Addirittura immediati.

Dunque la maggioranza al governo della Sardegna sta preparando una diffusa colata di cemento con una doppia strategia. Di fatto due mosse complementari. Da un lato, c’è l’interpretazione autentica al Ppr che farà decadere l’obbligo della co-pianificazione con la Stato: la Regione diventerà così l’unico ente legittimato a decidere sui progetti da autorizzare, anche nelle zone F (turistiche). Dall’altro ecco il ddl che modifica la legge 8 del 25 aprile 2015, ovvero la cosiddetta norme di manutenzione con la quale sono fissate le regole per costruire (clicca qui per consuoltare il rtesto attualmente in vigore). La quantità di metri cubi, per intenderci.

Sulla modifica del Ppr si sa tutto: la scusa è l’inserimento di un articolo pensato per permettere la ultimazione della Sassari-Alghero a quattro corsie. E questo appunto cancellando l’obbligo della panificazione. Ma il vero obiettivo è rimettere in gioco tutti gli interventi che lungo le coste sono bloccati dal decreto Salvacoste del 2004, diventato due anni dopo il Piano paesaggistico regionale.

Il solo cambio del Ppr, tuttavia, non porta a nulla nell’immediato. “Una volta che viene l’interpretazione autentica diventa legge – spiega Stefano Deliperi, presidente dell’associazione ambientalista Grig -, bisogna riscrivere parti di Ppr. Mi riferisco agli articoli su zone F, sulle e (agricole) e sui beni identitari. Per procedere invece con le regalie di cemento, si utilizzerà il ddl approvato a dicembre dalla Giunta Solinas (qui il testo integrale)” e la cui approvazione n Consiglio regionale è attesa prima della pausa agostana.

La cementificazione è così pensata, giusto per citare alcuni esempi: nelle zone agricole, il lotto minimo, attualmente previsto a tre ettari, scenderebbe a uno (modifica all’articolo 26) e verrebbe spazzato via anche il divieto di realizzazione dei punti di ristoro nei Comuni che non hanno adeguato il Piano urbanistico (Puc) al Ppr. Ancora, l’articolo 30: rispetto al patrimonio edilizio esistente nelle zone B (di completamento) e C (di espansione), l’incremento volumetrico ammesso passerebbe dal 20 al 25 per cento, fino a un massimo di 90 metri cubi (contro i 70 consentiti dalla legge 8/2015).

Lo scempio delle zone F è subito dopo: lungo le coste, “l’incremento volumetrico per le strutture residenziali, ubicate nella fascia oltre i 300 metri dalla linea di battigia, può essere realizzato nella misura massima del 30 per cento, sino a 150 metri cubi”. Sarebbe un articolo ex novo perché nella norma attualmente in vigore, non esiste l’aumento di cubature per le case (è consentito solo nelle strutture ricettive). Con il ddl di dicembre cadrebbe anche questo tabù.

Insomma, quello che Solinas e alleati hanno in mente è togliere tutti i vincoli che sino a oggi hanno preservato le coste della Sardegna. Politicamente è evidente che per la maggioranza c’è una mente che sta disegnando, sotto il profilo normativo, lo smantellamento dei paletti di tutela, secondo quella visione cementificatrice elettoralmente cara alle imprese. “Noi – conclude Deliperi – non ci fermiamo. Negli anni i sardi, e lo provano le oltre 27mila firme sinora raccolte, hanno dimostrato di avere un’enorme coscienza civica e ambientale. Non credo che i cittadini lasceranno al centrodestra il diritto di distruggere l’unicità ambientale della nostra Isola”.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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