ENOSIM, Il posto delle anime erranti di Thierry Konarzewski

C’è un’isola che profuma di mirto e di salsedine, figlia di un vulcano previdente che l’ha fatta emergere dal mare perché fosse un approdo sicuro per i viaggiatori. Un antico popolo marinaro la chiamò Enosim, letteralmente l’isola dei rapaci. Ancora oggi i falchi ci tornano ogni anno numerosi, dopo un lungo viaggio migratorio, per librarsi altissimi sopra le bianche falesie a picco sul mare. Un luogo dove la natura mostra la sua anima libera e resistente, che riesce sempre a sorprenderci.

È lo stesso posto dove le onde portano spesso a riva relitti di plastica estenuati da un lungo peregrinare attraverso mari tempestosi. Rifiuti del quotidiano, ormai inutili e reietti, che si fanno metafora di una specie umana che non riesce a sorprenderci, prigioniera del suo cieco “progresso”.

C’è poi un artista che è approdato su questo posto, oggi chiamato Isola di San Pietro, anche lui dopo aver viaggiato a lungo. Si chiama Thierry Konarzewski, è stato in Africa, nel  Benin, dove ha trascorso i primi anni della sua vita in un villaggio sperduto nella boscaglia e ha conosciuto l’animismo. Vive fra Parigi e Carloforte, per proseguire il suo viaggio nel mondo dell’arte.

Quest’isola è il porto sicuro per la sua anima e su quest’isola cammina senza sosta in un lungo e paziente viaggio, alla ricerca di volti e di anime spiaggiate. Si mostrano come pezzi di plastica ma questo “esploratore dell’invisibile” riesce a trasfigurarli in inquietanti e sorprendenti metafore dell’ottusità umana.

“ENOSIM Il posto delle anime” è il suo sguardo amorevole su questo popolo naufrago a cui riesce a dare una nuova identità, a coglierne le fattezze e il respiro. La mostra, curata da Raffaella Venturi è allestita al Cartec – Cava Arte Contemporanea, l’affascinante spazio sotterraneo all’interno dei Giardini Pubblici e sarà visitabile dal 22 marzo al 14 maggio 2017.

Thierry Konarzewski è un viaggiatore dell’irreale che ci accompagna in un luogo accessibile solo alle anime libere che, come i falchi di Enosim, riescono a volare altissime sulle scogliere dell’immaginario. Le sue opere sono un distillato di purissima astrazione, una sublimazione della visione dalla bellezza ancestrale che emerge solo quando un artista riesce a stabilire un contatto più profondo, superando la banalità del visibile per addentrarsi nei sentieri dell’utopia.

“Ma — avverte l’autore —  I nostri rifiuti hanno un’anima, sono di una bellezza pericolosa. Essi sono il frutto dei nostri gesti, lo specchio della nostra civilizzazione e la nostra futura memoria poiché essi ci sopravvivranno”.

“Questi volti siamo noi — aggiunge Raffaella Venturi nel catalogo che accompagna la mostra— C’è tutta la nostra storia, la nostra materica storia. Sono la nostra zavorra, la nostra manutenzione quotidiana. Cose abiette che non volevamo più vedere e che invece ritornano, a disturbare il sonno della nostra ragione”.

“ENOSIM Il posto delle anime” non è solo lo straordinario e visionario affresco dove si riflettono le suggestioni e le emozioni dell’artista ma anche un accorato grido d’allarme. Konarzewski esemplifica, con le sue “anime erranti”, il contributo che l’arte può dare al mondo.

Le sue creature evocano il provocatorio paradosso caro a Hubert Reeves, grande e vecchio saggio del mondo ambientalista «Ciò che fino ad oggi ci ha salvato fin dall’origine della nostra specie, ovvero l’intelligenza, è ciò che oggi ci minaccia».

Enrico Pinna

Total
0
Shares
Загрузка...
Related Posts
Total
0
Share