Galsi addio. Ma la metanizzazione va avanti con 660 milioni

La Sardegna dice addio al Galsi, il metanodotto italo-algerino di cui la Regione era azionista attraverso la Sfirs. La giunta Pigliaru ha votato l’uscita dalla spa.

La Sardegna dice addio al Galsi, il metanodotto italo-algerino per la cui costruzione nel 2003 era stata fondata un’omonima spa, dove la Regione era uno dei cinque azionisti. Con l’11,6 per cento di quote. Le aveva acquistate la Sfirs, la finanziaria pubblica dell’Isola. Oggi, la giunta di Francesco Pigliaru ha votato l’uscita dalla società, “perché l’investimento è bloccato, invece noi vogliamo andare avanti con la metanizzazione. Per questo affideremo a un advisor internazionale l’incarico di studiare le alternative al tubo sottomarino e da subito rimettiamo a correre quei 660 milioni stanziati anni fa per realizzare o completare le reti del gas”, dice il governatore.

La delibera approvata oggi dall’Esecutivo chiude un percorso cominciato proprio dalla Sfirs il 16 dicembre 2013, quando il Cda presieduto da Tonino Tilocca (scelto dal centrodestra di Ugo Cappellacci) aveva firmato un primo documento “per procedere all’uscita dalla Galsi”, un documento che era stato poi ratificato dall’Autorità di controllo della stessa Sfirs. “Mancava solo l’atto politico – spiega l’assessore alla Programmazione Raffaele Paci -, e stamattina lo abbiamo votato in Giunta”. Insomma, l’addio al progetto italo-algerino diventa una mossa bipartisan sulla quale la Regione ha fatto chiarezza nel corso di una conferenza stampa convocata questo pomeriggio nel palazzo di viale Trento.

“Grazie a una clausola molto vantaggiosa prevista nel contratto – spiega Paci – riusciamo a recuperare quasi tutti gli 11 milioni e 650mila euro spesi nel 2003 per comprare l’11,6 per cento di azioni. I soldi, al netto di un massimo di 300mila euro, ci verranno restituiti dagli altri soci che hanno l’obbligo di riacquistare le nostre quote”. Questo perché la Regione sta decidendo l’uscita dalla spa prima che arrivi la cosiddetta Fid. L’acronimo è inglese e sta per ‘Decisione finale di investimento’. In buona sostanza è la luce verde ai lavori, ma la Sonatrach, la compagnia di Stato algerina che è il socio di maggioranza, non dà l’ok al metanodotto perché in Italia mancano ancora alcune autorizzazioni.

Da qui il ragionamento della Giunta sarda. “Non aveva senso – dice ancora Paci – attendere il sogno della metanizzazione stando dietro la chimera di un progetto (da tre miliardi di euro) che si è arenato. Invece la Sardegna ha bisogno del gas e in questa direzione ci stiamo muovendo. Per lunedì 19 maggio è già convocato un tavolo a Roma col sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincentis. Come tutti gli altri italiani – continua l’assessore – i sardi pagano in bolletta i costi di manutenzione delle reti per il metano. Ma da noi mancano quasi del tutto. Chiederemo quindi le risorse che ci spettano per metterci al passo con il resto del Paese”.

Per realizzare le condotte sono pronti 660 milioni. Di cui “440 di fondi privati e 220 di soldi pubblici”, dice l’assessore all’Industria, Maria Grazia Piras, che annuncia “l’immediato sblocco dei finanziamenti”. I denari sono stanziati da anni “e rientrano nelle opere infrastrutturali del Galsi, interventi che hanno portato a dividere la Sardegna in 37 bacini di gassificazione. Ognuno avrà la cosiddetta circolare da collegare alla dorsale, cioè alla rete centrale del gas, e poi si dirameranno le condotte comunali”.

L’appuntamento di Roma servirà anche “per fare il punto sullo stato dei lavori nei 37 bacini, visto che al momento la dorsale, a differenze delle circolari e delle reti comunali, non è stata ancora progettata – chiarisce Paci -. Magari di questo potrà occuparsi il Governo con risorse statali”. Dalla Regione hanno spiegato infine il ruolo dell’advisor internazionale, a cui verrà chiesto un pacchetto di opzioni alternative al gasdotto sottomarino. “Una delle ragioni che ci hanno spinto a lasciaee Galsi – chiude l’assessore alla Programmazione – è proprio l’avanzamento della tecnologia. Oggi esistono metodi all’avanguardia, come l’acquisto di metano compresso, a costi molto bassi. Galsi aveva anche lo svantaggio che la Sardegna si sarebbe dovuta accollare una quota forfettaria di materia prima, facendolo in base a teoriche previsioni e a prescindere dai consumi reali (contratti take or pay, cioè prendi o paghi). C’è invece la possibilità di fare acquisti spot, per periodi brevi. Pensiamo per esempio al gas americano (shale gas), una novità del settore”.

In attesa che l’advisor indichi la strada alla Giunta, la Piras fa sapere che “la metanizzazione, una priorità di questa amministrazione, sarà inserita nel Piano energetico regionale. E’ all’ordine del giorno del mio assessorato. Appena la bozza definitiva sarà completa, apriremo le consultazioni con le parti sociali e con tutti i portatori di interesse”.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

 

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