Marea nera all’Asinara, il vicedirettore di E.On: “Confermo, mai manutenzioni”

Ieri l’interrogatorio di garanzia davanti al gip per Livio Russo, il vice direttore della termocentrale E.On di Fiumesanto arrestato una settimana fa, e oggi di nuovo la presenza in tribunale come teste nel processo per la cosiddetta “marea nera”, i 36mila litri di olio combustibile che la notte tra il 10 e l’11 gennaio del 2011 si riversarono in mare dalla banchina di Fiumesanto causando un disastro ambientale. Russo ha risposto alle domande del pm Paolo Piras.

In aula ha raccontato che la sera del disastro prese la macchina e corse a Fiumesanto e organizzò le squadre di
intervento. Ma quando il pm gli ha chiesto se in tanti anni avesse mai assistito a lavori di manutenzione agli impianti sotto accusa, ha ammesso che non vide mai nessuno che svolgeva quel compito. A conferma di quello che aveva riferito un teste qualche udienza fa, che disse che in circa quindici anni non vennero mai eseguiti interventi di manutenzione nel raccordo da cui si verificò l’enorme perdita di olio combustibile che raggiunse le spiagge.

Dalla banchina di Fiumesanto, dove si scaricava l’olio destinato ai gruppi 1 e 2, furono sversate in mare e sulle coste tonnellate di carburante a causa della rottura di un tubo. Lo sversamento interessò l’intero golfo e deturpò uno dei paesaggi più belli del Mediterraneo. Il grosso dell’olio si spiaggiò fra Platamona e Marritza, lasciando però più di una traccia sui litorali e sulle rocce della Gallura, senza risparmiare Porto Torres e il Parco nazionale dell’Asinara. Sul banco degli imputati, per quel disastro ambientale, ci sono tre dirigenti di E.On, Endesa ed Enelpower. Le accuse a loro carico sono di crollo colposo aggravato dalla previsione dell’evento (riferito alla rottura dell’oleodotto) e deturpamento delle bellezze naturali. Il processo è stato rinviato al 30 giugno.

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