Olbia, un anno dopo. Soldi bloccati, canali ostruiti e opere sulla carta

Se piovesse come quel 18 novembre, a Olbia potrebbe replicarsi il disastro. L’alluvione ha lasciato morti e danni, ma soprattutto soldi in cassa. Soldi del Governo, mai arrivati. Soldi della Croce Rossa, invischiati nelle strettoie della solita burocrazia. Ma anche soldi nelle casse del Comune. Ci sono quei 30 milioni di euro inchiodati a un totem, il Patto di Stabilità, che sembra come una norma dello Statuto Albertino: fuori dal tempo oltre che fuori luogo. Oppure i soldi che il Comune ha e potrebbe spendere, a sentire l’opposizione di centrodestra, che non spende per chissà quale motivo. Una situazione sconcertante, sperando solo che un nuovo ciclone non faccia pagare ancora una volta il conto ai cittadini. Ma partiamo dalle denunce del sindaco Gianni Giovannelli e dalla situazione sul fronte della sicurezza.

Ci vogliono 120 milioni di euro per le opere strutturali: sono 30 i milioni bloccati dal Patto di Stabilità

Opere strutturali. Quelle che in undici mesi non sono state fatte. Per evitare un nuovo 18/11. Il Comune di Olbia quantifica i costi in 120 milioni di euro. Giovannelli, in una intervista alla Nuova Sardegna, rimarca come “Olbia oggi è in grado di affrontare piogge normali, non straordinarie”. Interventi straordinari e strutturali come l’allargamento dei canali, la sistemazione di vasche di laminazione, griglie e opere che evitino che dalle sorgenti a monte arrivi sui canali una montagna d’acqua straordinaria: sono queste le soluzioni per evitare che si rischi la medesima esondazione dei canali che ha messo in ginocchio Olbia undici mesi fa. “La cosa incredibile è che lo Stato non ascolta – dice Giovannelli – ci impedisce di spendere i nostri soldi dal momento che abbiamo 30 milioni di euro fermi, risorse che potremmo utilizzare ma che il Governo preferisce bloccare con il Patto di Stabilità”. Lo stesso Patto di Stabilità che undici mesi fa e nelle ore immediatamente successive all’alluvione, il presidente del Consiglio (Enrico Letta) e il ministro dell’Ambiente (Andrea Orlando) avevano promesso solennemente di sbloccare per i fondi necessari agli interventi del post alluvione. Promesse mancate, è fin troppo ovvio dirlo.

La denuncia dell’opposizione: quasi un milione di euro fermo nelle casse del Comune

Ma oltre i soldi che non si possono spendere per colpa del Governo e dell’Europa, ci sarebbero anche quelli che non si spendono per colpa del Comune. Almeno questa è l’accusa che muove l’opposizione di centrodestra che, in una conferenza stampa davanti al ponte sul Rio Siligheddu, nel quartiere Isticcadeddu, uno dei più colpiti dall’alluvione del 18 novembre, denuncia la mancata erogazione di oltre 900 mila euro per venire incontro alle necessità delle famiglie colpite dall’alluvione. Non opere strutturali, dunque, ma bisogni quotidiani. Considerato che si tratta di fondi che sono arrivati da donazioni (comprese quelle della famiglia Moratti) nella grande operazione di solidarietà, la colpa sarebbe anche più grave. Del milione e 755 mila euro complessivi, ci sarebbero in cassa 913 mila euro da spendere subito. Completamente svincolati dal Patto di Stabilità. Si tratta degli stessi soldi che hanno costituito il tesoretto con il quale il Comune, da febbraio a giugno, ha consegnato 800 euro alle famiglie alluvionate. Ma non a tutti evidentemente. “Su 1200 domande, ne sono state evase solo una parte – spiega Marco Piro, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale – perché il 40% degli alluvionati non ha preso un euro”.

Due milioni di euro nel bilancio per il 2014: “Non sono abbastanza”

Nel bilancio di previsione 2014 approvato dal Consiglio comunale a luglio sono stati destinati due milioni di euro per i singoli cittadini alluvionati e 100 mila euro per le imprese: soldi che servono per il ristoro dei danni subiti. Non abbastanza secondo l’opposizione, che denuncia la scarsa attenzione dell’amministrazione anche sul fronte, denunciato dallo stesso Giovannelli, della sicurezza. “Abbiamo l’80% dei canali sporchi o ostruiti, ma il sindaco se ne accorge solo adesso – attacca Pietro Carzedda – quando fino ad oggi ha impegnato pochi spiccioli per le opere di mitigazione del rischio. Noi lo denunciamo da agosto”. Il centrodestra chiede poi chiarezza sugli importi dei conti correnti dedicati a raccogliere risorse a favore della popolazione colpita dall’alluvione, consegnando gli elenchi delle persone ammesse a ricevere aiuti economici e beni materiali. Infine si chiede all’amministrazione di riaprire i termini, per il tempo strettamente necessario, per consentire ai cittadini che non sono riusciti a farlo in precedenza, di presentare le domande di segnalazione del danno e richiesta di rimborso.

I soldi della Croce Rossa ancora bloccati in attesa di un nuovo bando

Tra i soldi in cassa ci sono anche quelli della Croce Rossa. Ancora una volta donazioni, ancora una volta bloccate da meccanismi burocratici davvero incomprensibili. Perché i criteri di distribuzione degli oltre 5 milioni di euro raccolti dalla Croce Rossa per tutta la Sardegna sono stati stabiliti a undici mesi dall’alluvione. E la procedura dovrà passare attraverso un bando, per il quale dovranno essere presentate nuove domande e dovrà essere stilata una graduatoria. Altre lungaggini e altro tempo prima di vedere i soldi donati dalle persone da tutta Italia per la Sardegna con un mare di sms. Il bando individuerà tre categorie per l’assegnazione delle donazioni: i familiari o conviventi delle vittime, le famiglie la cui abitazione principale sia stata colpita dall’alluvione e soggetta a sgombero e infine i beni mobili registrati ad uso privato, quindi le automobili, danneggiati dall’alluvione. Bando e modello di domanda saranno predisposti dalla Croce Rossa, in accordo con la Regione e ne verrà data comunicazione tramite avviso pubblico massimo entro un mese. In seguito sarà la Protezione civile ad occuparsi della gestione informatica delle domande, mentre la graduatoria finale e la determinazione del contributo saranno definiti dalla Croce Rossa. Solo che Olbia tutto questo lo ha già. Il Comune di Olbia ha una banca dati sui danni dell’alluvione molto precisa e puntuale, con domande di risarcimento danni e contributi ricevuti. Ma nonostante questo si dovrà ripartire da zero.

Giandomenico Mele

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