Vaccini a rilento, troppe partite aperte. Medici base: ‘Con Giunta non è chiusa’

Sardegna sempre maglia nera nella somministrazione dei vaccini agli over 80, la prima fascia di popolazione a cui vanno somministrate le dosi anti-Covid per potenziare gli anticorpi dopo la priorità riconosciuta al personale sanitario di ospedali e Rsa. Adesso viene fuori un dettaglio di non poco conto che spiega molto sul record negativo della nostra Isola: l’accordo tra Regione e medici di base non è affatto chiuso. Lo conferma a Sardinia Post Umberto Nevisco, il segretario di Fimmg Sardegna, la federazione che raccoglie i professionisti del settore.

Dunque i medici di famiglia non sono ancora mobilitati nella somministrazione dei vaccini agli over 80. Non è affatto chiusa l’intesa che serve a far marciare spedita l’inoculazione delle dosi coinvolgendo anche i medici più prossimi agli anziani. “Il 7 marzo abbiamo ricevuto la bozza di accordo, martedì 9 l’abbiamo rispedita con le osservazioni, ma al momento non ci è pervenuta alcuna risposta”.

Nevisco spiega le richieste avanzate dai medici: “Abbiamo dato la nostra disponibilità a vaccinare a domicilio gli anziani che non possono muoversi di casa. Parliamo di un tre per cento rispetto ai 117mila over 80 che si contano nell’Isola”. Sono circa 30mila persone. La trattativa è avvenuta nel tavolo tecnico di contrattazione che all’interno della Fimmg si chiama Comitato regionale della medicina generale.

I medici di famiglia hanno proposto anche una seconda correzione alla bozza arrivata dall’assessore alla Sanità, Mario Nieddu. “Siamo pronti a continuare la campagna di vaccinazione anche sul resto della popolazione”. Ma ovviamente negli ambulatori serve personale. Del resto, la somministrazione delle dosi che sta gestendo l’Ats guidata da Massimo Temussi è possibile grazie a una catena organizzativa che si sta rivelando impeccabile ma impiega più figure.

Lo spiega lo stesso Nevisco. “Le adesioni alla campagna vaccinale avvengono via Cup-Web”, quindi gli inviti tramite sms e relativa iscrizione sulla piattaforma dedicata. C’è poi “chi materialmente verifica quelle stesse adesioni”. Si passa poi alla “compilazione della cosiddetta cartella anamnestica di ogni singolo paziente”. Il passaggio che segue è la preparazione delle dosi prima della vaccinazione vera e propria che va successivamente registrata su un’altra piattaforma “denominata Avacs”. “È evidente che la procedura non può essere a totale carico dei medici di famiglia per ovvie ragioni di tempo”.

Adesso si attende che la Giunta, per il tramite di Nieddu, decida cosa fare con le osservazioni presentate dalla Fimmg alla bozza di accordo. Senza quella i medici di famiglia non possono cominciare a vaccinare i propri pazienti. Anche perché le dosi anti-Covid richiedono “un trattamento particolare, in termini di conservazione e temperatura”, spiega ancora Nevisco. Che fa più esempi: “Il Pfizer è conservato a meno 70 gradi e così dura per sei mesi. Una volta scongelato va messo in frigo a una temperatura costante tra i due  e gli otto gradi, ma per non più di cinque giorni“. Da ogni boccetta di Pfizer si ricavano “sei dosi“.

I Moderna ha tempi più lunghi. Li spiega ancora il segretario della Medicina generale. “Il congelamento avviene a temperature più basse, a meno 20 gradi. Così il vaccino resiste per sei mesi. Da ogni flaconcino si ricavano dieci dosi. La conservazione dopo lo scongelamento richiede sempre temperature tra i due e gli otto gradi. Ma il Moderna dura trenta giorni“.

I medici di famiglia attendono anche il Johnson&Johnson che è quello più pratico, alla fine: “Verrà venduto in dosi singole. Il congelamento avviene ugualmente a una temperatura di meno 20 gradi. Così il vaccino dura due anni. Ma in frigorifero la conservazione tra 2 e gli otto gradi può andare avanti sino a tre anni”.

Nel frattempo per i medici è una continua via crucis. Ogni giorno devono rispondere a decine di richieste dei pazienti perché l’organizzazione Ats nei punti vaccinazione sarà pure impeccabile, ma la comunicazione e l’informazione sono un disastro totale. Ecco perché servirà personale di supporto negli ambulatori. Anche perché dopo la somministrazione della dose il paziente dovrà essere monitorato, quindi avrà l’obbligo di restare in sala d’attesa per almeno quindici-venti minuti. Vuol dire che in un’ora si riescono a vaccinare due persone, non di più.

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

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