Distretto aerospaziale della Sardegna, ecco l’ultima frontiera economica

Comincia la fase 2 per il Distretto aerospaziale della Sardegna: ecco i quattro nuovi asset di sviluppo dopo 15 mesi di attività.

Monitoraggio della spazzatura spaziale, test sui droni, commercializzazione dei brevetti di settore e utilizzo dei dati satellitari per la prevenzione ambientale. Sono questi i quattro asset del Dass, ovvero il Distretto aerospaziale della Sardegna che, dopo quindici mesi di vita, s’incammina verso la fase 2 aprendo la compagine societaria a quattro nuovi azionisti per un totale di 19.

All’altissima tecnologia dell’industria aerospaziale guarda anche la Giunta di Francesco Pigliaru. Obiettivo: aprire nuovi campi economici. La risposta è stata già scritta nella programmazione dei fondi europei 2014-2020, attraverso la quale la Regione si impegna a cercare risorse nel capitolo finanziario e di settore che si chiama Smart specialisation strategy (Strategia di specializzazione intelligente).

All’orizzonte, e con certezza, ci possono essere gli “80-90 milionigià previsti da Bruxelles (ma ovviamente bisogna presentare progetti), come ha riferito l’assessore alla Programmazione, Raffaele Paci, che questa mattina ha riunito al quinto piano di via Battisti a Cagliari i soci del Dass. Su tutti c’era il presidente Giacomo Cao, il professore universitario che a ottobre 2013 ha firmato la costituzione del Distretto aerospaziale sardo.

“In questi quindi mesi – ha spiegato Cao – abbiamo lavorato per portare all’attenzione della Giunta le possibilità di crescita e di sviluppo che il settore può avere per l’economia della Sardegna. La nostra Isola è l’unica regione italiana dove, per esempio, si possono testare i droni, utilizzando le piste di Fenosu a Oristano, quella di Tortolì in Ogliastra o gli 800 metri che ci sono nel poligono Interforze di Quirra“.

Poi ecco “il monitoraggio della spazzatura aerospaziale”, il che vuol dire la mappatura dei residui di meteoriti o i satelliti che si frantumano nello spazio. Si arriva quindi al progetto Cosmic“, al quale ha lavorato lo stesso Cao per sviluppare tecnologie di supporto all’esplorazione umana dello spazio. Il presidente dice: “Puntiamo a commercializzare i brevetti studiati” con la supervisione dell’Agenzia aerospaziale italiana, “la quale potrebbe mettere a correre fino a un miliardo di euro nel settennio 2014-2020“.

Al progetto Cosmic ha lavorato anche il Crs4, cioè il Centro di ricerca regionale che nel Dass è il socio pubblico e, per le norme sulla finanza, ha aumentato la propria quota di capitale sociale in modo da permettere l’ingresso dei nuovi azionisti privati. Alla conferenza stampa, il Crs4 è stato rappresentato dal presidente Luigi Filippini che guarda all’industria aerospaziale con un obiettivo. “Noi – ha sottolineato – facciamo soprattutto ricerca pura che si traduce in pubblicazioni. La partecipazione al Dass ci permette di dedicarci anche alla ricerca applicata e questo si traduce in nuovi posti di lavoro”.

Oltre al Crs4, i 14 soci che a ottobre 2013 hanno aderito al Dass sono: Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche); l’Istituto nazionale di astrofisica; Sardegna Ricerche; le università di Cagliari e Sassari, Aermatica spa; Centro sviluppo materiale spa; Geodesia tecnologie srl; Innovative materials srl; Intecs spa; Opto materials srl; Poema srl; Space spa; Vitrociset spa. Con 900 euro di capitale hanno aderito Karalit srl, NeMea sistemi srl e  Nurjana technologiers srl. Cinquemila e 500 euro li ha messi invece la Avio spa. E tutte sono società del settore aerospaziale con diverse specializzazioni.

“Dagli aumenti di capitale sottoscritti – ha concluso Paci – si evince che non stiamo parlando di grossi investimenti a monte. Il business si ricaverà dalla capacità di progettare, da cui dipenderà l’espansione del mercato del lavoro”. I primi 15 azionisti del Dass contano in tutto “250 dipendenti – ha detto Cao. L’obiettivo è arrivare al raddoppio in tempi rapidissimi”, perché “la Sardegna può davvero aspirare a diventare un polo di riferimento internazionale”.

Il Distretto sardo è uno dei sei che si contano in Italia, insieme a quelli di Piemonte, Lombardia, Lazio, Campania e Puglia.

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

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