Commissione Uranio: mistero sui missili Milan, danni ambientali certi

I missili Milan –  dotati di sistemi traccianti al torio – utilizzati nei poligoni sardi sono un mistero: a Quirra, nel poligono interforze Ipsq, non si riesce a stabilire quanti ne siano stati lanciati. Lo denuncia la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito che oggi ha presentato la seconda relazione intermedia sulle attività svolte dal dicembre 2015.  In tutto 197 audizioni, 71 delle quali condotte nella forma dell’esame testimoniale. In base al quale, l’audito rilascia dichiarazioni come persona informata dei fatti.  Numerose le criticità emerse in questi mesi sotto il profilo ambientale e della salute, sia del personale militare sia dei civili che vivono a ridosso dei poligoni di tiro. Ma non mancano le proposte, come l’istituzione di una legge diretta a integrare e modificare il codice dell’ambiente relativamente ai poligoni di tiro. “Occorre attivare monitoraggio continuo delle aree interne ed esterne ai poligoni e forme di controllo sulle bonifiche non dissimili da quelle previste per le aree industriali”, si legge nella relazione. Soprattutto perché “l’incapacità di censire la presenza sul terreno di residui pericolosi come le lunette di Torina, dimostra un’inveterata  incapacità di prevenire efficacemente il rischio”.

Pisq, quanti sono i missili Milan lanciati?

La domanda sorge spontanea, perché i commissari registrano informazioni contrastanti  sulle quantità di Milan utilizzati a Quirra. Sono 1.187 missili lanciati dal 1986 al 2000 per Biagio Mazzeo, il pm che ha preso il posto di Domenico Fiordalisi nel processo per omesse cautele contro gli otto graduati avvicendatisi nelle posizioni di comando del Pisq. Per il Comandante del Comandante del Pisq, Gen. Giorgio Francesco Russo sono, invece, i numeri sono di gran lunga inferiori. In tutto, 543 nello stesso periodo (463 a testa attiva, 50 inerti).
Le difficoltà riguardano anche le quantità di ‘bombe scadute’ trasportate a Quirra da tutta Italia e qui smaltite con brillamenti che hanno disperso elevate quantità di nanoparticelle.

Poligoni – discariche

Il problema, dunque, è che  i poligoni sardi si sono trasformati i vere e proprie discariche a cielo aperto. Il caso simbolo è  quello della penisola interdetta di Teulada, dove “si potrebbero trovare residuati per un peso totale che varia tra 1750 e 2950 tonnellate”, in grado di determinare la contaminazione dell’ambiente, con effetti nocivi per la salute, come evidenziato anche dall’indagine epidemiologica del prof. Annibale Biggeri sui paesi e le frazioni dei dintorni della base teuladina. Oltre al munizionamento convenzionale si calcola che a Teulada siano stati sparati  4.242 missili Milan (di cui 636 a testa inerte e 4069 a testa attiva), come riferito dal Gen. Roberto Nordio, Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa lo scorso 21 giugno.

Ma all’appello mancano 2.700 razzi.  “Ci stiamo ancora chiedendo dove siano finiti 2.700 missili Milan sparati fuori dalla penisola Delta e tutti gli altri che invece sono finiti in penisola”, aveva rivelato il dott. Massimo Cappai dell’Arpas durante un audizione del giugno scorso. “Non lo abbiamo capito anche se abbiamo provato a chiederlo in tutti i modi”, così aveva concluso il dirigente Arpas.
“In ogni caso – precisa la Commissione –  per quanto riguarda Quirra e Teulada, non è pervenuta un’analisi sistematica che indichi chiaramente il numero di missili, a testa inerte e a testa attiva, utilizzati nei diversi poligoni e i dati relativi ai residui bonificati“. “L’incapacità di censire la presenza sul terreno di residui pericolosi come le lunette di Torina, dimostra un’inveterata incapacità di prevenire efficacemente il rischio”. Ecco perché, per la commissione ci vuole una nuova legge che istituisca controlli più stringenti sulle bonifiche effettuate dai militari.

Salute, una Procura nazionale per risolvere problemi indennizzi

Non si parla solo di poligoni nella Relazione della Commissione d’inchiesta guidata dal sardo Gian Piero Scanu (Pd). Sono, infatti, numerosi i passaggi dedicati alle vittime dei veleni sprigionati dalle attività militari, dall’amianto e dal radon, come avvenuto a Padova. “A monte –  spiega  Scanu nel corso della conferenza stampa tenuta oggi a Roma –  esiste un problema di sicurezza sottovalutato dalla Difesa, che non conduce neanche un’adeguata attività ispettiva. Mentre a valle il problema della riluttanza istituzionale al tempestivo riconoscimento di congrui indennizzi”. “Sarebbe il momento di porre fine alle lamentele inconcludenti, e di passare dalle parole ai fatti. Dobbiamo, costruire una nuova organizzazione nel settore delle morti causate dal lavoro e dall’ambiente, una Procura della Repubblica nazionale, o quantomeno un’Agenzia nazionale, altamente specializzata e con competenza estesa a tutto il territorio nazionale”, ecco l’altra proposta della Commissione.

Piero Loi

@piero_loi

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