ARCHIVIO. Rapina Mondialpol di Sassari: colpo da 11 milioni, polizia a caccia della “talpa”

A una settimana esatta dalla maxi rapina da 11 milioni di euro alla sede della Mondialpol Sardegna di Sassari le indagini proseguono giorno e notte. Gli agenti della polizia Scientifica e della squadra mobile guidata dalla dirigente Bibiana Pala sanno che non c’è neanche un minuto da perdere. Perché il tempo che passa rischia di far diminuire la probabilità di rintracciare gli autori del colpo.

A caccia della talpa. Le attenzioni degli investigatori si stanno concentrando su più fronti. Con precise priorità operative: il primo interrogativo da sciogliere riguarda la possibile “talpa”. I banditi, come si è capito subito dopo la rapina, erano a conoscenza di particolari ben precisi. Uno su tutti: l’escavatore è stato utilizzato nell’unico punto della recinzione esterna dove non era presente un rinforzo blindato. Come facevano a sapere che sarebbero riusciti a entrare proprio in quel punto? Per gli inquirenti la risposta è chiara: alla base del colpo c’è stato il lavoro di un informatore. Una talpa, appunto, che conosceva bene la sede della Mondialpol di Caniga, nella periferia a ovest di Sassari e che ha trasmesso tutte le informazioni utili in cambio di denaro.

Identikit del commando. Il secondo fronte su cui lavora la Questura riguarda gli identikit dei numerosi componenti della banda: ben 13 uomini. Il colpo è stato messo a segno in una manciata di minuti e non si è notato il minimo tentennamento, neppure durante il conflitto a fuoco con i vigilantes che presidiavano il forziere della Mondialpol. I rapinatori dunque non potevano essere banditi alla prima esperienza ma “professionisti” del crimine. Il requisito dell’esperienza permette di tracciare una mappa dei possibili componenti del commando in base a precise caratteristiche presenti nello scenario criminale isolano: persone dotate di capacità paramilitari, sangue freddo e, di sicuro, esperienze in altre rapine. Non si può escludere che si tratti degli stessi banditi che, lo scorso 2 gennaio, fallirono un assalto ad un portavalori sulla statale 131 Dcn, poco distante da Nuoro.

Il terzo fronte riguarda la ricerca di un covo. Per stringere il cerchio occorre trovare il punto di contatto preciso tra i due principali protagonisti dell’indagine: la talpa e il capo del commando. O, nel caso non ci sia stata la presenza attiva di un informatore, tra la “mente” della banda e il suo braccio armato. Per realizzare un colpo così ben organizzato, è necessario un punto di ritrovo dove il piano è stato organizzato a tavolino, con le istruzioni operative per il commando. Un posto ben protetto che però non può essere troppo lontano da Caniga, visto che è molto probabile un sopralluogo a pochi giorni prima della rapina. Per sciogliere tutti questi interrogativi, la Polizia sta passando più volte al setaccio i filmati della numerose videocamere di sorveglianza presenti nella zona, alla ricerca di luoghi, personaggi e movimenti sospetti.

Michele Spanu

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