Cambiamenti climatici e taglio alberi: “Città da ripensare, sì a foreste urbane”

“Tagliare gli alberi se mettono a rischio l’incolumità delle persone è un’ovvietà (soprattutto in un’epoca di
repentini cambiamenti climatici, con i fenomeni connessi come quello che nei giorni scorsi ha coinvolto Cagliari e tutto il Sud Sardegna), ma non è la soluzione senza un progetto in prospettiva. È necessario ripensare il verde urbano, non solo aumentandone le quantità procapite ma puntando alla creazione delle foreste urbane”.

È la posizione di Teresa De Montis, presidente dell’Ordine degli architetti della Città Metropolitana di Cagliari e della Provincia del Sud Sardegna, in merito a quanto sta accadendo in questi giorni in città, dai 100 millimetri di acqua venuti giù nell’arco di un’ora e al dibattito pubblico che si è aperto sul taglio degli alberi in alcune delle vie più importanti.

“È impensabile ragionare per compartimenti stagni senza mettere in relazione questi temi – prosegue – Non possiamo più chiamare ‘straordinari’ fenomeni atmosferici legati ad una vecchia concezione dello sviluppo delle città”, prosegue.

Oggi la metà della popolazione mondiale vive nelle aree urbane che rappresentano il 2 per cento della superficie del pianeta. Entro il 2050 sarà il 70. In Sardegna già oggi il 70 per cento della popolazione vive in centri con più di 5mila abitanti, in una Regione dove 314 comuni su 377 ne hanno meno. Nelle aree urbane si concentra l’80 per cento delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera.

“Le nostre città vadano ripensate, riprogrammate con una progettazione che tenga conto delle repentine trasformazioni di questi ultimi decenni. Ecco perché sul tema del verde, non possiamo limitarci alla discussione sul taglio o meno degli alberi, ma puntare sulle foreste urbane come sistema infrastrutturale cittadino, ossia alla messa in rete con un progetto coordinato dell’insieme di viali alberati, grandi parchi, giardini, ville storiche, verde di quartiere, verde architettonico compreso il verde verticale e i tetti verdi”, spiega De Montis.

E la proposta: “A tal proposito le cosiddette coperture verdi devono essere impiegate in maniera massiccia (più del 30% delle coperture cagliaritane sono adatte perché piane), hanno costi contenuti e sono capaci di ridurre l’inquinamento termico, combattere gli effetti dei cambiamenti climatici compresi i violenti nubifragi”.

Un recente studio di Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), conferma che queste coperture sono in grado di assorbire fino al 50 per cento di acqua piovana e ne regolano, rallentandolo, il deflusso delle acque nel sistema idrico della città.

Un altro importante aiuto – secondo gli architetti – può arrivare da nuove forme di pavimentazione delle strade, parcheggi e cortili. Se da una parte è necessario ridurre il cemento e dunque, laddove possibile, sostituirlo con aree verdi, dall’altra impiegare pavimentazioni permeabili di ultimissima generazione capaci di assorbire e disperdere le piogge, anche quando scendono in grandi quantità.

“Se vogliamo offrire un contributo reale al miglioramento delle nostre città e dunque delle nostre vite, dobbiamo cambiare radicalmente il modo di ragionare e progettare, sia in ambito pubblico che in ambito privato, approfittando di ciò che gli studi e la tecnologia ci mettono a disposizione”, conclude la presidente.

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