In Giunta 8 intoccabili. Solinas indeciso se cacciare Nieddu e dare la Sanità all’amico Doria

Alessandra Carta

Christian Solinas continua a dire che sta per azzerare la Giunta. Ma considerando che tra i dodici assessori in carica otto sono intoccabili, vien da sé che tutto il teatrino delle deleghe da ritirare in queste ore ruoti intorno a un’unica necessità: capire se sia possibile cacciare Mario Nieddu dalla Sanità per consegnarla all’ex senatore Carlo Doria, fedelissimo dello stesso governatore e trombato alle Politiche dello scorso 25 settembre.

Solinas sta dando appuntamento a sabato per annunciare la nuova squadra di governo. Ma non è detto che ulteriori settantadue ore gli bastino per provare a far digerire agli alleati del Carroccio la perdita dell’assessorato più importante, quello su cui i leghisti hanno messo il cappello nel 2019 perché erano il partito più votato alle Regionali arrivando poco sopra l’11 per cento.

Intervistato ieri da Videolina fuori da Villa Devoto, dove ieri è stata convocata l’ultima seduta di Giunta con questa composizione, Nieddu è stato l’assessore che più di tutti ha tradito un certo nervosismo, come se già conoscesse il proprio destino. O lo immaginasse. Del resto la Lega, sebbene privata della delega più pesante, non si assumerebbe l’onere di far finire la legislatura. Perché questo significherebbe una vittoria automatica del centrosinistra alle prossime elezioni sarde. E per il Carroccio vorrebbe dire prendersi le briciole, dopo il pessimo risultato ottenuto il 25 settembre quando insieme al Psd’Az ha chiuso poco sopra il 6 per cento.

Solinas questo lo sa e sta provando a capire quanto può forzare la mano senza scatenare la ribellione delle camicie verdi. Anche perché a Roma il suo referente per le opere pubbliche è il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, col quale – pur nel gelo politico – si è già visto due volte per parlare di dighe e strade. Ma se Solinas manda via Nieddu, è facile che Salvini non voglia più vederlo nemmeno per ragioni istituzionali. Il governatore non potrebbe giocarsi più nemmeno la narrazione delle “infrastrutture come priorità per la Sardegna“.

Il quadro già così è complicato. Si aggiunga che il governatore non può toccare le donne perché sono già sotto la soglia richiesta per legge, dopo l’addio di Alessandra Zedda. In una Giunta da dodici assessori, come quella sarda, devono esser quattro, il quaranta per cento. Invece adesso se ne contano tre: Valeria Satta (Lega) al Personale, Gabriella Murgia (quota Solinas) all’Agricoltura e Aniti Pili (Sardegna 20venti) all’Industria non rischiano più nulla. Non solo: per come sono state gestite sinora le tre deleghe, è difficile che qualcuno voglia prendersele a un anno a tre mesi dalla fine della legislatura.

Gli altri intoccabili sono Andrea Biancareddu (Udc) alla Pubblica istruzione e Cultura; Giuseppe Fasolino (Forza Italia) alla Programmazione e al Bilancio; Quirico Sanna (Psd’Az) all’Urbanistica e agli Enti locali; Aldo Salaris (Riformatori) ai Lavori pubblici; Gianni Chessa (Psd’Az) al Turismo.

Quindi, se Solinas manda via Nieddu dalla Sanità e impone Doria, deve dare alla Lega un’altro assessorato. A quel punto Nieddu potrebbe essere all’Ambiente, se Solinas dovesse decidere che quella è la casella per il Carroccio. Resterebbero aperti il Lavoro e i Trasporti. Sulla prima delega, in mano a Forza Italia, il partito di Ugo Cappellacci, con una mossa da manuale che ha dato scacco matto a Solinas, ha indicato il consigliere regionale Marco Tedde, consulente della Zedda sino a giugno. Quindi una scelta sotto il segno della continuità. Quanto ai Trasporti, a quel punto verrebbero consegnati ai Fratelli d’Italia che, a prescindere, hanno indicato come nuovo assessore Marco Porcu, coordinatore nella provincia di Cagliari.

Il problema è che così il cerchio non si chiude. Perché mancherebbe una quota rosa. Solinas, per far quadrare tutto, dovrebbe pregare in turco Cappellacci per fargli indicare una donna al posto di Tedde. Ma resta da capire cosa chiederebbero in cambio gli azzurri, se mai accettassero una opzione di questo tipo. Di sicuro, con una berlusconiana al Lavoro, Solinas sarebbe nelle condizioni di varare il nuovo Esecutivo pagando il prezzo della rottura definitiva con la Lega per la cacciata dalla Sanità. Ma con otto intoccabili il governatore non ha molte altre strade da percorrere.

Alessandra Carta

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