Usi civici, la Consulta boccia la Regione: “Norme incostituzionali”

Le norme sugli usi civici contenuti nella legge di bilancio della Regione sono incostituzionali. Lo ha sancito una sentenza della Corte costituzionale (leggi), pronunciata a seguito di un ricorso proposto dal Consiglio dei ministri. “Le norme regionali impugnate – spiegano i giudici – producono l’effetto di sottrarre al patrimonio collettivo vasti appezzamenti di territorio”. Come ricordato in una nota del Gruppo di intervento giuridico, “si tratta di aree tutelate ex lege con il vincolo paesaggistico in base a competenza primaria statale, per cui ‘le disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio – questo un passaggio della sentenza – si impongono al rispetto del legislatore della Regione autonoma Sardegna, anche in considerazione della loro natura di norme di grande riforma economico-sociale e dei limiti posti dallo stesso statuto sardo alla potestà legislativa regionale'”.

Ricorda la Consulta che “la sclassificazione non può servire a sanare indiscriminatamente occupazioni abusive” e “le norme impugnate sono altresì lesive del principio di leale collaborazione perché sottraggono preventivamente una parte del patrimonio che dovrebbe essere sottoposto alla copianificazione tra Stato e Regione”.

“Le norme regionali dichiarate incostituzionali individuano, in sostanza, ‘fattispecie che potrebbero essere riconducibili ad ipotesi di condono di diversa natura e di differenziati presupposti’ – scrive Stefano Deliperi del GrIG -. Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, che aveva segnalato al governo nazionale le disposizioni illegittime con istanza del 18 aprile 2016 a cui era seguito il ricorso governativo (delibera del 10 giugno 2016), esprime forte soddisfazione per la sentenza della Corte costituzionale e le sue nette e chiare motivazioni. Come è stato possibile ribadire recentemente al Presidente della Regione Francesco Pigliaru e ai suoi collaboratori nel corso di un recente incontro tenutosi per affrontare le tematiche inerenti la gestione dei demani civici e dei diritti di uso civico in Sardegna, il GrIG è disponibile a collaborazione nel rispetto dei reciproci ruoli, ma non cede di un millimetro riguardo alla legalità e alla corretta gestione di diritti collettivi e di un patrimonio che interessa 4-500 mila ettari e quasi tutti i territori comunali dell’Isola. Oggi, con l’ennesima sentenza della Corte costituzionale, non si può più bluffare, magari con l’ennesima leggina”.

Nei mesi scorsi il Grig aveva anche avviato una raccolta firme contro gli usi civici raccogliendone 1.147.

 

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