Covid-19, infetti record negli ospedali: la Regione ha tagliato sulla sicurezza

Col passare delle ore, adesso che i contagi record negli ospedali sono ufficialmente il vero dramma dell’epidemia di coronavirus in Sardegna, spuntano errori e omissioni da parte della Regione. Una somma di manchevolezze che ha esposto medici, infermieri e operatori socio-sanitari alla malattia, con tutto ciò che ne consegue in termine di diffusione della malattia soprattutto tra le persone più vicine. Sardinia Post ha certificato ieri che i malati tra i dipendenti ospedalieri erano circa 50 per cento su 206, contro una media nazionale dell’8,3. Ora il nostro giornale è in attesa di sapere dall’Ufficio stampa della Regione come si è modificato il dato con gli 87 nuovi casi di coronavirus accertati nell’ultimo aggiornamento serale, sempre di ieri: un nuovo dato che ha portato a 293 il totale dei contagi e potrebbe aver aumentato ancora di più la percentuale di infetti tra il personale sanitario.

Il primo documento che sorprende è l’allegato alla delibera 13/24, pubblicata sul sito della Regione alle 12 di ieri, 20 marzo, eppure approvata il 17. L’atto, che prova le contraddizioni dell’assessore Mario Nieddu, contiene tutte le norme che il personale sanitario ha l’obbligo di seguire nei diversi spazi degli ospedali e a seconda del paziente che si ha di fronte. Ovvero una persona con i sintomi del coronavirus o meno. Il testo risulta copiato dalle disposizioni dell’Istituto superiore della sanità (Iss), come è giusto che sia, visto che si tratta del massimo organo nazionale in materia di salute. Ma la Regione ha tolto dal proprio allegato le parti più restrittrive.

Nel testo della Giunta di Christian Solinas non c’è l’obbligo della “vetrata interfono citofono” nella zona del triage, dove ai pazienti viene affidati un codice in base alla gravità. Per facilitare la comparazione, mettiamo a disposizione dei lettori entrambe le versioni: qui il testo dell’Istituto superiore di sanità; qui la delibera della Regione. Sempre per il triage, nel documento sardo, pagina 4/9, manca pure la misura alternativa alla vetrata, ovvero il “mantenere una distanza dal paziente di almeno un metro (dal paziente)” e “se possibile o indossare la mascherina chirurgica”, come scritto a pagina 7 nel file dell’Iss.

Misure restrittive tolte anche per gli ambulatori: l’Iss ha previsto, a pagina 8, nel caso di esami a pazienti senza sintomi, “i dispositivi di protezione individuale per l’ordinario svolgimento della propria mansione con maggiore rischio”. Ma la Regione non ha inserito il “maggiore rischio” nella propria delibera (pagina 5/9). Dal testo sardo del 17 marzo sono stralciate del tutto le regole da seguire nelle aree amministrative. Anche sulle sale d’attesa le due versioni differiscono: l’Iss ha previsto la distanza di almeno un metro dai pazienti con sintomi respiratori (pagina 8); una disposizione, questa, che non figura nell’atto della Regione (pagina 6/9).

Ma più di tutto l’elemento omesso è stata la mancata applicazione del principio precauzionale. Si tratta di un postulato chiave per la garanzia della sicurezza nei luoghi di lavoro, come richiamato in questi giorni dall’avvocato del foro di Cagliari, Giacomo Doglio, esperto diritto sanitario del lavoro e consulente di sindacati dei medici e del personale sanitario. “In materia di sicurezza – osserva – si applica il principio precauzionale, anche quando non si hanno certezze. La tutela dell’integrità fisica del lavoratore (articolo 32 della Costituzione e articolo 2087 del Codice civile) non tollera infatti alcun tipo di condizionamento, tantomeno di natura economica. Quindi di fronte all’evidenza che qualsiasi paziente che accede ad una struttura ospedaliera possa essere “sospetto” di affezione dal virus, tutto il personale deve disporre dei necessari presidi di sicurezza, che non esauriscono affatto le misure necessarie da adottare perché altrettanto importanti sono quelle di natura organizzativa. Alo stesso modo i tamponi devono essere estesi a tutti, operatori e pazienti”.

In virtù del principio precauzionale, per ridurre al minimo il rischio dei contagi, le Assl della Sardegna avrebbero dovuto assicurare al personale ospedaliero i dispositivi di protezione individuale, a maggior ragione perché il coronavirus è una nuova malattia. E ugualmente la Regione avrebbe dovuto accertare, viste le funzioni di raccordo nell’emergenza, che tutto fosse in regola. Un punto, questo, su cui i sindacati dei medici hanno deciso di dare battaglia proprio in queste ore.

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

[Nella foto l’assessorato regionale alla Sanità]

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