I giorni neri del presidente, la leadership di Solinas nel 2024 non è più certa

Alessandra Carta

Chi l’ha visto, racconta di un presidente scuro in volto. Sono giorni difficili per Christian Solinas che queste Politiche del 25 settembre non le dimenticherà: la debolezza di Lega e Psd’Az alle urne, malgrado l’enorme potere gestito in Regione dai due partiti, sta finendo per mettere in crisi la leadership del governatore.

Ieri, per la prima volta, gli alleati non si sono più detti certi a sostenere la candidatura bis di Solinas alle Regionali del 2024. La cartina di tornasole è l’Ansa, testata non ostile al governatore, eppure ieri ha sollevato dubbi sul fatto che il governatore possa correre di nuovo tra un anno e mezzo. Ci sono pezzi di centrodestra che stanno cominciando a prendere le distanze dal capo della Giunta.

Il tema di ieri a Palazzo era proprio questo: il 23 per cento abbondante raccolto alle urne dagli Fdi non varrà nel rimpasto della Giunta, come precisato dallo stesso Solinas. Ma i Fratelli d’Italia proveranno a imporsi in qualche modo potendo contare su un consenso elettorale sei volte superiore a quello di Lega e Psd’Az, l’alleanza che controlla la Regione attraverso sei assessorati.

In Sardegna si vota a febbraio del 2024 per decidere il governo dell’Isola. Vuol dire appena qualche mese prima rispetto alle Comunali a Cagliari. La chiave di volta dei nuovi equilibri nel centrodestra potrebbe essere proprio questa: il sindaco Paolo Truzzu dirottato in Regione come candidato presidente e Solinas messo nell’angolo.

Del resto i rapporti tra il governatore e il primo cittadino di Cagliari non sono ottimi. Truzzu sta pagando la guerra che il Psd’Az ha portato in Municipio e, come raccontato da Sardinia Post lo scorso 14 settembre, c’è la mano di Solinas dietro i ribelli in azione per far mancare il numero legale nell’Aula comunale. Un copione che si è ripetuto di nuovo anche ieri sera.

Non solo: l’isolamento che rischia Solinas potrebbe essere generato da Matteo Salvini stesso. Il capo della Lega, ridimensionato alle urne di domenica, sta pensando di concentrarsi nuovamente sul Nord e riprendere la vecchia narrazione della Padania. Ciò significa scaricare i governatori eletti al Sud, tra cui lo stesso Solinas. Anche perché per il Carroccio ormai butta male in Sardegna.

Tutto fa pensare che per il presidente della Regione non si prospettano mesi felici. A Solinas non porgeranno l’altra guancia nemmeno i centristi sardi, ovvero Udc e Sardegna 20Venti che alle Politiche del 25 settembre hanno corso con il cartello nazionale Noi Moderati e nell’Isola hanno raccolto il 2,12 alla Camera e l’1,56 al Senato, superando nettamente la media nazionale del partito, ferma rispettivamente allo 0,91 e allo 0,89. Significa che le forze di centro in Sardegna ancora un potere con cui Solinas non può non fare i conti.

Il quadro politico regionale è in pieno divenire: Solinas deve provare a riallineare il proprio gradimento interno al centrodestra cercando di sbagliare il meno possibile. La missione non è facile perché gli interessi in gioco sono enormi, al pari delle pressioni interne ed esterne.

Alessandra Carta

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