Deliperi (GriG): “In Consiglio regionale via libera bipartisan alla speculazione immobiliare nelle zone umide”

“Cinquanta consiglieri regionali sardi approvano il nuovo “editto delle chiudende”, senza vergogna”. La denuncia arriva dalle associazioni ambientaliste Gruppo d’intervento giuridico e Amici della terra. Di che si tratta? Si tratta della proposta di legge regionale n.542 del 30 luglio 2013, approvata in pochi minuti con accordo trasversale maggioranza-opposizione grazie alla procedura d’urgenza prevista dal regolamento consiliare. Stefano Deliperi parla di un nuovo “editto delle chiudende”: “Il sacco dei demani pubblici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna”.

In base all’articolo 1 della legge, infatti, i Comuni sono delegati “alla ricognizione degli usi civici esistenti sul proprio territorio”. Secondo le associazioni, il termine “ricognizione” in realtà costituirebbe la base per le ‘sdemanializzazioni” di quei terreni destinati a usi civici. In particolare per “terreni sottoposti ad uso civico (che, n.d.r.) abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico”, cioè in tutti quei casi in cui vi siano state occupazioni abusive, abusi edilizi, destinazioni agricole ovvero i diritti di uso civico siano stati accertati per presunzione in quanto già terreni feudali (la gran parte dei demani civici)”

“Insomma, ancora una penosa, raffazzonata, squallida operazione che punta a un nuovo editto delle chiudende, come ormai il Consiglio regionale sardo sta offrendo da tempo alla ribalta. Spesso e volentieri per interessi particolari ben identificabili”, accusano gli ambientalisti. “I diritti di uso civico e i demani civici sono una realtà importantissima per l’Isola (quasi un quinto del territorio) e costituiscono una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali. Una seria riforma non si fa con queste modalità di rapina, perché per sistemare qualche situazione di contenzioso (per esempio Orosei, Dorgali, Cabras, Orune, Lula, Fluminimaggiore, Carloforte, ecc.) determinata dall’edificazione e/o occupazione abusiva di terreni appartenenti ai demani civici di gran parte della Sardegna si impoveriscono le collettività locali, i tantissimi cittadini onesti”.

“L’art. 2 della proposta di legge cerca poi di rimescolare in un calderone giuridico di pessima fattura la legge regionale n. 20/2012, nota come legge scempia-stagni,”, prosegue l’accusa degli ambientalisti, “finalizzata a legittimare le opere edilizie realizzate nelle fasce spondali delle zone umide sarde alla faccia dellenormative di tutela e, in primo luogo, del piano paesaggistico regionale.  La folle disposizione, nata sull’onda del noto caso del palazzo realizzato presso le Saline di Molentargius, in via Gallinara, quasi legge ad palazzum, è stata giustamente impugnata dal Governo davanti alla Corte costituzionale, dietro segnalazione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra”.

La legge è stata approvata con una maggioranza trasversale. “Ha iniziato l’onorevole Pietro Pittalis (PdL), ma immediatamente dietro gli altri onorevoli Giampaolo Diana (PD), Franco Cuccureddu (MPA), Attilio Dedoni (Riformatori), Matteo Sanna (Fratelli d’Italia), Christian Solinas (PSd’Az), Mario Diana (Sardegna è già domani), Daniele Cocco (SEL). E subito dopo sono stati in 50 a votare a favore, solo 4 voti contrari, 4 gli astenuti”.

Contro la norma si è scagliata Claudia Zuncheddu, consigliere regionale di Sardigna Libera. 

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