Sardegna, esportazioni record. Ma solo per le bombe di Domusnovas

Non conoscono sosta le esportazioni di armi made in Sardinia. Stando ai dati Istat divulgati appena ieri, nel 2016 l’Isola ha spedito all’estero armi e munizioni per un valore di 60 milioni di euro contro i 40,8 dello scorso anno. In pratica, un 50% secco in più. Se, invece, si considerano i dati del 2014, quando l’export di armi si era fermato a 29, 4 milioni di euro, la crescita assume percentuali da record: +100% in appena due anni. Depositaria del ‘segreto statistico’, l’Istat non diffonde i nomi delle società attive nell’export di armi, ma tutti gli indizi sembrano portare alla Rwm Italia di Domusnovas, succursale sarda del colosso tedesco Rheinmetall.

Arabia Saudita principale paese importatore

Se il ritmo a cui è cresciuto il business della guerra nell’Isola potrebbe ‘sorprendere’, non si può dire altrettanto per le destinazioni dei pallets di bombe e mine (marine). La parte del leone spetta all’Arabia Saudita, che nel corso del 2016 ha importato armi dalla Sardegna per 40,2 milioni di euro (contro i 19,5 del 2015). Segue a distanza il Regno Unito, passato dai 9,4 milioni del 2015 ai 18,1 dell’anno appena trascorso. Netto, invece, il calo delle forniture di armi destinate agli Emirati Arabia Uniti, che nel 2016 hanno acquistato armi per 533mila euro contro i 6,2 milioni del 2015. Chiudono l’elenco le new entries  Germania (404mila euro) e Francia (680mila). Le bombe spedite in Francia potrebbero far parte della megacommessa da 225 milioni di euro appaltata alla Rwm Italia spa (e a una società di cui non è stato reso noto il nome) dal ministero della Difesa transalpino.

Va detto che i dati recentemente pubblicati sono provvisori. Vale a dire che nei prossimi mesi l’istituto di statistica potrebbe ritoccare i valori dell’interscambio commerciale legato all’export di armi dalla Sardegna. Ma finora le verifiche dell’ente hanno sempre confermato i valori resi noti in prima battuta.

Per l’Istat, in Sardegna c’è solo una società che produce bombe

I nuovi dati si riferiscono all’attività manifatturiera legata alla fabbricazione di armi e munizioni (categoria SH254 del Codice delle attività economiche ‘Ateco 2007’). Il criterio utilizzato, insomma, è palese: eventuali altri movimenti di armi arrivate sull’Isola e da qui ripartite – per dirla in chiaro: transito – non sono pertinenti in questo caso. Anche perché la banca dati del commercio estero da cui i dati sono estratti non tiene conto dell’invio di merci alle forze militari impegnate fuori dal territorio statistico (l’Italia e, nel caso specifico, la Sardegna). Né delle “merci provenienti da un altro Stato membro (dell’Unione europea, ndr) che hanno accompagnato le forze armate nazionali al di fuori del territorio statistico, nonché delle merci acquistate e cedute nel territorio statistico di uno Stato membro dalle forze armate di un altro Stato membro che vi stazionano”. C’è anche un altro elemento che porta a Domusnovas: l’Istat, infatti, censisce in Sardegna solo un’unica realtà produttiva inquadrata con il codice SH254.

In ogni caso, il legame commerciale tra la Rwm Italia e Riyadh è noto da tempo, almeno fin dal maggio 2015, quando un’inchiesta del giornalista irlandese Malachy Browne ha ricostruito le spedizioni di armi dalla Sardegna alla monarchia degli Al Saud. Ulteriori conferme sono arrivate dai documenti contabili della società, dove si dice che l’utilizzatore principale dei prodotti confezionati all’ombra dei monti dell’Iglesiente è proprio l’Arabia Saudita.

Domusnovas – Riyadh, nuove prove di un legame consolidato 

Ecco perché l’epicentro del commercio di armamenti provenienti dalla Sardegna potrebbe essere Domusnovas. D’altra parte non mancano le prove dell’utilizzo delle bombe confezionate in Sardegna nello Yemen, dove da due anni una cruenta guerra oppone la coalizione di Stati arabi guidata dalla monarchia degli Al Saud (appoggiata dagli Stati Uniti) agli Houti sostenuti dall’Iran. Già nel 2015, l’attivista norvegese Ole Solvang ha documentato l’utilizzo di armamenti confezionati dalla Rwm Italia nel conflitto che nello Yemen oppone una coalizione di Stati arabi guidati dall’Arabia Saudita. Anche il recente report Onu sul conflitto nello Yemen dello scorso 27 gennaio mostra le prove dell’utilizzo di bombe targate Rwm da parte della coalizione araba nella capitale Sana’a. Si tratta di bombe inerti, ma non si pensi che siano innocue. Per gli esperti dell’Onu, “l’utilizzo di queste armi rivela una tattica precisa, volta a limitare i danni in aree in cui risulterebbero inaccettabili”. E calcolano che “una bomba inerte del tipo Mk 82 ha un impatto pari a quello di 56 veicoli da una tonnellata lanciati a una velocità di circa 160 km all’ora”. Oltre 5 bombe di questo tipo, con il codice identificativo della Rwm Italia (A4447) sono state ritrovate nella città vecchia di Sana’a lo scorso 1 settembre.

Yemen, paese allo stremo

Il forte aumento dell’export di armi confezionate in Sardegna era atteso. Già nei primi tre quadrimestri del 2016, infatti, le spedizioni di ordigni destinati ai sauditi avevano superato il valore dell’intera fornitura effettuata nel 2015. Tra ottobre e dicembre 2016, poi, un vero e proprio exploit: in appena tre mesi, il valore dell’interscambio con i sauditi è passato da 25 a 40 milioni di euro, crescendo di ben 15 milioni di euro. Il dato evidenzia soprattutto una grande capacità produttiva della società con sede legale a Ghedi e stabilimenti nel sud dell’Isola. E, di contro, una sempre crescente richiesta di armamenti da parte della monarchia degli Al Saud.

La vendita di armamenti da parte della Rwm Italia Spa all’Arabia Saudita – che avviene tramite regolari licenze rilasciate dal ministero degli Esteri – è stata oggetto nel corso degli ultimi due anni di proteste da parte di gruppi e associazioni pacifiste, antimilitariste e partiti politici. Secondo l’ampio fronte che si oppone alla vendita delle armi prodotte a Domusnovas il commercio con l’Arabia Saudita violerebbe la legge sul commercio degli armamenti, che vieta le spedizioni di armi a paesi in stato di conflitto. Ma a nulla sono valse le richieste di stop al commercio armi. Neanche i i report con cui le Nazioni Unite hanno documentato numerose violazioni dei diritti umani da parte dei sauditi nel conflitto yemenita hanno avuto l’effetto di bloccare le commesse autorizzate dal governo italiano. Secondo le Nazioni unite, quasi 5000 civili morti e oltre 8000 feriti. Nel frattempo, circa due terzi della popolazione yemenita, pari a 18 milioni di persone, ha bisogno di aiuti alimentari, ha spiegato l’inviato speciale dell’Onu in Yemen, Ismail Ould Cheikh Ahmed.

Piero Loi

@piero_loi

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