New York, De Blasio: un ‘vero’ democratico italiano

Nel bailamme che avvolge il cosiddetto Partito Democratico, sia in Italia che in Sardegna, quale possiamo definire il miglior ‘fauno’ tra i politici italiani di questo partito? Per me la risposta è semplice: Bill de Blasio, neo sindaco di New York ! Ho seguito e sto seguendo da vicino il successo di questo omone americano con sangue italiano, e non trovo paragoni abbinabili coi politici nostrani e neanche con i suoi pari-partito americani, Obama incluso.

Meno di un anno fa, nella tarda primavera 2013, il cinquantaduenne Bill De Blasio era consigliere dell’opposizione e Public Advocate dell’ultimo governo Bloomberg. Era molto vicino alla gente, rintuzzava e argomentava sulle decisioni a favore dei ricchi del multimilionario Bloomberg e sulla mancanza di garanzie per le classi meno abbienti. Quando annunciò che avrebbe voluto correre come Sindaco, i sondaggi gli assegnarono l’ultima posizione nei ‘pool’ dei cinque candidati alle primarie democratiche.

La sua rincorsa, fatta in umiltà, creando un impressionante numero di volontari in ognuno dei quartieri della città durante l’estate, ed il crescente consenso nei cittadini del ceto medio e quello più povero, l’hanno portato a vincere a sorpresa le primarie e poi a stracciare l’avversario Repubblicano Joe Lhota nelle elezioni dello scorso Novembre con un impressionante 73% di preferenze.

Un fenomeno mai visto prima a New York tra i 108 sindaci che lo hanno preceduto, ed il ritorno di un candidato democratico dopo quasi vent’anni di governo Giuliani-Bloomberg. La gente comune, compresi gli stessi Repubblicani o i Democratici più aristocratici, hanno iniziato ad apprezzare la sua faccia pulita, la sua semplicità, la sua chiarezza, la sua decisione nell’affrontare le riforme sulla tassazione, l’educazione la costruzione di case popolari. Sopratutto il suo modo di stare con la gente.

L’ho conosciuto personalmente a metà Ottobre, nella parata del Columbus Day sulla 5th Avenue, quando avevo appena accettato di appoggiare da volontario la sua candidatura. Camminandogli al fianco per tre ore ho avuto la possibilità di scambiare alcune battute con lui, di parlargli della Sardegna e di constatare come lui sappia parlare un italiano fluente. ” Ah Sardegna, Costa Esmeralda…” ari cumenzau come tutti. ” No Bill, mera mellusu al sud. South, you know…Villasimius, Cagliari, Chia. We have one of the most beautiful and ancient city in the world, Cagliari ” ho rintuzzato.

” Voglio venire. La prossima volta che vengo in Italia e porto la mia famiglia dai mie parenti a Benevento..you know”. Bill viene da una infanzia non semplice. il padre, un alcolizzato, si era suicidato, lui è cresciuto molto con la madre e negli ambienti più difficili di Brooklyn, e ha dedicato la sua carriera ai diritti dei lavoratori. Ha un forte senso della famiglia.

Porta sempre con se la graziosa moglie (di colore) Chirlane Mc Cray e i due figli Chiara (19 anni) e Dante (16 anni). Chirlane è anche lei una attivista. Lo segue in tutte le manifestazioni e spesso parla per lui o prima di lui negli incontri pubblici e istituzionali. Il suo cavallo di battaglia sarà quello di dare a tutti i bambini di New York dai 3 ai 5 anni, un pre-kindergarten (asilo) gratuito, realizzandolo con una extra-tassazione di circa 973 $ all’anno che colpirà solo i cittadini che guadagnano oltre i 500.000 $ all’anno. e le decina di migliaia di milionari che popolano Manhattan. Lo ha ribadito il 1 Gennaio nel giorno del suo insediamento alla City Hall.

“Tre dollari al giorno. Si tratta del costo di un cappuccino o un croissant giornaliero dal vostro Starbucks locale. I più ricchi, che rappresentano l’1% della popolazione possono donare ai più poveri e far si che le due estremità di questa città si possano incontrare e ognuno abbia la possibilità di emergere “, ha detto girandosi verso l’ex Michael Bloomberg e il Governatore dello stato di NY Andrew Cuomo che lo seguivano nell’area VIP un pò irrigiditi, mentre Bill e Hillary Clinton sorridevano soddisfatti.

Io li guardavo divertito da una ventina di metri di distanza, nella prima fila difronte al palco dove avevo l’incarico di far accomodare i parenti e gli amici del sindaco, della nuova Public Advocate Letitia James e del City Comptroller Scott Stringer. La cerimonia era per loro tre che, in tipico stile americano, avrebbero giurato fedeltà alla costituzione e al ruolo assegnato. In questa prima settimana di ‘governo’ big Bill ha interpretato subito con decisione e semplice umanità il suo ruolo pubblico al servizio dei cittadini, vicinissimo ai cittadini.

Il suo insediamento fatto in pompa magna nel piazzale del Comune downtown, aveva un diverso pubblico rispetto ai suoi predecessori.
Anziché pochi intimi altolocati da viziare poi nelle stanze chiuse (come per i tre mandati di Bloomberg) Il piazzale era stato organizzato per accogliere 5000 persone sedute sulle seggioline, in stragrande maggioranza latinos, portoricani,dominicani, italo-americani, gente di colore. L’hard core dei cittadini newyorchesi che lavorano senza lamentarsi e che si erano prenotati on line per assistere al suo insediamento. A tipu Zedda, vero?

Unu frius de galera eppure erano tutti li sorridenti, addirittura commossi per l’introduzione fatta da una music star-attivista come Harry Belafonte che ha ricordato il prezioso lavoro sociale svolto da Big Bill. Lui, big Bill era giunto nel piazzale In metropolitana (non con l’auto blu) con la moglie e i figli. E li ha voluti al suo fianco mentre Bill Clinton lo faceva giurare sulla Bibbia.

Una americanata direte voi, eppure sono queste le cose che lo fanno sentire vicino alle persone. Come il ricevimento subito dopo per tutti i 5000, nei tendoni riscaldati, con panini all’italiana, cioccolata calda e una tazza di plastica con coperchio come ricordo da portarsi a casa e da usare ogni mattina per il caffè in metrò con i nomi del trio che guiderà la città. Il giorno dopo, il 2 Gennaio, con la neve che ci aveva sommerso, il TG delle 8 del mattino si apriva col collegamento in diretta dalla sua casa popolare a Brooklyn, con Big Bill che spalava neve difronte all’ingresso e spiegava come è meglio piegarsi sulle gambe e spingere a fondo con la pala per non farsi male alla schiena e ai reni. ” Io faccio questa metà poi continua Dante che sta ancora dormendo, ma ora lo sveglio.” Troppu togu…

Ieri era la volta del suo insediamento nella Grace Mansion, la villa comunale del 1800 immersa nel parco sulla East Side all’altezza della 86° strada a Manhattan, dove vivrà e si trasferirà con la famiglia per la durata del suo mandato. Li, altra novità, ha voluto incontrare i cittadini che si erano prenotati per stringergli la mano e fare una foto con loro che verrà mandata via email. Un altro evento mediatico inusuale della sua amministrazione. La gente ha atteso anche due-tre ore in piedi al freddo per quei 30 secondi di gloria col Sindaco.
Questa volta, arrosciu del volontariato, mi son registrato come giornalista, convincendo l’addetta stampa incaricata che ha controllato online la mia richiesta e il nostro sito. Sardiniapost.it the only Italian Press present at Grace Mansion.

Quando è giunto il mio turno di incontrare il Cindaco per un saluto e la foto insieme ho abbozzato un:
” Hi Bill, come stai, ti ricordi di me ?”
E lui ” Bene bene, grazie”.
Poi con mia enorme sorpresa (anche se non lo pensava) ha aggiunto “Sono contento che tu sei qua..”
E boh…un pò emozionato non ho trovato di meglio che lecchinarlo dicendogli (questa volta in inglese) ” Sei l’uomo politico più amato in Italia…..”.

Sentite l’audio di questo momento nel brevissimo video fatto, di sgurviola, col mio Iphone. Un piccolo scoop che il mondo delle comunicazioni ci permette oggi.

Oggi, giorno della Befana, scrivo questo pezzo in esclusiva per sardiniapost mentre leggo i media locali univoci nel riconoscergli leadership e cambiamento. Contemporaneamente leggo le notizie web dalla Sardegna così poco uniformi nel parlare dei nostri 7 personaggi in cerca di Governo regionale, nonostante la ventata innovativa per la presenza di persone come Kelledda Murgia e il Prof. Francesco Pigliaru. Intanto io tifo Bill come il Cagliari Calcio e mi domando: se la politica qui, nella città più importante e delicata nel mondo, riesce ad esprimere un cambiamento così radicale dello status quo (dopo vent’anni di governo di parte a favore degli interessi dei più ‘ricchi’) sarà mai possibile anche da noi in Sardegna dare una svolta con personaggi realmente democratici nell’animo e nell’intelletto e non servi delle gerarchie di partito? Vedremo, intanto tra qualche settimana rientro in Sardegna per votare, che ne ho tanta voglia!

Pietro Porcella

 

 

 

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