Neoneli, meno di 700 abitanti, si rilancia con cultura e vino. E riapre l’unico bar del paese

andrea tramonte

È una piccola notizia se la leggiamo con la lente di una città di grandi, medie o piccole dimensioni o di quella di un paese non troppo piccolo. Ma non a Neoneli – che ha meno di 700 abitanti -, dove il fatto assume una rilevanza sociale importante: a luglio ha riaperto l’unico bar del paese. Lo ha preso in gestione una ragazza che ha vissuto per anni nelle Langhe, dove ha lavorato nel settore, e che ha deciso di tornare a casa per aprire la sua attività. “Era chiuso da tempo – racconta il sindaco, Salvatore Cau -: ci ha lavorato e lo ha reso accogliente. E ora fa anche un bel lavoro di promozione dei vini del territorio”. Giusto in tempo per la nuova edizione di Licanias, il festival culturale che da sei anni anima il centro del paese e che sta contribuendo a dare un nuovo “posizionamento” a Neoneli, insieme al vino – ci torniamo – e alle eccellenze gastronomiche come la fregula.

Neoneli è uno dei tanti paesi sardi a rischio spopolamento. Eppure non si lascia andare alla rassegnazione. Anzi: scommette sulla cultura come veicolo di crescita, un mezzo per dare ai cittadini nuovi strumenti di lettura della realtà e di identità collettiva. Il festival è nato all’interno della sagra gastronomica dedicata alla fregula e poi sei anni fa è stato reso indipendente. Da tre anni ha anche una collocazione temporale differente, per dargli un valore distinto e puntare in modo deciso su letteratura, arte e musica senza il traino del cibo. “L’esigenza era creare un evento che portasse anche in un paese del Centro Sardegna – e in generale nel territorio del Barigadu – un festival con diversi eventi letterari artistici e musicali – spiega Cau -. I cittadini per fruirne prima potevano solo spostarsi altrove”. Nell’ultima edizione – che si è conclusa ieri – è stata allestita la mostra della celebre fotografa Letizia Battaglia (scomparsa di recente), e il sindaco ne è particolarmente orgoglioso. “Una ragazza o un ragazzo amante della fotografia per vedere una sua mostra doveva andare necessariamente a Cagliari o prendere un aereo. Questo è un servizio per le comunità locali, che non hanno tante occasioni di fruire di simili contenuti. E poi grazie alla cultura riusciamo a portare persone che difficilmente verrebbero a visitare i nostri centri. È un servizio che rendiamo ai cittadini del territorio sensibili a queste tematiche. Magari riuscendo ad avvicinarne altri a queste discipline”. La cultura offre occasioni di crescita e di conoscenza ed è difficile quantificare sul piano economico valori immateriali così cruciali per lo sviluppo di una comunità. E Neoneli pensa che l’investimento si ripaghi anche solo grazie alla circolazione di idee e di stimoli. “La cultura non è una merce che vendi e compri, è come la scuola. Il valore è fornire una istruzione ai giovani, il ritorno è quello. Il festival costa 80mila euro: 50mila dalla Regione, 10mila dalla Fondazione e 20mila dal Comune. Non possiamo quantificare un indotto perché non abbiamo strutture ricettive e ristoranti. C’è solo un bar. Però nei paesi del circondario non si trovava un posto letto disponibile nei giorni del festival”. È chiaro che rispetto a realtà più strutturate – e con una storia più lunga – simili calcoli si possano fare. Ma Neoneli scommette su un ritorno “immateriale”, sul valore della cultura che si giustifica da sé. Sul fatto che semini e qualcosa cresce.

“Penso al coinvolgimento dei giovani, che si avvicinano sempre di più a Licanias – racconta Cau -. È importante sviluppare delle sensibilità che magari hanno in forma embrionale o sono poco coltivate. Poi i risultati arriveranno”. Nel corso degli anni Licanias ha coinvolto una serie di scrittrici e di scrittori per una specie di residenza letteraria in paese, chiedendo loro di produrre un testo frutto della loro esperienza nel luogo. Così è nata una piccola biblioteca di testi di prestigio, scritti da Nicola Lecca, Valeria Parrella, dal Premio Strega Tiziano Scarpa, da Giuseppe Culicchia, che sotto forma di racconto o reportage descrivono luoghi, incontri, sguardi, paesaggi e territori. Scarpa si è spinto ancora più in là, componendo dei gosos – canti devozionali della tradizione sarda – ispirati alle opere del neonelese Bonaventura Licheri, poeta morto nel 1733. Questi libri sono un modo per raccontare il paese con uno sguardo esterno, per raccontare il paese al di fuori dell’Isola – i testi sono tradotti anche in inglese – e sono anche un modo per costruire storie che possano aiutare i cittadini a riconoscersi in quanto cittadini di Neoneli, aumentando radicamento e attaccamento.

Di recente – e grazie anche a Licanias – a Neoneli è stato inaugurata la Casa cultura, uno spazio che prende il posto della vecchia biblioteca rendendolo un luogo più dinamico e contemporaneo. “Un centro culturale con biblioteca ma anche spazi dedicati alle attività coi bambini, sala lettura e relax, sala coworking, cortile per eventi. La reception sarà anche un punto di informazione turistica e assistenza: ad esempio per gli anziani che hanno bisogno di stampare una ricetta. Non è un luogo coi soli scaffali dove prendere un libro e andare via. È uno spazio accogliente dove puoi rimanere anche delle ore”.

E poi c’è il vino. Il territorio ha una vocazione profonda per la viticoltura, con vigne di Cannonau anche di oltre cento anni con la presenza di almeno 130 piccoli produttori. Il sindaco ha aperto nel 2017 la Cantina di Neoneli insieme ai soci Samuel Corda e Marco Deiana, con la produzione di 10mila bottiglie all’anno di qualità frutto di una agricoltura rigorosamente biologica. E grazie a Licanias la famiglia Moratti – e per la precisione Grabriele, figlio di Gian Marco e Letizia – ha aperto una cantina con l’idea di valorizzare vigneti antichi attraverso un mix di agricoltura di precisione e rispetto del territorio. “Bentu Luna è nata da un incontro organizzato al festival. Avevo chiamato Gian Matteo Baldi – l’ex ad della cantina – per un incontro in cui si parlava di Mario Soldati. Ha iniziato a frequentare il paese e si è innamorato del territorio e così ha proposto a Moratti il progetto”. Due cantine che hanno innescato un processo di crescita del settore nel paese: a breve dovrebbero nascerne altre due particolarmente ambiziose, con l’idea – in generale – di identificare Neoneli come seconda patria del Cannonau dopo Mamoiada. “Anche il festival contribuisce a far scoprire i nostri vini – racconta il sindaco -. Nei giorni scorsi Alex Britti ha assaggiato il nostro Cannonau e poi è passato in cantina a comprare diverse bottiglie. È una cosa piccola ma racconta quello che potrebbe scatenare il festival sempre più nel corso degli anni”.

andrea tramonte

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