Gli usi civici bloccano i fanghi rossi di Eurallumina: “L’iter è illegittimo”

Sono solo poche righe, ma l’effetto della comunicazione che il direttore dell’agenzia regionale Argea del Servizio Sulcis Camillo Gaspardini invia il 29 maggio scorso alla Regione e al Comune di Portoscuso, è dirompente. Perché di fatto blocca qualsiasi velleità dell’Eurallumina sull’ampliamento del bacino dei fanghi rossi, nell’area industriale di Portovesme. Gli scarti di lavorazione già stoccati oggi si innalzano verso il cielo per 10 metri: secondo il progetto, così come è stato presentato in Conferenza di servizi, si dovrebbe arrivare a 42. Il fatto è che una porzione del bacino – e parte della stessa area industriale – è gravata da usi civici. Sulla carta: pascolativo e legnatico a beneficio della popolazione. Poi negli ultimi decenni le cose sono andate diversamente, con l’arrivo di decine di impianti industriali, Eurallumina compresa. Lo status di uso civico però è sempre in vigore e la sclassificazione, inserita dalla giunta regionale nella legge 5 del 2016, è stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta l’11 maggio scorso.

“L’istruttoria è illegittima”

“Pertanto – scrive Gaspardini (leggi) – l’istruttoria effettuata da questo ufficio, con determinazione dirigenziale n. 403 del 2 febbraio 2017, non può avere seguito in quanto illegittima”. Si tratta dell’iter avviato sei mesi fa appunto per la sclassificazione degli usi civici che insistono nel bacino dei fanghi rossi, passaggio fondamentale per l’approvazione definitiva del progetto di ampliamento proposto da Eurallumina.

“E ora?”

La comunicazione di Gaspardini – e soprattutto il pronunciamento della Consulta – spiazzano la Regione. Una settimana dopo la missiva del dirigente di Argea, il 7 giugno è il direttore del Servizio valutazioni ambientali della Regione, Giovanni Biggio, a prendere carta e penna (leggi). La lista dei destinatari è lunga e, ad oggi, non risultano ulteriori comunicazioni. Preso atto dell’illegittimità della procedura di sclassificazione, spiega Biggio che “la presenza del vincolo degli usi civici, bene paesaggistico” ai sensi del Codice Urbani e del Piano paesaggistico regionale, “rappresenta un fattore ostativo alla realizzazione dell’intervento (l’ampliamento del bacino dei fanghi rossi, ndr)”, in virtù sia di quanto previsto dal vigente Ppr, che dal Piano regionale di gestione dei rifiuti sull’ubicazione degli impianti di smaltimento”. Significa che nell’area in questione, stanti le norme vigenti, non si può ampliare né realizzare alcunché. E va inoltre segnalato, a onor di cronaca, che una parte dell’area è stata messa sotto sequestro su richiesta del Pm della Procura di Cagliari Marco Cocco, che indaga per disastro ambientale.

“Fatemi sapere”. E arriva la legge

Per uscire dall’impasse, Biggio si rivolge in primis all’assessorato regionale all’Urbanistica. Chiede di essere informato su eventuali “atti/provvedimenti intrapresi o da intraprendersi, che possano consentire di superare il fattore ostativo sopra evidenziato”. Il chiaro riferimento è ad una nuova legge regionale che permetta di metter mano, nuovamente, alla sclassificazione degli usi civici. Sempre che non venga impugnata. E in effetti qualcosa si è mosso quando il 6 luglio scorso nel Bollettino ufficiale della Regione è stata pubblicata la legge 11, ‘Disposizioni urgenti in materia di urbanistica e edilizia’. I cinque articoli del Capo V apportano sostanziali modifiche alla legge regionale 12 del 1994: è il regolamento di gestione dei terreni civici.

Pablo Sole

sole@sardiniapost.it

 

 

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