Asl unica, Centro Democratico contrario. E Oppi: “La politica controlli la sanità”

Resoconto della prima sessione di lavori in Consiglio regionale sulla Asl unica: nel centrosinistra è contrario solo il Cd. Ecco anche la posizione del centrodestra.

Sulla Asl unica (Asur) non è compatta la maggioranza: il Centro Democratico continua a chiedere “una fase transitoria” con la soppressione di cinque aziende sanitarie (su otto) da sostituire con le aree omogenee di Cagliari, a Sassari e Nuoro. Intanto dall’opposizione Giorgio Oppi, leader dell’Udc ed ex assessorato alla Sanità, ha detto: “La politica deve essere sovraordinata alla burocrazia e al potere finanziario. Ma ciò non succede nemmeno con i manager delle Asl, figuriamoci con un uomo solo al comando come nel caso dell’Asur”

La proposta del Cd l’ha ribadito in Aula la consigliera Anna Maria Busia che ha bollato il ddl della Giunta (qui il testo completo) “carente” di elementi tecnici e poi attaccato il tavolo tecnico istituito nella coalizione per correggere la riforma dell’Esecutivo. “Un tavolo – ha detto la Busia – che ha prestato attenzione alla fase transitoria”. La Busia ha espresso anche la contrarietà del partito all’Areus (la Asl del 118), tuttavia “confido nella modifica dell’attuale articolato”. Una posizione, questa, condivisa da Augusto Cherchi (Partito dei Sardi) che sull’azienda sanitarie delle emergenze/urgenze ha annunciato la presentazione di emendamenti.

Nel resto della maggioranza, invece, i dubbi riguardano solo i super poteri al direttore generale dell’Asur, sui quali sono state chieste compensazioni per evitare che il Dg finisca per avere maggiore capacità decisionale rispetto all’assessore alla Sanità. Si tratta tuttavia di modifiche che non incidono sulla sostanza della riforma, ovvero sullo schema della Asl unica. E anzi, alla Giunta è arrivato il “pieno sostegno” della consigliere dem Rosella Pinna “al progetto riformatore perché verrà rafforzata la relazione tra centro e periferia attraverso l’istituzione delle aree socio sanitarie locali”. L’esponente del Pd ha poi aggiunto: “Il beneficio più grande sarà quello di riuscire a garantire nuove sinergie per rendere il sistema sanitario sardo più equo e sostenibile”.

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E se Roberto Deriu, vicecapogruppo Pd, si è detto “poco convinto sui poteri del Dg”, per un altro verso ha rassicurato l’Esecutivo sulla tenuta stessa della riforma in aula, quando verrà votata. “La prima considerazione da fare – ha spiegato – è che il presidente della Regione ci sta offrendo la possibilità di essere protagonisti in una svolta. L’opinione pubblica condivide la necessità di un intervento impellente sulla sanità per contenerne i costi e realizzare servizi uniformi in tutta l’Isola e competitivi sotto il profilo medico e delle tecniche”.

Dai banchi dell’opposizione, oltre a monito di Oppi sul fatto che “la sanità deve stare sotto il controllo della politica”, sono arrivate le posizioni contrarie di tutti gli altri partiti. Christian Solinas (Psd’Az) ha chiesto “un approfondimento sul modello organizzativo, visto che la Asl unica porterà a un risparmio non superiore al 5 per cento nel medio periodo”. Per Stefano Tunis (Forza Italia) “alla Sardegna basterebbero tre Asl”. Paolo Truzzu (Fdi-gruppo misto) ha parlato di Asur come “scelta di disperazione, con una gestione affidata ad un monarca unico”.

Sino al 7 agosto, la scadenza massima che il centrosinistra si è dato per approvare la riforma, sarà la Asl unica a occupare il dibattito in Consiglio regionale. Ma già domani alle 12 si capirà la rotta finale della maggioranza: a quell’ora scade infatti la presentazione degli emendamenti, attraverso i quali sarà definito il modello per la riorganizzazione della sanità isolana.

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

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