Fase 2, Federalberghi incalza Solinas: “Faccia chiarezza sui test anti-Covid”

“La Regione, in questo momento, ha una priorità: comunicare in maniera corretta. Non possiamo permetterci di perdere altre prenotazioni”. Paolo Manca è il presidente di Federalberghi Sardegna. Una galassia da novecentoventi strutture ricettive. Un pezzo di economia quantificata in “un miliardo di euro, il quattro per cento del Pil”. Sono 110mila posti letto. “Che rischiano di restare congelati in assenza di una strategia chiara e precisa su cosa si debba fare quest’anno per trascorrere le vacanze nell’Isola”. Un compito, questo, che spetta alla politica. Finora non all’altezza del ruolo.

Presidente, a mezzanotte e 59 minuti di lunedì 18 maggio il presidente Solinas ha fatto inviare l’ordinanza 23, quella che solo in Sardegna, per due giorni, è diventata la farsa del bagno al mare sì-o-no. Oltre Tirreno è andata molto peggio. Non ci hanno più capito nulla e sono partite le disdette delle prenotazioni.

Il grosso delle cancellazioni è avvenuto i primi tre giorni della settimana, dalla mattina di lunedì 18 a mercoledì 20. Oggi il flusso è rallentato. Ma per contro sono aumentate in in maniera esponenziale le chiamate e le richieste di chiarimenti. È come se fossimo tornati indietro di una settimana, quando non si conoscevano nemmeno le date delle riaperture. Siamo di nuova nella fase dei dubbi. I potenziali clienti vogliamo sapere cosa devono fare per venire in Sardegna.

Il pasticcio è tutto di Solinas e della Giunta, nessun dubbio.

Noi comprendiamo che la situazione è eccezionale. Che la salute dei cittadini viene prima di ogni cosa. Perché riguarda tutti. Però è dovere di un’istituzione comunicare in maniera corretta. Per alcuni giorni la Sardegna è letteralmente uscita dal mercato delle vacanze. I turisti hanno smesso di ‘comprare’ la nostra Isola. D’ora in avanti in modo preciso e sereno bisogna fornire le disposizioni che si vogliano attuare per garantire vacanze sicure.

Passaporto sanitario sì o no?

Non vogliamo nemmeno sentire il termine. Non abbiamo una frontiera, tale da giustificare il passaporto sanitario. Noi vogliamo solo capire quali sono i controlli che il turistita deve fare. In modo da poter trasferire le informazioni a chi sceglierà ancora la Sardegna. Allo stesso modo non è corretto usare il termine Covid free. Non ci piace.

Perché?

Quando noi albergatori facciamo una promessa, la manteniamo. Siamo abituati a raccontare in maniera molto precisa tutto quello che facciamo. Dire che siamo l’Isola Covid free non corrisponde al vero. Il virus continua a circolare. Non abbiamo ancora né casi zero né contagi zero.

Vi disturba il populismo della Giunta?

Compendiamo che la politica lavora su altre dinamiche rispetto alle nostre. Ci preoccupa, invece, quando non otteniamo risposte.

È quello che sta succedendo adesso?

Ribadisco solo che il mercato turistico attende di conoscere le disposizioni per poter viaggiare. Sappiamo che oggi nella conferenza Stato-Regioni si potrebbe parlare di liberalizzare i test anti-Covid. Se una Regione, a cui giustamente spettano margini di discrezionalità nelle scelte, vuole chiedere una certificazione che comprovi l’avvenuto esame, deve mettere i cittadini nelle condizioni di sottoporsi al quel controllo. Basta con le comunicazioni errate dei giorni scorsi. La quarantena è un’altra parola incompatibile con la stagione turistica.

Oggi col presidente Solinas avete parlato?

Con lui direttamente no. Stiamo aspettando l’ok per un nuovo confronto. Abbiamo però interloquito con la vicepresidente Zedda e gli assessori Chessa, Fasolino e Sanna.

Cosa dicono?

Tutti concordano sul fatto che vi sia necessità di fare una comunicazione corretta e il più precisa possibile. In questi giorni anche sui social si è innescata una batteria di commenti che hanno daneggiato il turismo della Sardegna.

Fa specie che Sanna abbia parlato di comunicazione corretta. L’altro giorno, sul divieto dei bagni al mare, ha mentito, scaricando le colpe sul Governo.

L’assessore Sanna, nello specifico, si è detto disponibile al confronto. Il tema, comunque, resta uno: un conto è parlare dei massimo dei controlli ipotizzabili; altra cosa, l’unica che deve interessare, è informare sui controlli realizzabili.

La vostra proposta qual è?

Noi crediamo che il danno più grande sia non riaprire la Sardegna.

Il comparto alberghiero quanto vale?

Un miliardo di euro, il quattro per cento del Pil. Con ristoranti, campeggi e b&b arriviamo all’otto. L’intera filiera turistica, includendo i servizi come le attività stagionali, vale il 14 per cento del Prodotto interno lordo.

I posti letto come sono divisi?

Oltre ai 110mila dei 920 alberghi, ci sono i 95mila dei 95 campeggi. Altri 65mila posti letto sono l’offerta di bed and breakfast e case vacanze. Ci sono anche 60mila posti letto del sommerso, del mercato abusivo.

Gli occupati quanti sono?

Ai 10-15mila annuali, vanno aggiunti gli stagionali. Che nel terziario sardo sono 100mila, di cui 80mila nel segmento turistico.

Finora quanti mancati contratti in seguito all’emergenza Covid-19?

Il primo giugno quegli 80mila occupati sarebbero stati tutti assunti. Adesso al lavoro sono tornati solo i manutentori e qualche operatore del servizio prenotazioni per fare le cancellazioni. Parliamo dell’1 per cento.

Al momento che certezze ci sono?

Il 3 giugno ripartono i voli in continuità territoriale; il 15 quelli nazionali; il 25 gli internazionali. Queste date ce le ha comunicate il presidente Solinas il 13 maggio. Pochi giorni dopo, appena abbiamo rigirato le informazioni ai mercati, erano cominciate ad arrivare di nuovo le prenotazioni.

Un ordine di grandezza?

Di norma in questo periodo dell’anno abbiamo già il 60 per cento dei posti letto occupati. Prima che venisse diffusa l’ordinanza 13 eravamo al 20 per cento. Adesso siamo scesi al 17-18. Abbiamo perso circa due-tre punti.

In soldoni?

Milioni di euro. Le cancellazioni fatte tra lunedì’ 18 e mercoledì 20 hanno superato le disdette che ci sono arrivate tra febbraio e il 17 maggio. I clienti che avevano prenotato per una settimana, hanno rinunciato dopo aver letto che ci sarebbe stata una quarantena obbligatoria di quindici giorni.

Lo sa che le ordinanze arrivano senza uno straccio di comunicata stampa?

Sappiamo che la comunicazione non è stata gestita in maniera ottimanle. E questo avrebbe evitato il calvario che abbiamo dovuto sopportare nei giorni scorsi.

A voi importa se un turista avrà l’obbligo di fare il test?

A noi importa che, eventualmente, ci sia la possibilità di farlo. Perché oggi solo dietro prescrizione medica si viene sottoposti all’esame. La nostra grande preoccupazione che il test sia fattibile. Se questo probolema viene risolto, per noi va benissimo. Non vogliamo nemmeno entrare nel ragionamento sanitario e arrivare al perché del test. Capiamo che la tutela della salute sia un bene collettivo da salvaguardare. Bisognerà però spiegare se col test saranno azzerate le possibilità di contagio, oppure si ridurrà semplicemente il rischio. Bisognerà spiegare se con la certificazione cambierà o no il grado di libertà.

Tema chiave, questo. Il test, lo si può dire da subito, non sostituirà né l’uso delle mascherine né l’obbligo del distanziamento sociale, non fosse altro che il virus si può contrarre in qualunque momento.

Il test è uno strumento di verifica, non la soluzione. Di certo, gli alberghi sono al momento i luoghi più sicuri dove trascorrere una vacanza. I sistemi di pulizia e sanificazione, sia delle stanze che degli spazi comuni, sono già la regola. Li potenzieremo ancora di più. Ma offrono un alto grado di sicurezza. Il problema della politica non siamo  noi,  che pure ne paghiamo il prezzo.

Qual è il problema della politica?

Garantire la salvaguardia della salute in tutte quelle situazioni in cui non si ha capacità di controllo. Per questo è necessario che si parli di Sardegna come di una regione a bassa possibilità di contagio, ma non Covid free. Nessuna nostra struttura userà questo termine nella stagione turistica 2020.

Il presidente Solinas dovrebbe anche dire che in Sardegna ci sono solo 180 posti letto in terapia intensiva.

La politica ha commesso pure un altro errore nel comunicare: quando in Sardegna c’è il pienone, i turisti, tutti insieme, non superano mai il mezzo milione. Invece sembra che qua stiamo aspettando l’arrivo di due milioni di vacanzieri, nello stesso momento. Per noi sarà un grande successo se in una stagione difficile come questa, arriveremo a ospitare insieme tra i 180mila e i 200mila turisti. I numeri dell’anno scorso sono irraggiungibili: tre milioni e 600mila arrivi, pari a 15 milioni di presenze. Quest’anno speriamo di toccare il milione di turisti. Vorranno dire sei milioni di presenze.

Un appello ai potenziali clienti.

Venite in Sardegna, saremo in grado di garantire una vacanza assolutamnete degna di questo nome. Le strutture si stanno attrezzando per non far correre nessun rischio al turista. Alla politica dico di lavorare con noi per stabilire in maniera chiara e inequivocabile un cronoprogramma, più che mai necessario. Perché la stagione 2020 esista e prenda forma, è necessario disegnare rapidamente un orizzonte. Altrimenti la Regione si prepari a sfamare quei 100mila lavoratori stagionali che corrispondono a 250mila persone, considerando le famiglie. Al netto della cassaintegrazione, hanno preso l’ultimo stipendio a ottobre 2019. Non possono rischiare di prendere il prossimo nell’aprile del 2021.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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