Referendum insularità, Maninchedda: ‘Vista la bocciatura, disertiamo le urne”

“Ci vogliono impedire di parlare? Disertiamo in massa il voto, dimostriamo di essere un popolo capace di serie, pacifiche e legali resistenze”. Così scrive in una nota il segretario del Partito dei sardi, Paolo Maninchedda, sulla bocciatura del referendum per la richiesta di inserimento della condizione di insularità nella Costituzione. La notizia sullo stop alla consultazione popolare, decisa dall’Ufficio regionale, è stata data oggi da uno dei promotori dell’iniziativa, l’avvocato dei Riformatori Roberto Frongia.

Paolo scrive ancora in una nota: “La sentenza di inammissibilità del referendum sull’insularità è l’ennesima dimostrazione dell’incapacità dell’ordinamento italiano di saper interpretare i nuovi diritti di partecipazione e democrazia. È una decisione che fa il paio con una legge elettorale che ha impedito a diversi partiti di partecipare alle elezioni. Occorre un gesto di protesta civile – da cui l’invito a disertare le urne delle Politiche – contro questa compressione delle libertà civili e politiche dei sardi, un gesto di obiezione di coscienza nazionale dei sardi.

Sulla vicenda interviene il senatore uscente Luciano Uras, ricandidato alla Camera nel collegio uninominale di Cagliari: “La notizia dell’esito dell’esame dell’istanza di referendum popolare che nega il riconoscimento in Costituzione della insularità alla Sardegna è un’assurdità. È come disconoscere al territorio continentale dell’Italia il requisito di penisola. L’insularità è una condizione geografica oggettiva dalla quale discendono per la Sardegna altrettante oggettive condizioni di difficoltà, prima fra tutte quella della continuità territoriale, del diritto dei sardi e di chi vuole recarsi in Sardegna ad essere pari rispetto a tutti i coloro che si muovono nel continente europeo”.

“La battaglia per porre rimedio agli svantaggi dell’insularità è giusta, appartiene a tutti i sardi e richiede l’apporto di tutte le forze politiche, tuttavia il referendum consultivo non è lo strumento idoneo”. Così il segretario regionale del Pd, Giuseppe Luigi Cucca. “Al di là della grande mobilitazione popolare e della partecipazione democratica che ha generato già nella raccolta delle firme, non è efficace nel risultato – spiega Cucca – l’interesse che ha suscitato è un segnale evidente di quanto la società sarda sia sensibile al tema, motivo per cui è indispensabile dare seguito alla volontà dei sardi”. Ma, aggiunge, “chiedere ai cittadini di esprimersi sull’inserimento del principio di insularità in Costituzione è sbagliato sotto il profilo giuridico perché il principio è già contenuto nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che ha valenza costituzionale anche per il nostro ordinamento”. Semmai, precisa, va seguito il percorso “già tracciato dalla Regione, anche con le iniziative intraprese insieme alle isole minori, e dai parlamentari sardi che, in sede di approvazione delle legge di bilancio, hanno ottenuto l’istituzione di un apposito tavolo per affrontare nel dettaglio tutte le questioni, grazie anche alla disponibilità del presidente Gentiloni”.

“Rabbia e sconcerto per questo imprevisto No al referendum che irrompe come un bavaglio alla legittima aspirazione di tanti sardi a pronunciarsi su un tema decisivo per lo sviluppo dell’Isola. La gravità di questo diniego sta principalmente nel fatto che si vuole mettere a tacere l’impegno e la voce di quasi 200 sindaci dal nord al sud dell’Isola e di tanti cittadini che in questi mesi si sono mobilitati, raccogliendo decine di migliaia di firme, per poter chiamare tutti a pronunciarsi sulla condizione speciale di Insularità”. Lo dichiarano Nicola Sanna, sindaco di Sassari, e Andrea Soddu, sindaco di Nuoro. Secondo Lucia Tidu, coordinatrice del movimento dei sindaci per il referendum, “per questo la nostra battaglia continuerà in tutte le sedi, con tutti i mezzi democratici, perché la volontà di un popolo ad esprimersi e quindi a decidere non può essere fermata da impedimenti giuridici o burocratici che sino ad oggi hanno sempre costituito un freno alle legittime aspirazioni dei Sardi a favore della Sardegna”.

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