Sicurezza, sindaci e Regione in rivolta. Ma a Porto Torres M5s difende Salvini

Arriva nell’Isola l’ondata di protesta dei sindaci contrari alla legge Sicurezza. Sulla scia dei sindaci di Palermo e Napoli, Leoluca Orlando e Luigi De Magistris, il primo a esporsi in Sardegna è stato il primo cittadino di Alghero Mario Bruno: “Siamo pronti a sospendere gli effetti della legge Sicurezza nei nostri Comuni”. Nel corso delle ore il fronte si è allargato con le prese di posizione delle fasce tricolori di Cagliari, Sassari, Nuoro e dell’assessore regionale agli Affari generali, Filippo Spanu che in Giunta ha la delega all’accoglienza. In difesa del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha voluto il decreto Sicurezza trasformato in legge dal Parlamento, si sono schierati invece il senatore Christian Solinas e la maggioranza che a Porto Torres sostiene il sindaco M5s.

“Questa legge renderà le nostre città più insicure – ha detto all’Ansa il primo cittadino di Cagliari, Massimo Zedda -. Il Governo, non essendo capace di garantire lavoro e sviluppo, pensa di distrarre l’attenzione con i temi della sicurezza- Mi riconosco nelle parole del presidente Mattarella pronunciate nel messaggio di fine anno: la sicurezza c’è se tutti si sentono rispettati”. Il sindaco metropolitano assicura l’impegno dell’Anci: “Con l’Associazione nazionale dei Comuni – annuncia il candidato governatore del polo civico-politico di centrosinistra – stiamo definendo, in queste ore, quali azioni portare avanti perché siano rispettati i principi costituzionali e perché venga modificato il decreto”.

Non vuole interrompere il cammino avviato il sindaco di Sassari. “Nella nostra città è in atto un percorso di accoglienza e integrazione al quale non siamo disposti a rinunciare – ha spiegato Nicola Sanna -. Questa mattina ho incontrato i funzionari del Comune per chiedere loro di essere informato di ogni richiesta che arriva all’anagrafe: valuterò di volta in volta la situazione e interverrò, se necessario, come primo ufficiale dell’anagrafe”. Il primo cittadino turritano aggiunge: “Nessun diritto deve essere negato: nei prossimi giorni incontrerò, insieme alle assessore competenti, i responsabili dei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e del progetto Sprar (Servizio centrale del sistema di protezione per i richiedenti asilo). L’obiettivo è monitorare la situazione in città”.

Anche il sindaco di Nuoro non approva la linea seguita da Roma per la gestione dei flussi migratori e le ripercussioni sugli enti locali. “Disobbedire a una legge dello Stato è una cosa complessa perché investe anche la responsabilità dei dirigenti degli uffici comunali. Se dipendesse solo da me io disubbidirei domani mattina a questo decreto anticostituzionale e disumano”, ha sottolineato Andrea Soddu, anche nella veste di coordinatore del Cal, Consiglio delle autonomie locali. “Sto con Leoluca Orlando e gli altri sindaci che hanno aperto la fronda contro il decreto. È un provvedimento che viola la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, tutte le convenzioni dei richiedenti asilo e la nostra stessa Costituzione. Chiedo anch’io un tavolo col Governo affinché si apra il dialogo e si torni al buon senso. Se non sarà possibile, in qualità di sindaco e di coordinatore del Cal Sardegna (Consiglio per le autonomie locali), sarò in prima fila per ricorrere alla Corte Costituzionale contro il dl”. Per il primo cittadino di Nuoro “chiedere ai sindaci di non continuare a concedere la residenza ai migranti con regolare permesso di soggiorno, oltre a non essere umano, crea molti più problemi di sicurezza perché queste persone andrebbero in strada”.

Diversa la situazione al Comune di Porto Torres dove l’opposizione attacca il sindaco di M5s, Sean Wheeler: “I consiglieri di minoranza del Consiglio comunale prendono le distanze dal proprio sindaco e da tutta l’amministrazione pentastellata – scrivono in una nota -: questo dopo la presa di posizione con il voto contrario, da parte della maggioranza, al documento unico proposto dalla minoranza, insieme ad altri Consigli comunali del territorio, per chiedere al presidente Conte di bloccare il decreto sicurezza”.

Emiliano Deiana, presidente dell’Anci Sardegna affida la sua posizione a un lungo post su Facebook: “A mio giudizio il Decreto Sicurezza è sbagliato nel metodo ed è sbagliato nel merito”, scrive. “Si caricano sui Comuni circa 280 milioni di euro di costi della gestione del decreto. Lo Stato fa la legge e il costo lo pagano gli enti locali. Un modo di fare che non risolve nessun problema di sicurezza, ma li aumenta”, dichiara ancora. “Io sono per un’accoglienza ordinata, sono contro i grossi centri gestiti dalle grosse cooperative, per il superamento del Trattato di Dublino, perché tutti, in Europa, compresa la teppaglia di Visegrad tanto cara al Ministro, faccia la propria parte, e sono, naturalmente, per il rispetto dei diritti inviolabili di tutti stabiliti dall’articolo 2 Costituzione”.

La Regione si schiera al fianco dei sindaci e accusa il Governo centrale. “Siamo dalla parte dei sindaci in grave difficoltà per gli effetti del decreto Sicurezza – assicura l’assessore Spanu -: non possiamo lasciarli soli e intendiamo ribadire, nella prossima riunione della Conferenza delle Regioni, la richiesta di avviare immediatamente un confronto con il Governo che nega a molte persone che si trovano nel territorio nazionale servizi essenziali e pone gli amministratori locali di fronte a seri problemi sul fronte dell’ordine pubblico e della sicurezza. I richiedenti asilo che si vedono negare accoglienza e servizi diventano fantasmi con i rischi, non trascurabili, che ciò comporta per tutti i cittadini”. Secondo l’esponente della Giunta Pigliaru questa strada presa per la gestione dei flussi migratori non sarebbe la migliore. “Si vanno delineando scenari di grande incertezza. Lo Stato riduce i fondi e ridimensiona i servizi a favore dei richiedenti asilo e i sindaci sono costretti a chiedere aiuto alla Regione per mantenere in vita il sistema dell’accoglienza. Noi continuiamo a sostenere i progetti finalizzati all’inclusione e all’integrazione – assicura l’assessore Spanu – Lo abbiamo fatto nell’ultima Finanziaria regionale e lo faremo nel Piano per i flussi migratori che sarà approvato nei prossimi giorni dalla Giunta. Con risorse minime offriamo l’indispensabile sostegno agli amministratori locali ma non possiamo sostituirci allo Stato”.

Sulla polemica sarda ha preso posizione anche Solinas, candidato governatore del centrodestra e primo di Salvini nell’Isola. “Piacciano o meno – ha detto all’Adnkronos – le leggi si rispettano. È politicamente gravissimo, oltre che penalmente rilevante che un sindaco ritenga di poter disapplicare unilateralmente una legge approvata dal Parlamento e promulgata dal Presidente della Repubblica. Se ciascuno – ha sottolineato ancora Solinas – scegliesse una legge che non condivide e la disapplicasse, sarebbe davvero il caos. I sindaci dovrebbero comprendere che rappresentando un’istituzione e quindi hanno il dovere di dare un esempio positivo ai cittadini anziché strumentalizzare in modo demagogico le norme per celebrare la propria ideologia personale”.

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