Processo ‘marea nera’, il teste d’accusa: “Fu incuria, l’incidente si poteva evitare”

L’incidente che l’11 gennaio 2011 causò la fuoriuscita di diverse migliaia di litri di olio combustibile dalla termocentrale di Fiumesanto, che raggiunsero la costa nord dell’isola dall’Asinara a Santa Teresa, si sarebbe potuto evitare. Fu l’incuria e la mancata manutenzione a causare quella che venne da subito chiamata “Marea nera“. Lo ha riferito questo pomeriggio in tribunale a Sassari Luciano Piroddi, capo reparto movimento combustibili della termocentrale E.On. Il teste d’accusa ha confermato in aula che non vennero mai eseguiti interventi di manutenzione da quando, una quindicina di anni fa, venne costruito il raccordo da cui quattro anni fa si verificò l’enorme perdita di olio combustibile che raggiunse le spiagge. Dalla banchina di Fiumesanto, dove si scaricava l’olio combustibile destinato ai gruppi 1 e 2, furono sversate in mare e sulle coste tonnellate di carburante a causa della rottura di un tubo. Lo sversamento interessò l’intero golfo: il grosso dell’olio si spiaggiò fra Platamona e Marritza, lasciando però più di una traccia sui litorali e le rocce della Gallura, senza risparmiare Porto Torres e il Parco nazionale dell’Asinara. Sul banco degli imputati per quel disastro ci sono tre dirigenti di E.on, Endesa ed Enelpower. Le accuse sono di crollo colposo aggravato dalla previsione dell’evento (riferito alla rottura dell’oleodotto) e deturpamento delle bellezze naturali. Il processo è stato rinviato al 21 aprile, quando in aula ci sarà la testimonianza del vicedirettore dello stabilimento, Livio Russo.

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