Fase 2, negli scali sardi non c’è spazio: per i turisti niente test rapidi all’arrivo

Sfuma il mantra di Christian Solinas sui test rapidi negli aeroporti, con l’obiettivo di controllare i turisti in arrivo. È questa la prima novità che emerge dalla videoconferenza tra Regione e società di gestione degli scali sardi. Un’ora di confronto e una certezza: Sogaer di Cagliari, Geasar di Olbia e Sogeaal di Alghero hanno convinto la Giunta sarda che la strategia del test su ogni singolo passegger è impraticabile. Per ragioni logistiche. Solinas, che ha rappresentato l’Esecutivo insieme all’assessore al Turismo, Gianni Chessa, ha assicurato dal canto suo di lavorare da subito a una soluzione alternativa. L’ipotesi più probabile è fare in modo che i turisti arrivino nell’Isola con un esame già in tasca. Ma bisogna capire quale strada va percorsa.

Dunque gli aeroporti sardi non avranno uno spazio per fare gli accertamenti anti-Covid. E questo perché in nessuno dei tre scali isolani si può ricavare un’area apposita. Manca fisacamente la disponibilità di una superficie, hanno spiegato a Solinas e a Chessa dalle società di gestione. Sarebbero 3.100 metri quadrati nell’aeroporto del capoluogo, 4.400 in quello della Gallura e 2.400 nella città catalana, come riferito ieri a L’Unione Sarda dai rispettivi manager, Renato Branca, Silvio Pippobello e Alberto Perini.

Stando a quanto filtra dalla videoconferenza, Regione e manager non si sono affatto scornati su questo punto. Anzi. Solinas ha abbandonato la propria linea davanti alle spiegazioni degli amministratori delegati, uniti come mai lo sono stati nel difendere la ricerca di una strategia alternativa ai test rapidi agli arrivi. Anche perché l’organizzazione di ogni eventuale spazio anti-Covid sarebbe comunque un costo che su qualcuno deve ricadere. E non è il momento per aggiungere spese nei bilanci di nessuno, Regione compresa.

Ecco allora l’idea che siano i turisti a dimostrare di non essere infetti. Ma perché ciò accada, serve che tutti gli aeroporti italiani adottino uno stesso metodo. Significa, ad esempio, fare pressing sulla ministra ai Trasporti, Paola De Micheli, perché nel decreto atteso in queste ore sulle nuove regole per la mobilità, venga definitivo anche un protocollo sugli spostamenti in sicurezza. Viaggi tra regioni che dovrebbe essere possibili a partire dal 3 giugno, ha deciso il Consiglio dei ministri oggi, deliberando nuove disposizioni che adesso devono essere convertite in norme dai dicasteri competenti o dalle stesse Giunte locali.

Nella trattativa con i manager delle società di gestione, Solinas non può perdere di vista una priorità: le preoccupazioni già espresse dal Comitato scientifico che in Sardegna affianca Solinas. Il 29 aprile scorso, durante un seminario online, il virologo Stefano Vella, una dei cinque componenti del team di esperti, si era detto “preoccupato” davanti all’ipotesi dei turisti in arrivo. Ma se adesso la Regione non garantisce nemmeno i test rapidi, rischia di saltare un tassello del cordone sanitario (sebbene ancora tutto da definire). Del resto, sacrificare la salute pubblica sull’altare della stagione turistica a tutti i costi, non troverà d’accordo il Comitato.

Le prossime ore saranno decisive per capire come organizzare il sistema. Anche perché l’obbligo di arrivare in Sardegna col test anti-Covid già fatto, va eventualmente esteso pure ai turisti non italiani. Diversamente, a partire dal 25 giugno, quando dovrebbero riprendere i collegamenti internazioni con la Sardegna, si finirà per esporre l’Isola a un rischio contagi dagli esiti impreveddibili. C’è poi un’altra questione: si tratterà di decidere a chi spetterà, una volta arrivati a destinazione, la verifica sul fatto che il test sia stato davvero eseguito. Non solo: nel caso in cui un turista lo paghi di tasca propria e lo faccia in casa, a chi toccherà certificare la corretta procedura? Anche su questo serve una risposta.

Da qui a domenica sera, il presidente Solinas deve emettere una nuova ordinanza, per fissare le regole in vigore da lunedì 18, a cominciare dall’obbligo di autocertificazione che decade. Ma prima serve che Roma definisca i paletti entro cui le Regioni si devono muovere. (al. car.)

[Foto d’archivio]

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