La Regione nel 2010: “Tagliate pure…”. Ecco come nasce il Caso Marganai

Alla fine del 2009, negli uffici del Servizio impatti ambientali della Regione arriva un corposo fascicolo. È il progetto di ripristino del governo a ceduo nell’area del Monte Linas – Marganai. Tradotto: Ente foreste e Comune di Domusnovas hanno intenzione di radere al suolo 300 ettari di lecceta (ora sono diventati 550) di proprietà regionale, acquistata nel 1979 dall’allora Azienda foreste demaniali per la modica cifra di un miliardo e 100 milioni di lire. Obiettivo: trasformare i lecci in legna da ardere. La materia è delicata, visto che il compendio in questione è un sito di importanza comunitaria, la sua gestione sottostà alla cosiddetta Direttiva habitat e fa parte della rete Natura 2000. In sostanza, il “cuore della politica comunitaria in materia di conservazione della biodiversità, che ha lo scopo di salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato”.

Un concetto abbastanza chiaro, che sembra fare a botte con l’idea di buttar giù 300 ettari di foresta. Vero è che gli ettari all’interno dei confini del SiC propriamente detto sono 16, ma la valutazione di incidenza ambientale – dicono le norme – si applica anche agli interventi che “pur sviluppandosi all’esterno dell’area, possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito”. È proprio il caso del Marganai, come dimostrano le mappe dei tagli contenute nel fascicolo.

Eppure, dopo uno screening, il Savi accorda il nullaosta senza sottoporre il progetto alla valutazione  di incidenza ambientale, malgrado questo debba applicarsi a “qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito o proposto sito della rete Natura 2000, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti e tenuto conto degli obiettivi di conservazione del sito stesso”.

Come giustifica il Savi questa scelta? Scrive l’allora direttore del Servizio Franca Leuzzi – che in seguito sarà nominata direttore generale dell’assessorato all’Ambiente e attualmente è capo di Gabinetto dell’assessore Donatella Spano – che “gli interventi nel loro complesso non sembrano poter avere effetti significativi sugli habitat e sulle specie riportate nel formulario standard del sito Natura 2000 e pertanto si valuta che il progetto non deve essere sottoposto a procedura di valutazione di incidenza”.

Purtroppo, cinque anni dopo accade esattamente il contrario, come documentato dall’aggiornato Piano di gestione del compendio, in cui si evidenza chiaramente quanto la prima stagione di tagli a raso (35 ettari di lecceta abbattuta, compresi i 16 ettari all’interno dei confini del SiC) abbia influito negativamente sull’habitat e sulle specie presenti nel Marganai. “I tagli sono stati nefasti”, precisano gli esperti che da quasi un anno monitorano l’area interessata dalla ceduazione. Non sarà mica il caso di rivedere le scelte del passato? Forse sì. E infatti il nuovo direttore del Savi Gianluca Cocco, nell’ottobre scorso fa sapere all’Ente foreste che i piani e i progetti che interessano i SiC dovrebbero passare al vaglio del Servizio impatti.

Anche perché, sulle prime, i risultati “nefasti” della prima stagione di tagli erano forse ipotizzabili e prevedibili, soprattutto se si decide di radere al suolo centinaia di ettari di foresta. E d’altronde, sul tema sarebbe stato sufficiente dare un’occhiata alla letteratura scientifica (vedi sotto), che con le motoseghe – soprattutto in aree ‘protette’ – non è mai andata tanto d’accordo.

Pablo Sole

sole@sardiniapost.it

 

“Si ritiene che la ceduazione abbia determinato o per lo meno favorito la degradazione di numerosi boschi italiani” (Piussi P., Selvicoltura generale. Utet, Torino – 1994).

“Schema riassuntivo degli effetti del taglio raso: modificazioni della flora arbustiva ed erbacea spontanea; accumulo della sostanza organica e degradazione patologica; modifiche al pedoclima; uniformità del sistema radicale; perdita degli elemnti nutritivi; diminuzione della porosità del suolo; decomposizione rapida o scomparsa della lettiera; erosione del suolo; peggioramento delle condizioni di vita per la microflora e microfauna; peggioramento delle proprietà chimiche del suolo; Peggioramento delle proprietà fisiche del suolo (Cappelli M., Selvicoltura generale. Edagricole, Bologna – 1991)

 

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