La pagella di don Cannavera: “Alla Giunta Solinas do l’insufficienza”

“Il mio voto è un’insufficienza”. Don Ettore Cannavera – sacerdote, pedagogista, psicologo e cappellano dell’Istituto penale minorile di Quartucciu – parla da ‘La Collina’, la comunità degli ultimi fondata più di vent’anni fa nelle campagne di Serdiana. Don Cannavera accetta di dare le pagelle dove si sente più esperto. Adesso che sta finendo il 2021, Sardinia Post ha chiesto a figure importanti della società sarda, ma anche a sindacalisti e rappresentanti delle associazioni di categoria, di valutare l’azione della Giunta guidata da Christian Solinas.

“Io – spiega – conosco soprattutto l’azione del presidente e le Politiche sanitarie e sociali”. La prima osservazione è che “in questo tempo di pandemia, c’è, a mi avviso, un lentissimo intervento da parte della Giunta e anche disorganizzato. Capisco la complessità delle dinamiche che caratterizzano il settore dell’assistenza medica e ospedaliera, ma ci sono altre regioni molto più efficienti della Sardegna, sebbene stiano fronteggiando anche loro l’emergenza Covid”.

Don Cannavera fa notare: “Questa Giunta paga lo scotto di essere molto diversa nelle sue prospettive politiche e culturali. La maggioranza è formata da un gruppo molto eterogeneo, e questa diversità rivela una costante lotta interna per il potere. Emerge quasi una gara a chi è capace di condizionare maggiormente il presidente Solinas, il quale, a sua volta, non fa nulla per evitarlo. Ma così facendo sfugge l’obiettivo generale del governo e del buon governo, ovvero il mettersi al servizio dei cittadini. La lotta per il potere fa venir meno la finalità principale di chi amministra la Regione, cioè il bene di tutti i sardi, in particolare delle categorie più deboli”.

Il sacerdote dice ancora: “Questa forma di politica non fa che alimentare se stessa, perché finisce per rispondere a chi è più vicino al sistema. Il risvolto della medaglia sono i dimenticati: coloro che stanno in carcere, che fanno uso di droghe, le vittime di violenza e i sex offender. In generale le categorie più deboli che non sono rappresentate nelle scelte politiche perché nessuno dà loro una voce. La mia insufficienza a questa Giunta nasce proprio dalla disattenzione verso le categorie più deboli”.

Don Cannavera torna ancora una volta sulla “conflittualità” interna al centrodestra di Solinas e sottolinea: “Purtroppo questa Giunta sembra concentrata a difendere le appartenenze, ciascuno per la proprio parte, e dimentica che la politica ha il dovere di rappresentare l’intera società, non solo i gruppi di potere da cui si sono ricevuti i voti. Il buon governo non può dare risposte solo ai propri seguaci. La priorità è tutta la popolazione tutta”.

Il fondatore de La Collina cambia la prospettiva: “Nella mia visione politica, bisogna partire dai più fragili. Chi ha soldi e cultura, dispone già dei mezzi per difendersi da solo. Nei confronti di questa Giunta ho una posizione critica perché non si può andare avanti di questo passo. Va invertito il paradigma, serve il coraggio di governare cominciando da chi non ha padrini”.

Nella comunità di don Cannavera ci sono attualmente “otto persone a cui è stato applicato l’istituto dell’estinzione penale. Prendono un sussidio dalla Regione, ma lo ricevono con ritardo di mesi. Questo è inaccettabile. Non si può accompagnare il recupero di chi ha commesso reato lasciandoli senza i soldi che spettano loro”. Stesso discorso per “i dodici ex detenuti che lavorano in tribunale: hanno diritto a una retribuzione mensile, ma la Regione non assicura loro questo diritto”. A La Collina sono ospitati attualmente anche venticinque rifugiati.

Don Cannavera non dà la sufficienza al centrodestra, ma non è morbido nemmeno con l’opposizione: “Nemmeno la sinistra sta facendo gli interessi dei più deboli. Tant’è: ci sono padri di famiglia che mi chiedono in prestito anche dieci euro“.

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