Mont’e Prama: ruspa nello scavo. Soprintendenza: “Regolare, stop odio”

“Ancora una volta la Soprintendenza è vittima delle spregiudicate invenzioni e delle intemperanze verbali dell’on. Mauro Pili, la cui aggressività sugli organi di comunicazione non solo veicola informazioni del tutto false e infondate, ma alimenta un clima di odio esasperato “. Inizia così il comunicato stampa diffuso questa mattina da Marco Minoja, soprintendente archeologo per la Sardegna, chiamato ancora una volta in causa dalle accuse del deputato di Unidos Mauro Pili: ieri mattina il parlamentare aveva diffuso alcune immagini girate sullo scavo di Mont’e Prama, vicino a Cabras, che documentano l’uso di un escavatore meccanico sul cantiere archeologico. “Uno scempio senza precedenti, un delitto contro la civiltà nuragica” l’attacco di Pili che accusa Soprintendenza Archeologica e le “cooperative rosse che hanno sostituito a Mont’e Prama gli archeologi sardi”.

GUARDA LE FOTO: Mont’e Prama, lo scavo di Cabras: scoperte due tombe

Questa mattina sullo scavo le forze dell’ordine invocate dal deputato c’erano davvero. Non per controllare il lavoro degli studiosi sul campo però: i continui attacchi agli archeologi a colpi di note stampa e social network hanno esasperato il clima a tal punto che dalla Sovrintendenza si corre ai ripari: “Espressioni quali ‘Bisogna appostarsi col fucile e iniziare a sparare’, ‘bruciamo tutti i mezzi con loro dentro’ ‘sono da impiccare’ (comparse ieri su Facebook a commento del video pubblicato da Mauro Pili, ndr) sono ormai reiterate e preoccupanti – sottolinea Minoja – tanto che in proposito ritengo sia opportuno che la magistratura e le forze dell’ordine procedono, vista l’evidenza pubblica di minacce e aggressioni verbali, a tutela del diritto della Soprintendenza e a protezione del suo personale”.
In cantiere intanto il lavoro procede. Anche con l’escavatore, mezzo usato normalmente negli scavi archeologici per muovere grosse quantità di terra. Le operazioni di ieri, quelle riprese dal video diffuso da Mauro Pili, avevano come obiettivo delimitare l’area di scavo in un punto privo di emergenze superficiali; oggi il mezzo è invece impiegato per coprire l’area in vista della imminente chiusura del cantiere.
“Durante questi mesi abbiamo scavato la necropoli mettendo in evidenza un’area con 52 tombe – ci spiega Alessandro Usai, direttore scientifico dei lavori – di queste ne abbiamo scavato sei, le altre verranno indagate nei prossimi cantieri”.
Per proteggere l’area (dal vento, dalle piogge, dalla vegetazione spontanea) la zona verrà coperta con tessuto-non tessuto e strati di ghiaia inerte che copriranno le tombe e potranno poi essere facilmente rimossi quando si riprenderà a scavare.
Mont'e PramaL’escavatore oggi è usato per trasportare la ghiaia a copertura delle tombe. “Il video diffuso ieri da Mauro Pili è l’ennesimo pretesto per far passare gli archeologi come un branco di delinquenti – continua Usai – Come vedete il nostro lavoro in questi mesi è andato avanti nel rispetto del sito e di tutte le procedure regolari che si usano in tutti gli scavi archeologici “.

Le scoperte. Tra le novità emerse durante gli ultimi lavori, a parte la tomba inviolata di cui si è già parlato lo scorso ottobre, c’è la scoperta di due tombe vicine, una delle tipo a pozzetto semplice, una, forse più recente, in parte scavata e in parte costruita con piccole pietre. “I due defunti erano accompagnati da un corredo ceramico: abbiamo trovato un’olla e una scodella. In base a una prima analisi sembrano appartenere una all’età del Ferro e l’altra alla fine dell’età del Bronzo, testimoniano dunque una continuità d’uso del sito attraverso i secoli”.

Il cantiere è in chiusura, dato che il contratto tra la Soprintendenza e la ditta Archeosistemi che ha ottenuto l’appalto è in scadenza. Il Ministero ha però concesso di spendere ulteriori 30 mila euro residui dal ribasso della gara d’appalto e così a breve sarà avviata una nuova convenzione: probabilmente l’indagine verrà estesa a un’area contigua alle tombe dove si vedono grossi blocchi in basalto che affiorano dal terreno. Sarà un nuraghe o un altro edificio? Mont’e Prama ha ancora tanti misteri da svelare.

Francesca Mulas

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