Grandi elettori, Pigliaru e Ganau vanno a Roma. Flop della fronda anti-Pd

Consuetudine rispettato malgrado la guerra interna nel centrosinistra: il governatore e il presidente dell’Aula sono i grandi elettori della maggioranza.

Francesco Pigliaru e Gianfranco Ganau sono salvi: in quota centrosinistra saranno loro i grandi elettori del prossimo Capo dello Stato, a cui va aggiunto, per la minoranza, il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis. Così ha deciso il Consiglio regionale al termine di un pomeriggio frizzante, specie dietro le quinte, dove le due coalizioni hanno trattato per salvaguardare la consuetudine, cioè mandare a Roma le due più alte cariche della Regione, mentre la rappresentanza dell’opposizione è garantita dall’articolo 83 della Costituzione.

Politicamente, il voto ha fatto segnare il flop della fronda anti-Pd interna alla maggioranza formata da otto consiglieri, con i quattro di Sel, più i due del Pds (Partito dei Sardi) e altrettanti del Cd (Centro Democratico). Loro hanno scelto il sindaco di Torpè, Antonella Dalu, che ha preso però sette preferenze, perché in una scheda qualcuno ha sbagliato il cognome e scritto Ladu. Per i dissidenti la fascia tricolore del Nuorese avrebbe rappresentato il sovranismo della coalizione, come nella rivendicazione che durava da una settimana. Certo è che il centrosinistra non può dirsi in pace.

Pigliaru ha raccolto 28 voti, Ganau 38 e Pittalis 25. In Aula erano presenti in 58 su 60, viste le assenze dei due democratici Lorenzo Cozzolino e Giuseppe Meloni. I votanti sono stati però 57, perché l’indipendentista di iRs, Gavino Sale, “pur riconoscendo la procedura istituzionale”, si è astenuto. E al netto di Sale, i due schieramenti erano così divisi: 33 consiglieri di centrosinistra e 24 di opposizione. Ogni onorevole ha potuto esprimere due preferenze.

Nel mezzo il vertice del centrosinistra, convocato alle 15, cioè un’ora prima che in Aula cominciasse la seduta. I frondisti erano decisi a togliere votare solo per Pigliaru-Dalu, ma il governatore ha chiesto e ottenuto che la metà delle otto preferenze andasse a Ganau-Dalu. Così, prima di entrare in Aula, il presidente della Regione sapeva già che avrebbe preso 29 voti (su 33). Ma poi è sceso ulteriormente di uno, a quota 28, perdendone in totale 5 sul totale dei presenti. Di questi 5, 4 sono appunto l’esatta metà degli otto frondisti che hanno scelto Ganau-Dalu. La quinta preferenza tolta al governatore, l’unica non prevista, è andata invece a Pittalis che, infatti, ne ha presi 25, uno in più dei consiglieri di opposizione. Tuttavia, non è trapelata nemmeno un’indiscrezione sul possibile nono dissidente della maggioranza. Nel dettaglio, Pigliaru è stato votato 24 volte in abbinata con Ganau. In tre schede lo hanno abbinato alla Dalu e in una al cognome errato Ladu.

Quanto al presidente del Consiglio, oltre alle 24 preferenze Pigliaru-Ganau (ma in alcune schede, come nel metodo democristiano, è stato scritto Ganau-Pigliaru), il Capo dell’Aula ne ha prese 1o in abbinata con Pittalis. Ganau è stato votato quattro volte insieme alla Dalu, ciò che vale l’altra metà dei frondisti anti-Pd.

Questi i consiglieri di maggioranza saliti sull’Aventino e sconfitti con la votazione in Aula: per Sel Francesco Agus, Daniele Cocco, Eugenio Lai e Luca Pizzuto. Del Centro Democratico ecco Anna Maria Busia e Roberto Desini, mentre per il Partito dei Sardi hanno provato a rompere la consuetudine Augusto Cherchi e Piermario Manca. Loro hanno scelto salomonicamente di togliere quattro voti a Pigliaru e altrettanti a Ganau.

Rispetto ai 28 voti raccolti, il governatore ha detto: “A noi risulta che alla maggioranza ne sia mancato solo 1 (cioè quello andato a Pittalis). Una parte della coalizione, pur nella diversità di vedute, ha comunque garantito il sosteno alla coalizione. Alla fine – ha aggiunto il presidente – ha prevalso il buonsenso, con il presidente della Giunta e quello del Consiglio che vanno a rappresentare la Sardegna a Roma per l’elezione del Capo dello Stato”. Pigliaru non ha nascosto quanto il centrosinistra “sia composito e si tratta di diversità che emergono soprattutto nei rapporti tra Stato e Regione”.

Ganau ha letto così lo strappo in maggioranza, non ricucio nemmeno col vertice di coalizione convocato alle 15, cioè un’ora prima che cominciasse la seduta del Consiglio. “Sono normali rivendicazioni – è stata la prima sottolineatura -, certamente legittime e gestite nello spazio della democrazia con l’Aula sovrana nelle scelte”. Guardando ai voti presi in abbinata con Pittalis, Ganau ha sottolineato: “Anche Claudia Lombardo nel 2013 e Giacomo Spissu nel 2006 venne scelti come grandi elettori anche coi i voti dell’allora opposizione di centrosinistra, il Presidente del Consiglio è sempre una figura super partes che unisce”. Ganau ha poi aperto alla collaborazione della minoranza nel governo della Regione: “Stiamo vivendo un’epoca difficile, sui grandi temi dobbiamo trovare la massima coesione possibile tra schieramenti”.

Pittalis incassa la nomina come grande elettore per la seconda volta, dopo il battesimo nel ’99 (qui l’elenco completo di tutti i nominati dal ’55 a oggi). Il capogruppo di Forza Italia ha detto: “Spiace che la maggioranza abbiamo mostrato la sua divisione proprio su una scelta così importante come i rappresentanti della Sardegna nell’elezione del Capo dello Stato”. Rispetto ai 25 voti presi da Pittalis, su 15 schede il suo nome è comparso da solo. Nelle altre 10 era abbinato a quello di Ganau.

Fuori dall’Aula, la fronda anti-Pd è stata guidata dal deputato Roberto Capelli, leader sardo del Cd, più i parlamentari vendoliani Michele Piras e Luciano Uras. In tarda serata la nota dei frondisti: “Nella maggioranza – si legge in una nota congiunta – non ci sono spaccature. I consiglieri di Sel, Pds e Cd hanno risposto positivamente alla richiesta del presidente Pigliaru di esprimere un voto politico unitario nel centrosinistra. Infatti, i gruppi, nella loro autonomia, hanno votato compattamente il nome di una donna, amministratrice locale del centrosinistra di un paese gravemente colpito dall’alluvione. Ogni gruppo ha garantito il voto e sostegno al Capo della Giunta e a quello dell’Assemblea. Con il loro voto, Sel, Pds e Cd insieme a tutta la maggioranza di centrosinistra hanno voluto manifestare l’idea di un Consiglio regionale aperto alla società civile, alle donne e alle energie positive della Sardegna”.

A prendere posizione anche il capogruppo dei Riformatori, Attilio Dedoni. “È  rassicurante apprendere che il centrosinistra sia una grande famiglia in cui regna l’armonia, come in tanti si stanno affrettando a dire dopo il voto di oggi in Aula. La consueta distribuzione di poltrone sotto Natale – è il riferimento alle Asl – ci aveva mostrato un quadretto idilliaco, sebbene ci sia stato bisogno dell’intervento della Befana per placare qualche piccolo malumore, evidentemente passeggero, consegnando solo ieri l’ultimo seggiolino, quello dell’ospedale Brotzu. La nomina dei grandi elettori conferma che non c’è nulla di cui preoccuparsi, che tutto va bene, che la maggioranza è più unita che mai. “Ora ci aspettiamo che il centrosinistra mostri la stessa granitica coesione nell’approvare, nei prossimi mesi, quei provvedimenti attesi per uscire dalla crisi. Se ci riuscirà, saremo pronti, al di là delle differenze di schieramento, a rivolgere alla maggioranza il nostro applauso”.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

 

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