Il nuovo partito Sel-Pds-Cd, Maninchedda: “Ci temono come il fuoco”

Nessuna boutade: il nuovo partito tutto sardo di Sel, Pds e Cd “esiste già”. Parlano Paolo Maninchedda, Michele Piras e Roberto Capelli.

Non era una boutade, anche se il partito degli scettici si era materializzato da subito: Sel, Pds e Cd formeranno davvero una nuova forza politica tutta sarda. Il tema è stato rilanciato questa mattina da Paolo Maninchedda, con un post su Facebook. “Non abbiate paura, lo facciamo lo stesso”, è il riferimento alla nuova sfida politica su cui è tornato l’assessore regionale ai Lavori pubblici, nonché leader sardo del Pds.

La novità è che cambiano le parole. Non si parla più di forza “sovranista” e forse anche per prendere la distanze dai RossoMori di Gesuino Muledda che in Consiglio regionale formano gruppo unico col Pds (si chiama Soberania e indipendentzia), ma i due partiti (e anche i due leader) sono ormai ai ferri corti.

Maninchedda parla semmai di “sovranità” come collante del nuovo patto politico con Sel e Cd. “Evento di portata storica”, aggiunge l’assessore che precisa quanto “giustizia sociale, lavoro, libertà e sviluppo” siano i temi fondanti del nuovo “Partito della Sardegna che si iscriverà nel perimetro progressista della politica europea“.

A prendere posizione, a domanda precisa, è per la prima Michele Piras, il deputato vendoliano che finora non si era espresso sulla scommessa a tre. Invece dice: “La proposta esiste e c’è la necessità di costruire un soggetto politico che rappresenti al meglio le specificità della Sardegna“. Piras porta un esempio. “Per capire quando la voce della nostra Isola abbia bisogno di una sintesi, basta guardare come sono stati trattati il terremoto in Emilia Romagna e l’alluvione in Sardegna. Nel nostro caso è mancato il peso della rivendicazione. E non è più possibile che le istanze della nostra Isola si perdano in un indistinto“. Il parlamentare, dal canto suo, solleva una sola richiesta metodologica: “Il processo non può appartenere al ceto politico, come percorso nato da un gruppo ristretto di persone che discutono dentro una stanza. Serve una discussione di popolo“.

Roberto Capelli, il deputato leader del Cd, aveva già preso posizione. E, anzi, un mese fa è stato il primo a ufficializzare la nascita della nuova federazione sarda, il cui battesimo era avvenuto nell’Aula di via Roma per l’elezione dei grandi elettori. Sel, Pds e Cd avevano infatti proposto di non mandare a Roma o il governatore o il presidente del Consiglio per sostituirlo con un esponente della società civile. Era stata scelta il sindaco di Torpè, Antonella Dalu, che però si era fermata a sette voti. Il deputato sottolinea: “Il discorso sulla nuova forza politica è molto avanzato. Stiamo lavorando per trovare una formula che ci permetta di rapportarci al meglio con la politica nazionale“. Sei infatti il Partito di Maninchedda non esiste a Roma, Sel e Centro Democratico sono anche in Parlamento e i due partiti non hanno intenzione di autoghettizzarsi nel solo perimetro isolano.

Una posizione, questa, che Capelli sintetizza in modo efficace con uno slogan: “Vero che prima di tutto la Sardegna, ma ciò non significa che l’Italia debba essere ultima“. Un mesetto fa il parlamentare aveva pure annunciato la nascita di un gruppo unico in Consiglio, come primo obiettivo. Oggi dice: “Operativamente il gruppo esiste già. Per esempio sulla Finanziaria in discussione, l’unità di intenti è massima”. I tre partiti sommano otto consiglieri e con questi numeri sono destinati a diventare la seconda forza della maggioranza, dopo i 19 del Pd.

Sempre riferendosi al nuovo soggetto politico, Maninchedda, nel suo post, ha scritto ancora: “C’è chi teme come il fuoco l’ipotesi”, ma “è già realtà”. E ancora: si tratta di un’alleanza che “mantiene la sua identità, le sue ambizioni, i suoi scopi e le sue organizzazioni in Sardegna”.

Proprio nei giorni dell’ufficializzazione, Daniele Cocco, capogruppo di Sel in Consiglio regionale, aveva frenato sulla nuova federazione. Invece c’è addirittura un’accelerata. Capelli osserva: “Unirsi significa cedere ciascuno un pezzetto di sovranità. Per questo vanno messi da parte i personalismi”.

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

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