ARCHIVIO. In Yemen le bombe made in Sulcis

Da Domusnovas allo Yemen. È il viaggio dall’epilogo esplosivo compiuto dai componenti delle bombe impiegate a sud della penisola arabica, dove imperversa la guerra tra una coalizione di nove stati guidata dall’Arabia Saudita e gli sciiti Houthi, che occupano la capitale del paese Sana’a. A svelarlo è la giornalista Malachy Browne in un’inchiesta pubblicata per Reported.ly.

Secondo Browne, le parti necessarie ad assemblare le bombe Mk 82 e Mk 84 utilizzate dalla coalizione capeggiata dal regno saudita provengono dagli impianti di Domusnovas della RWM Italia S.p.a. di Ghedi (in provincia di Brescia), società sussidiaria della multinazionale tedesca Rheinmetall, finanziata nel 2015 da Allianz, Hartford, BlackRock, Dimensional Fund Advisors LP e HSBC e, in passato, anche il fondo pensionistico dello stato di New York. A conti fatti, un vorticoso giro d’affari da miliardi di euro.

Fonti privilegiate assicurano che la fabbrica sulcitana è in piena attività, impiegando stabilmente 20 operai e tra i 50 e i 100 interinali quando sopraggiungono le commesse, nonostante una determina della commissariata Provincia di Carbonia Iglesias faccia riferimento all’avvio della procedura di licenziamento collettivo nell’ottobre del 2014.

La ricostruzione del viaggio grazie agli hacker yemeniti

Il Sulcis è dunque un cuore pulsante dell’industria degli armamenti. Sempre secondo l’inchiesta della Browne, da qui sono partiti i componenti alla volta di Genova. Successivamente,  attraverso il Canale di Suez,  hanno raggiunto il porto di Gedda, in Arabia Saudita. Da lì sono poi stati trasferiti a Jebel Ali, a Dubai, e poi via terra a un centro di produzione di armi di Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti. La ricostruzione di questo itinerario è stata agevolata dai documenti sottratti dallo “Yemen Cyber Army”, un gruppo di hacker che ha inviato a Reported.ly  le comunicazioni che provano la spedizione dei componenti degli ordigni dall’Unione Europea alla penisola arabica. I documenti sono stati resi pubblici.

Tra le carte su cui si è basata la Browne, spicca una lettera del 21 aprile 2015 con cui l’azienda che ha assemblato le bombe ad Abu – Dhabi chiede all’esercito degli Emirati Arabi Uniti di concedere il transito alla nave Jolly Cobalto in passaggio nel seguente mese di maggio attraverso il porto di Gedda, in Arabia Saudita. La stessa missiva è stata  poi trasmessa dal quartiere generale dell’esercito all’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti di Riyad, in Arabia Saudita, e da qui al ministero degli Esteri saudita e a quello dei Trasporti per le necessarie autorizzazioni.  La Jolly Cobalto, di proprietà del Gruppo Messina, è approdata a Dubai il 5 giugno dopo essere partita da Genova il 12 maggio.  Le informazioni sul contenuto del carico – scrive la Browne –  parlano di sei container da 12 metri con all’interno componenti delle bombe MK82 e MK84 prodotte a Domusnovas dalla RWM Italia, descritte dalla società che le ha assemblate come “perfette per situazioni in cui è necessaria la massima esplosione e deflagrazione”.

In altri termini, degli ordigni letali, apprezzati per la capacità di seminare morte e distruzione: per la Sardegna si tratta allora di un triste primato. Infatti, stando alle informazioni pubblicate dal Corriere della Sera nel luglio del 2013, quei componenti non possono che essere prodotti nell’Isola, visto che “in provincia di Brescia non si maneggia più l’esplosivo che invece viene utilizzato negli impianti sardi”.

Dagli esplosivi per uso civile alle bombe di guerra

Per l’ex Sarda Esplosivi industriali, il salto di qualità –  in negativo –  arriva nel 2001, quando sotto la Società Esplosivi Industriali,  affianca alla fabbricazione di esplosivi destinati ad uso civile la produzione di componenti per bombe da guerra. Nel 2010, la controllante S.E.I viene, poi,  acquisita dalla Rheinmetall, che fonda la RWM Italia, sotto cui opera la fabbrica di Domusnovas, come dimostra la voltura dell’autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla Provincia di Carbonia – Iglesias. Una prima  prova dell’ attività di quegli stabilimenti la si ha attraverso la Gazzetta Ufficiale, Serie Generale 299 del 2011, dove si trova un decreto ministeriale che autorizza la RWM di Domusnovas a produrre l’esplosivo AFX 757, e diverse teste da guerra, vale a dire le parti esplosive dei missili Mk 82.  “Tutti prodotti destinati esclusivamente a impieghi militari”, specifica il decreto, per fugare ogni dubbio di sorta. Nel 2014, poi, un nuovo provvedimento ministero dell’Interno “riconosce come manufatto esplosivo destinato ad usi militari su istanza della RWM Italia di Domusnovas un altro componente per la realizzazione di una bomba aerea”. Informazioni più precise si possono reperire sul sito della Federazione Italiana delle industrie per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza dove una scheda dedicata alla RWM Italia e alle sue due sedi di Ghedi e Domusnovas fa esplicito riferimento alla produzione di mine, torpedo (missili utilizzati in acqua) e le bombe MK81, MK82, MK83, MK84 di cui parla Browne.

Piero Loi

(foto da Reported.ly)

 

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