Il muralismo nomade di Federico Crisa, tracce di street art in Vietnam e Laos

Ha lasciato tracce in giro per il Vietnam, il Laos, la Thailandia. Segni, pennellate, forme, piccoli gesti in grado di interagire con il paesaggio urbano che ha incrociato nel corso del viaggio. Ha dipinto su macerie, cartelli stradali, facciate di baracche polverose e rovine di luoghi desolati “carichi di una energia incredibile”. Lo street artist cagliaritano Federico Carta in arte Crisa qualche mese fa ha compiuto un lungo viaggio nel Sud Est asiatico legato a un progetto commissionatogli dai Musei Civici di Cagliari: andare sulle tracce di Stefano Cardu e delle sue costruzioni a Bangkok. Cardu è un personaggio cagliaritano quasi mitologico: marinaio, viaggiatore e infine architetto che lavorò alla corte del Siam (l’attuale Thailandia), per la quale costruì palazzi, ponti e strade. Nel 1917 donò la sua collezione di arte siamese a Cagliari e il Comune gli dedicò un intero museo, che quest’anno ha compiuto cent’anni.

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Crisa, insieme alla fotografa Noemi Didu, aveva il compito di seguire le sue tracce e documentarne le opere su Instagram. Ma il viaggio è stato anche spunto per lasciare altre tracce, le sue. “È stata una sorta di residenza artistica sulla strada”, racconta Federico. “Ho fatto piccoli interventi site specific a contatto con gli abitanti dei paesi dove sono stato, cercando di stabilire un dialogo. Lasciare dei segni senza pianificarli troppo, lasciandomi coinvolgere e ispirare da quello che avevo davanti ai miei occhi”.

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Il lavoro pittorico nelle strade del Sud Est asiatico è stato documentato da Noemi, che ha fatto una ricerca sull’architettura del paesaggio e fotografato teli, cartelli arrugginiti, antenne, baracche, accumuli di oggetti, strade e il modo in cui Crisa ha interagito con l’ambiente, il territorio e la comunità: con interventi minimali e poco impattanti, delicati. Gli appunti di viaggio sono diventati una mostra – a cura di Paola Mura – in programma fino al 29 settembre al Castello di San Michele e al Centro comunale d’arte siamese Stefano Cardu: un percorso fotografico di circa settanta immagini a cui si affianca una selezione di tele di grande formato e di mattonelle dipinte da Crisa.

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“In questi posti sono diventato spettatore di qualcosa di epico”, racconta Crisa. “Mi stupivo per ogni cosa, come un bambino: anche solo per una serie di fili elettrici che passavano da una baracca all’altra. In viaggio ho trovato un riscontro del mio immaginario, del mio universo pittorico. Per questo ho realizzato un lavoro intitolato “Tutto ciò è vero”: perché in quei luoghi mi sembrava quasi di essere caduto dentro un mio quadro, essermi infilato dentro i miei lavori”. L’ispirazione dei luoghi che ha trasformato il suo modo di dipingere. Nuove forme, come le connessioni coi fili che prima erano realizzate solo su tela e lì sono finite anche nei muri e sulle macerie. “Ho essenzializzato anche il segno, disegnando in linea con quello che vedevo tutti i giorni. Poi ho trovato dei muri bellissimi. In Vietnam, ad Hanoi, ho trovato un muro nero un po’ marcio con macchie di umidità scure. Lì ho lavorato sulla luce, usando solo il bianco. Poi ho trovato delle tavole in legno e ho disegnato delle connessioni anche lì. Stesso discorso per le macerie: le ho viste mentre giravo in bicicletta e mi sono illuminato. Ho pensato di lavorarci come se fosse una parete scomposta, prima dipinta e poi abbattuta”. Ha dipinto anche su cartelloni stradali, bambù, sulla facciata della baracca di un parrucchiere. Poi nell’isola di Cat Ba, e ancora in Thailandia, al nord, al confine col Myanmar, in una zona periferica piena di resort abbandonati. Un lungo viaggio, l’ennesimo, all’insegna di una sorta di nomadismo che è diventata quasi una necessità per Crisa: viaggiare, lasciare opere nei muri di tutto il mondo e attraverso l’arte entrare in contatto con culture diverse, all’insegna del confronto e dell’incontro. “Ci vuole molto coraggio per farlo, per catapultarsi in un posto nuovo dove si parlano lingue diverse e dove hai difficoltà a comunicare con gli altri. Ci vuole molta pazienza: può capitarti di tutto. Fatichi tanto ma ti ripaga moltissimo”.

Andrea Tramonte

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