Missili al torio usati a Teulada, il Pm: “Materiale radioattivo, pericolo reale”

Sono giusto tre righe. Non una di più. Tre righe alla fine di una pagina in cui vengono spiegati gli esiti dei sopralluoghi fatti dai periti nel poligono di Teulada. Precisamente nella Penisola Delta, quattro chilometri quadrati dove esiste “un pericolo concreto per l’incolumità pubblica in considerazione della presenza di ordigni inesplosi, missili e altro materiale radioattivo o esplodente”. È questo un altro passaggio della ormai famosa richiesta di archiviazione con la quale il pm di Cagliari, Emanuele Secci, da un lato certifica “l’inquinamento irreversibile“, addirittura con la presenza di sostanze nocive come il torio, ma parallelamente sollecita al Gip l’uscita dall’inchiesta dei cinque capi di Stato maggiore indagati dal 2012. Ovvero da quando gli avvocati Giacomo Doglio e Roberto Peara stanno provando a scardinare i segreti di Teulada, in difesa dei malati di tumore.

Il pubblico ministero ha impiegato sette anni per chiudere le verifiche. E materiale probatorio ne ha raccolto. In abbondanza. L’ultima novità – spulciando ancora la richiesta di archiviazione – fa il paio con la presenza dei residui bellici, anche radioattivi, “da cui deriva il pericolo attuale, constante e concreto di deflagrazione o di incendio”. E aggiunge il Pm: “Con l’aggravante dell’essere il disastro avvenuto”.

Peggio di così, insomma, pare impossibile, sebbene la volontà del pubblico ministero di archiviare tutto suoni paradossale. La presenza del torio, uno dei materiali radioattivi, è legata all’utlizzo dei Milan, acronimo (francese) che sta per ‘missile anticarro per fanteria leggera’. “Il torio veniva usato come tracciante”, scrive il magistrato inquirente. Ovvero per renderne visibile la traiettoria. Fatto sta che sulle colline Seddas de crobeddu e Perdas de fogu, da dove i missili veniva lanciati, è stata rilevata “la presenza di contaminazione radioattiva”. Il pubblico ministero precisa che si tratta di aree “indicate dal personale del poligono quali zone colpi”, cioè quelle dove si svolgevano le esercitazioni coi Milan. Tanto che nel 2013 per tutti i miliari e i civili della base scattò “il divieto di raccogliere nel poligono frammenti metallici di cui non si conoscano natura e provenienza”. Lo stesso ammonimento, qualche mese più tardi, venne esteso anche per altre sette zone: Guardia S’Arena, Guardia Bracaxiu, Guardia Nadali, Guardia Zaffareneddu, Nuraghe don Antiogu, Punta de sa Cruxi, Porto Cogolidos.

I controlli sul torio sono andati avanti per dieci mesi, da dicembre del 2013 a ottobre del 2014. E non hanno mai avuto il lieto fine. Anzi: la presenza di tracce radioattive si è ulteriormente estese, in un’altra zona del poligono, oltre le nove sopraelencate. Precisamente a Perda Rosa, dove dei carri armati ritrovati venivano usati come bersaglio dei missili. Ecco un esempio di esercitazione militare.

Vien da sé che non possa destare stupore, con quella pioggia di fuoco, se nella Penisola Delta, la principale zona bersaglio di Teulada, palcoscenico privileggiato dei giochi di guerra, “si constata un’alterazione irreversibile riguardante i suoli e la componente floristico-vegetazionale”, come ha scritto il pubblico ministero. In buona sostanza “l’ecosistema non è in grado di recuperare autonomamente le originarie condizioni di naturalità”, è scritto ancora nell’ordinanza di archiviazione.

Di qui il punto di non ritorno, che sta sfiorando pure la sopravvivenza di diverse specie animali, salvabili solo investendo “mezzi e risorse eccezionali”, ha chiarito ancora il Pm. Che poi: se l’inquinamento ha cancellato ogni traccia della flora e sta finendo per ammazzare uccelli e rodori, non si capisce perché sull’uomo non abbia effetti negativi. Una lettura, questa, che sarà centrale nell’udienza davanti al Gip, dove la posizione del Pm si scontrà con quella degli avvocati Peara e Doglio. I quali difendono dal 2012 una ventina di malati di tumore (o gli eredi) e si sono opposti alla richiesta di archiviazione partendo dal fatto che l’inquinamento irreversibile è un presupposto certo e derimente. Stessa scelta per i legali Caterina Usala, Gianfranco Sollai e Giuseppe Putzu, che difendono un’altra decina residenti a Teulada.

I militari che il magistrato inquirente vuole salvare dal processo sono Giuseppe Valotto, Claudio Graziano, Danilo Errico, Domenico Rossi e Sandro Santroni, tutti capi di Stato maggiore. Dal 2009 al 2015 si sono succeduti alla guida dell’Esercito italiano, quindi erano anche responsabili di quanto accaduto nel poligono del Sulcis. Settantadue chilometri quadrati con limite invalicabile. E pazienza per gli 860.624 colpi scaricati nella Penisola Delta in appena cinque anni (sui cinquanta di attività). In totale 556 tonnelate di materiale bellico, tra bombe, missili, razzi e proiettili. Ma nella condotta dei militari indagati non c’è né dolo né colpa. Sono le prove di guerra, bellezza. “Un dovere professionale”, ha scritto il Pm.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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