Nuraghe-triangolo, ecco il Santu Antine: ‘Il monumento più sofisticato al mondo’

Il 17 e 18 gennaio scorsi si è tenuto a Sassari un convegno, organizzato dall’Università e dal Ce.Sim (Centro studi identità e memoria), per celebrare il grande archeologo e docente emerito Ercole Contu, scomparso due anni fa.
Uno degli interventi al simposio ha avuto per oggetto il magnifico nuraghe Santu Antine di Torralba, a lungo studiato da Contu e, più di recente, dal suo collega Franco Campus, relatore a Sassari e autore di una monografia sul monumento pubblicata nel 2019 (editrice Ilisso). Ma come sempre succede – e la diversità di vedute è storia nota e irrisolta – gli archeologici non menzionano mai gli approfondimenti sugli orientamenti o meglio sulla concezione astronomica di Santu Antine. Provo a farlo in questo articolo, prendendo a riferimento gli studi pubblicati sulle più prestigiose riviste che nel mondo si occupano della materia.

Il monumero di Torralba è infatti un vero capolavoro dell’architettura monumentale nuragica e, secondo la letteratura internazionale, appartiene al ristretto novero di edifici non solamente astronomicamente orientati ma addirittura astronomicamente concepiti. Tecnicamente si parla di forma ‘piegata’ sui punti d’arresto del ciclo annuale del sole ( i cosiddetti solstizi). Una forma triangolare, figlia appunto di un pensiero prettamente astronomico, al pari di quella che caratterizza il Losa, il nuraghe gemello, o le piramidi egizie.

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In una pubblicazione del 2003, insieme all’archeoastronomo isilese Mauro Peppino Zedda, definimmo per questo il nuraghe Santu Antine in maniera altisonante, come icona del cosmo. Non un “osservatorio astronomico”, ma il punto d’arrivo del magistero costruttivo nuragico, intimamente e grandiosamente legato al cielo in quanto il monumento condensa, nella sua struttura, la visione dell’universo che verosimilmente avevano i nuragici. Tale è lo stupore che il Santu Antine ha suscitato negli studiosi di archeaostronomia di tutto il mondo, da aver indotto il grande storico della scienza e docente emerito al Churchill college di Cambridge, Michael Hoskin (nella foto), a definirlo “il monumento in pietra a secco più sofisticato sulla superficie della terra”. Così nell’Atlante di archeaostronomia del Mediterraneo (edito nel 2002 in lingua spagnola).

Gli orientamenti astronomici di Santu Antine

Nel convegno di Sassari, come detto, non un cenno a questo corpus di studi. Eppure a recuperare libri e pubblicazioni dell’archeologo Contu, lo stesso professore appariva incuriosito e perfettamente al corrente della ‘questione archeoastronomica’, tanto da scrivere sulla sua guida al nuraghe Santu Antine: “L’unico ingresso, dal cortile, è orientato a sud/sud-est. Di poco spostate da questo asse si aprono in alto anche due finestre. L’accesso al piano terra e le finestre illuminavano le grandi celle o stanze, sovrapposte verticalmente, ricavate entro il cono tronco del mastio”. Ancora Contu: “Non manca chi crede, come Mauro Zedda, sia per Santu Antine che Oes di Giave, che il suddetto orientamento avesse non tanto le funzioni vitali di godere meglio della luce solare – come pensano più comunemente gli archeologi -, ma fosse piuttosto dettato da considerazioni culturali astronomiche. Infatti – prosegue il professore – intorno al XVI-XV seclo a. C., erano visibili nel cielo, in quella direzione (-42°), ammassi stellari fra i più coinvolgenti e meravigliosi del firmamento, corrispondenti alle costellazioni del Centauro e alla Croce del Sud […]. Inoltre con Zedda è bene non trascurare, per altri riguardi, che uno dei tre lati del trilobo, quello appunto che va da nord-ovest e sud-est, è orientato con il punto da cui sorge il sole nel solstizio d’inverno”.

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Nel convegno di Sassari più di un relatore ha sottolineato la curiosità sempreverde del professor Contu anche in età avanzata e forse il miglior tributo per un indiscusso maestro come lui sarebbe stato quello di approfondire – e dico finalmente – le inferenze degli studi internazionali di archeoastronomia nello studio dei nuraghe e dell’intera preistoria sarda e non di eluderle senza neppure tentare di comprenderle.

A Hoskin i suoi studi di archeoastronomia sull’orientamento delle tombe preistoriche del Mediterraneo, buona parte dei quali svolti in Sardegna, sono valsi la medaglia d’oro al merito per le Belle arti per decreto del Re di Spagna nonché il premio ‘Menga medal’ dal Governo andaluso. Un busto di Hoskin campeggia persino nella Antequera in Spagna, come tributo all’omonomio sito archeologico in provincia di Malaga che raccoglie una serie di dolmen studiati e valorizzati proprio dal docente britannico, il cui contribuito ha fornito un valore aggiunto significativo al pur celebre sito. Ecco perché proponiamo di apporre a Santu Antine la splendida definizione coniata che Hoskin ha coniato.

Paolo Littarru *

* Ingegnere e studioso di Archeoastronomia

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