Cucina, tre nuove Michelin nell’Isola. Salgono a cinque i ristoranti stellati

di Andrea Tramonte

Ci sono delle novità nell’olimpo della ristorazione in Sardegna. Il ristorante dello chef di Cabras Salvatore Camedda, Somu ad Arzachena, ha ottenuto la sua prima stella Michelin. “Abbiamo lavorato duramente in questi anni – ha detto il patron dell’insegna -. Abbiamo fatto sacrifici. Abbiamo messo tutti noi stessi nel raccontarvi la nostra casa, la Sardegna. Ricevere la prima stella non solo ci riempie di orgoglio, ma ci fa capire anche che la strada intrapresa è quella giusta”. Ma non solo: ottengono la stella anche Gusto by Sadler a San Teodoro dello chef Claudio Sadler e Fradis Minoris a Pula di chef Francesco Stara.

La guida gastronomica per definizione ha confermato anche le stelle di Stefano Deidda (Dal Corsaro a Cagliari) e di Italo Bassi (Confusion a Porto Cervo). C’è un ingresso anche tra le Stelle verdi che segnalano quei ristoranti che danno molta importanza alla questione ambientale e al tema della sostenibilità. A ottenere il riconoscimento è Fradis Minoris, che da sempre usa solo materie prime del territorio, a chilometro zero, cercando di impattare il meno possibile sull’ambiente circostante.

Camedda, 38 anni, ha aperto il suo ristorante Somu inizialmente a San Vero Milis. Prima di tornare nell’Isola ha girato il mondo. L’esperienza che lo ha temprato di più, dice, sono i cinque mesi trascorsi con Giuliano Baldassarri, uno chef che gli ha fatto vedere la cucina con ottiche (per lui) inedite. “Ad esempio, tutto quello che è possibile fare con un singolo ingrediente”. Poi la decisione di rilevare una vecchia casa campidanese e aprire un ristorante suo, anche per l’esigenza di stare più a contatto coi clienti, cercando di costruire un’atmosfera intima, da “casa” appunto. Camedda parte dalla tradizione ma poi la “contamina”, usando materie “insolite” (il curry, ad esempio).”Non sono un fan del km zero, ma non perché non ci creda. Prendo il riso a cento metri dal ristorante, però scelgo di usare anche prodotti non sardi se per me valgono di più”. L’obiettivo è quello di far divertire il cliente attraverso un percorso culinario. “È fondamentale azzeccare gli incastri e gli abbinamenti. Proponiamo ricette semplici che si esaltano le une con le altre». Ma soprattutto si cerca la leggerezza in ogni piatto, «in modo che il cliente si alzi da tavola sazio ma non distrutto”. 

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