Ddl Eco-reati. Contrordine sull’airgun, non sarà più reato

 

Cambiare la norma del ddl sugli ecoreati con cui il Senato ha vietato l’utilizzo degli “airgun“, gli spari ad aria compressa effettuati dalle compagnie petrolifere per rilevare la presenza dei giacimenti di idrocarburi sottomarini. Il presidente del Consiglio Matteo  Renzi e il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti chiedono alla Camera, dove il ddl sta per approdare in terza lettura, di ribaltare la decisione con cui Palazzo Madama ha equiparato l’airgun a un reato punibile da uno a tre anni lo scorso 4 marzo. Nell’Isola, si è incominciato a parlare di airgun in seguito alle richieste di “Schlumberger Italia” e “TGS Nopec Geophysical Company Asa” di ricorrere alla tecnica delle bombe d’aria su un’area di oltre 21.000 chilometri quadrati del Mar di Sardegna compresa tra Capo Mannu (Or) e Capo Argentiera. Alla Schlumerger aveva detto no il Ministero dell’Ambiente lo scorso 7 novembre. Alla base del diniego l’eccessiva vicinanza all’area marina protetta del Santuario dei Cetacei della zona in cui la Schulemberg avrebbe ispezionato i fondali alla ricerca di idrocarburi.

Oggi però è lo stesso ministro Galletti a contestare la norma anti airgun (delle esplosioni di intensità variabile tra i 240 e i 260 decibel previste ogni 15 secondi per ventiquattro ore al giorno). In una recente intervista,  ha infatti affermato che “o si approva il testo così com’è e lo si cambia in un secondo momento con un atto ad hoc oppure si cambia direttamente alla Camera previa intesa di procedere con una votazione spedita in Senato (senza, cioè, apportare ulteriori modifiche che varrebbero un quarto passaggio a Montecitorio, ndr) con le forze politiche”. Per Galletti, “la soluzione è in ogni caso molto semplice:  si prepara uno studio sullo spostamento dei grandi cetacei e si ricorre all’airgun solo quando si è sicuri di non creare problemi a balene e capidogli”. Non una parola da parte del ministro sui danni che l’airgun potrebbe arrecare al pescato né una riflessione più ampia sull’impatto ambientale delle trivellazioni.

Più che probabile a questo punto un’immediata modifica al testo, come ipotizzato da Ermete Realacci, presidente Pd della Commissione Ambiente della Camera, che ha parlato di “interventi chirurgici”.

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