Eolico, troppi appetiti sulla Sardegna. Il sindaco di Lula: “C’è un disegno contro di noi”

Alessandra Carta

“È evidente che se si vuole realizzare vicino a Lula un impianto eolico, che andrebbe a inficiare con il silenzio cosmico che caratterizza il sito di Sos Enattos, qualcuno ha deciso di remare contro la realizzazione del progetto europeo Einstein Telescope nel nostro Comune. Ma per una volta la Sardegna è unita”. Senza mezzi termini lo dice il sindaco Mario Calia, mentre nell’Isola torna di strettissima la grande partita dell’eolico con l’Isola al centro di appetiti nazionali e internazionali.

Sindaco, cominciano dalla fine. Tra le decine di impianti eolici che aspettano il via libera alla realizzazione, ce n’è uno che vi riguarda da vicino.

Sì, si chiama Onanie, come nel nome antico di Onanì. Una presa in giro bella e buona alla Sardegna e ai sardi, visto che per la nostra Isola non è previsto alcun ritorno economico ma solo impoverimento.

Sono sei aerogeneratori, risulta dal sito del Mite, il ministero per la Transizione ecologica per una potenza 5,6 megawatt. L’investimento riguarda anche i Comuni di Bitti e Buddusò. In che modo ci possono essere ricadute negative a Lula?

Il triangolo del silenzio cosmico registrato a Sos Enattos per due lati potrebbe essere disturbato dal rumore delle turbine. Ecco perché noi diciamo noi all’investimento. Stesso discorso sui tredici aerogeneratori di Gomeretta, altro progetto nel territorio, presentato dalla spa Siemens Gamesa Renewable Energy Italy.

Onanie è della Sardaeolica, società che è 100 per cento Saras. Nell’Isola la famiglia Moratti ha trovato l’eldorado.

L’eolico rischia di trasformare la Sardegna in una servitù gigantesca, in una nuova forma di neocolonialismo come non si era mai vista, roba che in confronto le basi militari sono cosa piccola. Non possiamo accettare che si arrivi a depredare la Sardegna in questo modo.

Lei è sindaco da giugno 2012. Il progetto Et è partito due anni prima.

Io a Sos Enattos facevo ancora il minatore in quell’anno. Ricordo perfettamente la sorpresa degli scienziati per l’unicità del sito.

Il progetto dell’Einstein Telescope

Il progetto prevede la realizzazione di un osservatorio di onde gravitazionali di terza generazione.

Lula è candidata per diventare la capitale dell’astronomia gravitazionale di precisione con la costruzione di un gigantesco interferometro sotterraneo triangolare più le tre torri al vertice di ciascun lato. Sarà collocato a una profondità tra i 100 e i 300 metri, in modo da isolarlo dalle onde sismiche. Avrà un perimetro di circa 30 chilometri con bracci lunghi dieci, al cui interno saranno attraversati da un laser. Lo studio delle onde gravitazionali serve per spiegare e comprendere la maggior parte delle leggi della fisica ma anche l’origine del mondo e altre informazioni su stelle e buchi neri.

Progetto stimato tra 1,8 e due miliardi di euro.

Dico: ma cosa è meglio? Che si mettano le pale eoliche o che si realizzi questa struttura unica a Sos Enattos? Per fortuna anche dal nuovo Governo, tramite la nuova ministra Anna Maria Bernini, sono arrivati segnali incoraggianti sull’impegno dello Stato affinché Et venga costruito a Lula. Le alternative sono nel Limburg, al confine tra Olanda, Belgio e Germania, oppure in Ungheria.

Per Onanie si parla di pale alte 232 metri e con una base di 132.

Come un palazzo di settanta piani. Einstein Telescope è un progetto di sviluppo e ricerca dall’enorme valore sociale ed economico; le pale eoliche sono un affare per pochi. I parchi che sfruttano il vento sono speculativi: non lasciano nulla nel territorio, se non desolazione. Non credo ci sia un solo sardo con l’intenzione di diventare una colonia.

Lei è fiducioso per Et?

Sì, i segnali vanno in tutti in questa direzione. Il nostro grido di aiuto lo ha colto anche la politica.

Quali lavori sono già stati realizzati a Lula?

Abbiamo alcuni laboratori. Ma solo quando il progetto sarà completato, potremo dire che alla Sardegna hanno restituito il maltolto di decenni.

Quanti anni ci vogliono per realizzare Et?

Dieci. Con un impegno di 36mila persone, dai manovali agli scienziati. Parliamo di quattromila lavoratori ogni anno. La struttura sarà capace di generare un indotto stimato tra i sei e gli otto miliardi. La fuga di cervelli, non solo dalla Sardegna ma anche dall’Italia, conoscerà finalmente un percorso inverso.

Alessandra Carta

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