Eurallumina, disastro ambientale: sì al processo. All’orizzonte nuova centrale

Verrà celebrato il processo per disastro ambientale in concorso e traffico illecito di rifiuti speciali, pericolosi e non, contro i dirigenti dell’Eurallumina, fabbrica del Sulcis. Questa mattina, a Cagliari, sono infatti stati rinviati a giudizio l’amministratore delegato Vincenzo Rosino e Nicola Candeloro, direttore dello stabilimento. L’ha deciso il gup Lucia Perra. La prima udienza davanti al tribunale monocratico sarà il 24 marzo 2016.

2009: scatta il sequestro

L’inchiesta condotta dal pm Marco Cocco prende le mosse nel marzo del 2009, in seguito alla rottura di una condotta utilizzata per trasportare l’acqua di falda proveniente dalla sala pompe della vicina centrale Enel e da altri punti dell’agglomerato industriale fino allo stabilimento dell’Eurallumina. E da qui al bacino dei fanghi rossi, dopo essere stata impiegata nel ciclo di lavorazione dell’allumina. Ecco perché è scattato il sequestro sia della Sala pompe dell’Enel sia del Bacino dei fanghi rossi. Il punto è che quelle acque – contamintare da fluoruri, boro, manganese e arsenico oltre i limiti previsti –  dovevano essere smaltite in appositi impianti. Ma così non è stato fatto. L’inchiesta della procura cagliaritana ha anche evidenziato l’esistenza di un vero e proprio sistema “Eurallumina”, di un “sodalizio”, cioè, dotato di “un organigramma e di strategie” e basato su “accordi” utili a farla franca. Con radici profonde anche nel mondo della politica provinciale e regionale.

Filtrare l’acqua per eliminare l’arsenico

Come è emerso dalle intercettazioni, i responsabili dell’Eurallumina erano a conoscenza delle acque contaminate utilizzate nei loro impianti. Nonostante gli inquirenti tenessero segreto il teorema dell’inchiesta, in una conversazione tra Candeloro e Rosino del 24 settembre 2009 (il giorno successivo al sequestro del bacino dei fanghi rossi, n.d.r), Rosino, uomo sempre ben informato, sostiene che “quello che gli inquirenti troveranno nel bacino sarà quello che pompano dall’acqua dell’Enel, e che proprio questo è ‘il teorema del sequestro’”. All’osservazione di Rosino, Candeloro risponde che “bisogna redigere una relazione tecnica per smentire il tutto”.

Subito dopo il sequestro, il problema maggiore per Candeloro e Rosino riguarda dunque le analisi dell’acqua di falda contaminata. Emblematica, in tal senso, la telefonata tra Candeloro e Edoardo Suardi, direttore di Saras Ricerche (che non risulta iscritto nel registro degli indagati), il quale sostiene che “basta filtrare l’acqua prima delle analisi e si trovano molti meno metalli e, come per magia, l’arsenico scompare”. Addirittura, Sartec avrebbe preso accordi con Arpas per eseguire in questo modo analisi riferibili a numerosi casi di siti inquinati: “la pratica è comprovata dall’esperienza fatta nell’ambito della bonifica della Bridgestone di Macchiareddu di cui proprio Sartec si era occupata”.

Accordi di programma, protocolli d’intesa e i soldi della Regione per la nuova centrale a carbone

Le indagini non hanno impedito né ai dirigenti dell’Eurallumina né al governo Renzi di sottoscrivere un accordo di programma (100 milioni di euro, 74 di agevolazioni) che prevede la realizzazione di una nuova centrale a carbone da 285 mwt a poche centinaia di metri dall’abitato di Portoscuso, in un contesto ambientale duramente provato da anni di veleni. Una legge approvata dal Consiglio regionale il 1 febbraio 2013 stabilisce inoltre l’istituzione di una newco tra Rusal (società che controlla lo stabilimento di Portovesme) e Regione, che chiama in ballo anche la Sfirs. Con quell’atto si stabilisce il finanziamento di venti milioni di euro provenienti dal bilancio regionale la nuova centrale termoelettrica. La giunta Pigliaru pareva intenzionata a fare marcia indietro, modificando quella legge in maniera tale da finanziare l’opera con fondi del Piano Sulcis. E per questo ha depositato un disegno legge in Consiglio regionale l’11 luglio 2014, che oggi giace dimenticato sotto altri duecentodieci dl. Il denaro che balla è dunque sempre quello del bilancio regionale. Con il ministero dell’Ambiente, il dicastero allo Sviluppo economico e la Regione è stata poi sottoscritto un protocollo d’intesa in cui l’Eurallumina formula la richiesta d’innalzamento del bacino dei fanghi rossi di ulteriori 10 metri sul livello del mare (da + 36 a +46). Nel documento si definisce anche il rimborso che l’Eurallumina deve corrispondere agli enti pubblici per le attività di messa in sicurezza del bacino svolte dal 2009 ad oggi.

Proprio domani verrà ri-presentato al Savi il piano di ammodernamento della raffineria di allumina dell’Eurallumina, che comprende anche la centrale a carbone.

Piero Loi

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