Recovery plan: progetti sardi e mistero. Giunta: ‘Sono 206’. Ma tutto è nascosto

Sono i progetti del futuro. Quelli che possono cambiare davvero l’economia della Sardegna. Perché i soldi in ballo sono moltissimi. La nostra Isola, come il resto d’Italia, li riceverebbe attraverso il Recovery plan europeo che da Bruxelles farà arrivare nelle casse del nostro Paese 209 miliardi di euro. Roma deve consegnare i progetti entro aprile, dopo aver raccolto gli interventi da tutte le regioni. Ma in Sardegna è mistero. Il presidente Christian Solinas ha parlato una volta di “206 progetti”. Poi aveva ritrattato dicendo che “quelli fondamentali erano tre o quattro”. Ma nessuno ha mai visto né i 206 né gli altri.

È da mesi e mesi che l’opposizione in Consiglio regionale prova a incalzare il governatore. Anche l’altro giorno Massimo Zedda, il fondatore dei Progressisti sardi, ha sollecitato la Giunta. “Da giugno – ha scritto Zedda in una nota – chiediamo di poterci confrontare sui progetti di cui il presidente parla in solitaria sulla stampa. Non sappiamo se siano in linea con le direttive europee, elemento imprescindibile per ottenere le risorse, ma neppure se esistano”. Zedda ha aggiunto: “Il dubbio è quasi una certezza, visto che nessuno ha risposto alla richiesta di accesso agli atti che avevamo presentato a dicembre sul tema e che anche ad altri consiglieri è stata negata la visione. Se esiste una sorta di segreto d’ufficio, procediamo con l’unico modo possibile per sapere di cosa si tratta”.

Ovvero provare a insistere. Ogni giorno. Anche la leader degli M5s, Desiré Manca, si è accordata a Zedda e ai Progressisti. Ma i progetti non saltano fuori. E vanno consegnati a stretto giro, ormai. Tanto che ieri, nella conferenza dei capigruppo, si è discusso sul giorno in cui fissare il dibattito. Il presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, ha proposto di convocare l’Aula per oggi alle 17.30. Significherebbe una seduta senza dibattito, in cui Solinas si limiterebbe a fare un annuncio. Ma l’opposizione vuole un confronto. Anche serrato, proprio per l’importanza dei progetti. Infatti nei giorni scorsi i sindaci delle cinque città sarde più grandi – Paolo Truzzu per Cagliari, Nanni Campus per Sassari, Graziano Milia per Quartu, Settimo Nizzi per Olbia e Andrea Soddu per Nuoro – hanno firmato un appello nel quale chiedono alla Regione di “concentrare le risorse su pochi ma decisivi interventi“. Le fasce tricolori hanno suggerito i temi su cui la Sardegna registra un ritardo storico che limita lo sviluppo, ovvero trasporti ed energia.

Considerando che Roma entro aprile deve spedire a Bruxelles la lista degli investimenti da realizzare con 209 miliardi di fondi europei, significa che la Giunta Solinas ha tempo un mese per consegnarli. E se non ci fosse nulla di pronto, sarebbe un fatto gravissimo. Un’occasione sprecata, perché in trenta giorni viene difficile disegnare il futuro di una regione.

In Italia il Recovery plan è stato chiamato Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Si articola in sei missioni: Digitalizzazione, innovazione e competitività; Rivoluzione verde e transizione ecologica;
Infrastrutture; Istruzione, formazione, ricerca e cultura; Equità sociale; Salute. Rispetto ai 209 miliardi, 127 verranno erogati sotto forma di prestiti, mentre i restanti 82 come sovvenzioni. Un’occasione ghiotta per l’Italia. Che ha spinto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a far convergere le forze politiche nazionali su Mario Draghi, profondo conoscitore dell’Europa e dell’Italia. In tutta l’Ue il Recovery plan vale 709 miliardi. In cima alle priorità anche la Spagna, altro Paese durante colpito dalla pandemia.

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

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