Polveriera Regione: Solinas e Lega valgono poco più dei Verdi ma hanno 6 assessorati

Alessandra Carta

Domani in Sardegna riprende l’attività politica: il presidente del Consiglio regionale, il leghista Michele Pais, ha convocato la conferenza dei capigruppo, ovvero i rappresentanti di tutti i partiti con i quali viene concordato il lavoro dell’Aula. L’appuntamento è fondamentale per capire che aria tira nella maggioranza sfilacciata, dove sono tutti galvanizzata tranne il governatore Christian Solinas e gli alleati della Lega insieme ai quali il Psd’Az ha fatto flop alle urne di domenica 25 settembre.

I numeri delle Politiche non sono insignificanti per capire gli equilibri che si andranno a delineare nelle settimane a venire, a cominciare dal rimpasto della Giunta che sarà solo un tassello del mosaico da ricostruire. Poi ci sono le legge da approvare, prima di tutto la Omnibus 2, la maxi variazione di bilancio dove non mancheranno i regalini agli amici. Tutti pezzi di uno scenario politico che rischiano di mandare in frantumi una coalizione che non gode di ottima salute.

A Palazzo, in queste ore, la prima osservazione è che Solinas ha rinunciato a commentare il voto. Malgrado il centrodestra abbia conquistato 10 seggi su 16 – qui tutti i nomi dei nuovi parlamentari – il governatore non ha potuto fare festa. Anzi. Il Psd’Az alleato col Carroccio ha chiuso al 6,28 alla Camera e al 6,95 al Senato, quasi dimezzando il dato rispetto a Cinque anni fa, quando la Lega, sebbene nell’Isola non andasse ancora di moda, chiuse al 10,79 su Montecitorio e all’11,59 su Palazzo Madama.

Per avere un ordine di grandezza rispetto all’attuale peso politico di Lega e Psd’Az, la trazione del governo regionale, basti pensare che i Verdi, non rappresentanti in alcuna assemblea pubblica nell’Isola, hanno chiuso alla Camera al 5,22 e al Senato al 4,24.

Di fatto Solinas e i leghisti pesano oggi poco più del 6 per cento e hanno la presidenza della Regione e del Consiglio più sei assessorati su 12: Sanità (Mario Nieddu, Lega), al Personale (Valeria Satta, Lega), Urbanistica ed Enti locali (Quirico Sanna, Psd’Az), Turismo (Gianni Chessa, Psd’Az), Agricoltura (Gabriella Murgia, Psd’Az) e Trasporti (ex Lega con Giorgio Todde e di cui Solinas ha l’interim).

Dalla sproporzione tra potere e consenso raccolto si capisce perché il governo della Sardegna si è convertito col voto di domenica in una polveriera. Non che si rischi la fine anticipata della legislatura. Anzi: proprio per via dei numeri in cui si trovano Lega e Psd’Az, ai due partiti non conviene tornare alle urne per le Regionali. Ma questo disequilibrio politico non può che aprire la strada a nuove risse tra partiti.

Alessandra Carta

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