Dove finiscono i soldi dei sardi: i ‘regalini’ della legge Omnibus

Non mancano i ‘regalini’ nella legge Omnibus approvata ieri a maggioranza dal Consiglio regionale: in serata, coi soli voti del centrodestra, è passata la maxi variazione di bilancio da 300 milioni e che mette insieme le urgenze con il superfluo della politica, una costante dei partiti (succedeva anche nella passata legislatura, ai tempi del centrosinistra al governo della Regione). Basti pensare che a settembre, quando la norma è entrata in Aula come Pl 284, valeva 200 milioni di euro. Poi Christian Solinas e il centrodestra hanno allargato le maglie e dato il via libera a un’ulteriore spesa di cento milioni, arrivando appunto a 300.

Da ieri e per qualche giorno la legge Omnibus resta al vaglio degli Uffici per la cosiddetta fase di coordinamento: significa ‘ripulire’ il testo da eventuali doppioni, anche perché “l’approvazione è avvenuta nel caos”, hanno denunciato a più riprese dai banchi dell’opposizione i capigruppo Francesco Agus (Progressisti), Gianfranco Ganau (Pd) e Alessandro Ciusa (M5s). La ‘pulizia’ del testo precede la pubblicazione sul Buras, ultimo passaggio dell’iter legislativo che segna l’entrata in vigore di una legge. Quando la fase di coordinamento sarà conclusa, potranno essere letti, nero su bianco, anche gli emendamenti orali votati dall’Aula. Vuol dire che solo allora si potrà avere piena contezza sulla portata dei ‘regalini’ fatti dal centrodestra coi soldi dei sardi.

Intanto ci sono le prime certezze. Con la legge Omnibus l’associazione culturale ‘Sa domo sarda‘ ha ottenuto un contributo di 100mila euro per la realizzare il cortometraggio ‘Cast in Bronze‘, di ambientazione nuragica. Il primo firmatario dell’emendamento, il numero 476, è stato il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula. Ammonta invece a 300mila euro il contributo dato all’agenzia di comunicazione ‘Agnus dei’, sede a Roma e che fa capo a Tiziana Rocca, la ‘regina degli eventi’, è scritto sul sito Internet. Da quattro anni, al Forte Village d9i Santa Margherita di Pula, l’agenzia della Rocca organizza il ‘Filming Italy Sardegna festival’. Anche in questo caso Mula ha fatto da traino all’emendamento, il 474: la sua firma è seguita da quella dei compagni di coalizione. Nell’ordine: Giorgio Oppi (UDc), Francesco Mura (Fdi), Dario Giagoni (Lega), Michela Cossa (Riformatori), Emanuele Cera (Forza Italia) e Roberto Caredda (Gruppo misto).

Una maxi finanziamento da un milione e 350mila euro (ripartito in tre anni) andrà al Crs4, il Centro regione di ricerca. Obiettivo: ottenere, il ‘dominio Sardegna’da parte dell’Icann, acronimo che sta per Internet Corporation for Assigned Names and Numbers. È questo l’ente che a livello mondiale sovrintende all’assegnazione del cosiddetto identificativo unico di Internet, ovvero la sequenza numerica assegnata a ogni risorse che finisce sulla Rete. Può essere un file, un’immagine o un video, ma anche un’indirizzo di posta elettronica o un sito . Di norma un dominio di primo livello costa 180mila dollari. Resta quindi da capire perché il Crs4 abbia ottenuto un contributo così alto. L’emendamento in questione corrisponde al numero 556. In calce le stesse sette firme di Mula e alleati.

In Aula il centrodestra ha tirato dritto anche su un altro ‘regalino’ a sei zeri, di cui peraltro sono circolate due versioni. La somma in questione autorizzata dal centrodestra ammonta a 4 milioni e 500mila euro. I soldi verranno utilizzati nel 2022 per sostenere il “lavoro flessibile“. Così si legge nell’emendamento sostitutivo del 564. Nella prima versione di parlava di “spesa per il ricorso alla somministrazione di lavoro tramite agenzie interinali”. Poi Agus ha fatto notare che “la Regione non può assumere altro personale precario sino a quando quello attuale non verrà stabilizzato”, come nel Piano tuttora in vigore votato nel 2018 dal Consiglio. Allora è spuntata la versione bis che fa riferimento a tutte le prestazioni non a tempo indeterminato, ma non cambia di una virgola l’osservazione fatta dal capogruppo dei Progressisti.

Adesso non resta che attendere la pubblicazione delle legge Omnibus sul Buras. Un mese fa il centrodestra aveva inaugurato la politica dei ‘regalini’ con i 20 milioni dati al Mater Olbia. Quel tesoretto è rimasto nella norma. Quasi all’asciutto, invece, la sanità pubblica.

Alessandra Carta

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