Vigilanza Sardegna: buco tributario da 13 milioni e guerra tra guardie

È in piena crisi la cooperativa Vigilanza Sardegna: 464 lavoratori, di cui 283 soci in guerra. Non si esclude il commissariamento.

È la crisi di Vigilanza Sardegna, la cooperativa delle guardie giurate che ha sede legale a Cagliari in via Grecale 9: 13.258.231,21 euro di debito tributario, un’ispezione recentissima fatta dal ministero per lo Sviluppo economico proprio sui conti e una battaglia interna a colpi di carte bollate ancora sulla gestione economica, dopo 44 anni di storia. I soci lavoratori che si fanno la guerra sono 283, ma nella coop lavorano in 464 e si contano anche le basi operative di Oristano, Nuoro e Sassari.

La Vigilanza Sardegna ha in appalto la sicurezza di mezza Isola, a cominciare dai palazzi della Regione e compresi l’Ente per il diritto allo studio (Ersu) e il Centro di formazione professionale (Crfp). E poi: l’Inps, otto Asl , la Fiera di Cagliari, l’Autorità portuale del capoluogo isolano e quella di Olbia. Ma anche il Comune di Quartu e il porto industriale di Cagliari. Eppure non c’è più la busta paga sicura per via di quella voragine tributaria accumulata dal 2008, con i primi 2.508.940,74 euro di mancati versamenti al fisco. Lo hanno scritto nella relazione ispettiva i tecnici ministeriali che lo scorso 2 aprile hanno cominciato a passare al setaccio i bilanci della cooperativa. Le verifiche sono andate avanti sino al 13 giugno e si sono concluse con una catena di presunte irregolarità nella gestione. Si aggiunga che non convince per nulla il piano di risanamento partito il 14 maggio 2013, “tardivamente”, hanno rilevato ancora gli ispettori.

È stato un gruppo di soci a chiedere al Ministero di mettere il naso nei conti della coop. Se n’è occupato il Dipartimento per l’impresa e l’internalizzazione che a verbale ha messo pure i centesimi. Per il 2010, la Vigilanza Sardegna, governata da un Cda da 6, non ha versato 2.182.346,31 euro di Iva. La stessa imposta non arrivata al fisco sul 2011 è risultata pari a 3.969.631,53 euro. La cooperativa, per quello stesso anno, deve versare allo Stato pure l’Irap e sono altri 358.704,47 euro. C’è poi l’Irpef 2010: 264.972,63 euro. Infine l’Iva 2012: 3.973.635,59 euro.

Dopo due mesi di controlli, gli ispettori del Ministero sono stati inclementi: “Gli amministratori non hanno svolto il loro mandato prestando quella particolare attenzione prescritta dalle norme civilistiche”, ovvero “la diligenza del buon padre di famiglia” e “non hanno tenuto conto delle costanti, reiterate e incalzanti osservazioni dettate dagli organi di controllo”.

Il collegio sindacale già “in data 26 febbraio 2010 – si legge ancora nel verbale – riscontrava l’inadeguatezza del flusso informativo proveniente dalle società controllate” e invitava il Cda “ad adottare comportamenti e rimedi più incisivi”. La Vigilanza Sardegna, infatti, è capofila di una piccola galassia di società. Le più importanti sono tre: “Nuova Sicurvis srl,  Sos srl e Sardegna investigazioni srl”. Le ultime due “sono in liquidazione rispettivamente dal 9 agosto 2013 e dal 13 agosto 2013”. Non solo: “Ci sono appalti pubblici in cui la cooperativa ha partecipato unitariamente ad altre aziende” formando la cosiddetta Ati (Associazione temporanea d’imprese).

Dal 14 dicembre 2012 il presidente del Cda è Giovanni Cotza, uno dei 283 soci. L’hanno votato i 5 componenti del Consiglio di amministrazione, anche loro soci: di questi, quattro sono stati eletti due giorni prima, il 12 dicembre, mentre uno in carica dal 26 ottobre 2011. I loro nomi, nell’ordine, sono: Marco Melis (vice di Cotza), Giuseppe Deiana, Francesco Gioi, Michele Troncia e Lucio Farris. Nella relazione degli ispettori ministeriali è scritto ancora: “Alla data del 12 dicembre il consigliere Troncia risultava ineleggibile, perché amministratore della controllata Global, dichiarata fallita il 21 dicembre 2008”.

Il 3 settembre, in Regione, scade il bando da 26 milioni di euro sul nuovo appalto della vigilanza, su Cagliari. La cooperativa di via Grecale è l’affidataria uscente e dovrebbe aver di nuovo partecipato alla gara. Ma se i conti economici non migliorano, cioè se il piano di risanamento non dà i suoi effetti, gli ispettori non escludono di “chiedere al ministero il commissariamento di Vigilanza Sardegna”.

Alessandra Carta
(@alessacart on Twitter)

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