Sace ha preso per mano le Pmi d’Italia: l’export torna a volare, 2021 a +11,3%

L’export italiano torna a volare e prova a lasciarsi alla spalle la pesantissima crisi portata dalla pandemia. Merito anche di Sace, la spa controllata dal ministero dell’Economia e specializzata nel settore assicurativo-finanziario, una copertura che nella difficile congiuntura economica derivante dall’emergenza sanitaria ha facilitato la ripresa delle vendite nei mercati esteri. I dati sulle esportazioni col segno più, addirittura a doppia cifra, sono contenuti nel Rapporto 2021, presentato oggi sulla piattaforma Sky.

È stato il presidente di Sace, Rodolfo Errore, a fare da padrone di casa della convention. Errore ha riannodato i fili con l’anno passato e sottolineato: “Il Rapporto 2020 si intitolava ‘Open (again)’ con l’auspicio di un ritorno alla normalità. Oggi siamo qui per raccontare l’altra metà del viaggio, il ‘Ritorno al futuro: anatomica di una ripresa post pandemica’“, il titolo di questo 2021”. Il presidente di Sace ha rimarcato quanto “l’export sia una risorsa per il Paese e Sace un facilitatore del New deal italiano”. Un nuovo corso che Errore ha salutato anche mettendo in evidenza l’importanza del “dialogo costante tra Sace e le istituzioni”, come testimoniato “dalla presenza dei ministri Daniele Franco e Luigi Di Maio“, titolare dell’Economia l’uno e degli Affari esteri il secondo.

E proprio Franco, intervenuto dopo Errore, ha disegnato lo scenario italiano della ripresa economica. Il ministro ha sviluppato tre concetti, a cominciare dalla “congiuntura e dalla prospettiva”. Dopo il primo semestre del 2021, il Pil del nostro Paese è tornato a crescere attestandosi “a +4,7 per cento – ha detto Franco -. Il terzo trimestre dell’anno sta andando bene: la produzione industriale di luglio ha fatto registrare un +0,8 per cento, tornando ai livelli pre-crisi”. A fine 2021 il Pil “dovrebbe arrivare +5,7 per cento – ha spiegato ancora – recuperando la più forte caduta di prodotto dal Dopoguerra”.

Il ministro più importante del Governo guidato da Mario Draghi ha rimarcato più volte che l’economia italiana sta tornando a crescere “anche grazie alla campagna di vaccinazione” che gradualmente ha fatto allentare le maglie delle restrizioni. Per spiegare il segno più tanto al Pil quanto alle esportazioni, il titolare dell’Economia non trascura il richiamo alle “misure economiche adottate tanto nel contesto nazionale quanto in quello internazionale“, secondo tema che va a comporre il mosaico del Pil in aumento. Franco ha quindi allungato lo sguardo “sulla forte dinamicità del nostro Paese che resta esposto a nuove ondate della pandemia, ma la sfida è consolidare il processo raggiunto, anche perché in questi anni l’Italia è cresciuta meno rispetto al resto dell’Ue”.

Nel mettere sotto la lente l’economia-lumaca, Franco ha fotografato il “penalizzante e rilevante flusso di giovani italiani spinti a lavorare all’estero, una perdita di capitale umano – ha detto – non compensato dall’arrivo di giovani europei in Italia”. Da qui il passaggio sul Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza che ha ‘tradotto’ in progetti i soldi del Recovery fund. “Deve ad adeguarci ai nuovi canoni climatici ed economici – ha chiarito il ministro – ma da solo non serve a risolvere tutti i nostri problemi, anche se il Pnrr contiene le riforme oltre gli investimenti”. Per crescere “dobbiamo continuare a usare gli altri strumenti di sostegno economico come le esportazioni che provengono in gran parte dalla produzione manifatturiera, di cui il 45 per cento finisce all’estero”.

Così il ministro dell’Economia ha toccato il terzo punto del suo intervento, il Rapporto Sace 2021. “I dati dell’export sono molto positivi: il +11,3 per cento sinora registrato ci fa recuperare quanto perduto l’anno scorso. L’Italia è settima al mondo per valore” delle vendite all’estero, “seconda per complessità” dei beni e dei servizi offerti. Per il ministro bisogna adesso “facilitare le capacità creative” che caratterizzano il nostro Paese “ampliando il numero delle imprese innovative e sostenendo la loro capacità di intercettare la domanda estera”. Franco ha evidenziato quanto l’Italia, in passato, sia risultata “impreparata ad affrontare la globalizzazione”, ciò che si è tradotto “nella perdita di rilevanti quote di mercato”. La situazione “è migliorata – ha poi precisato Franco -. In questo scenario rientra il ruolo fondamentale di Sace, in particolare nel sostegno alle Piccole e medie imprese. Dal 2020 lo Stato è assicuratore degli impegni assunti dalle Pmi all’estero, attraverso una copertura del 90 per cento e può arrivare a 120 miliardi di euro. Il restante 10 per cento lo garantisce Sace. L’obiettivo è accrescere il volume delle operazioni”. Tra le misure a favore delle Pmi, il ministro ha ricordato “il potenziamento dell’accesso al credito: sino a oggi sono stati erogati 28 miliardi”.

Franco ha concluso disegnando la parabola perfetta della ripresa: “Sostenere le imprese esportatrici mira a rendere il tasso di crescita strutturalmente più elevato. Bisogna lavorare per aumentare il numero delle imprese, per farle diventare più grandi e per consolidare la loro posizione nei mercati internazionali. Le nostre aziende devono diventare forti soprattutto nelle fasce più alte, quelle a maggior valore aggiunto”.

Dopo l’esponente del Governo, è toccato al Chief economist di Sace, Alessandro Terzulli, che ha iniziato l’intervento mettendo in evidenza la necessità che “la ripresa sia duratura, sostenibile e inclusiva”. Terzulli è protagonista anche di un video in cui vengono illustrati i dati chiave contenuti nel Rapporto 2021 di Sace, realizzato dal Centro Studi della spa. I settori economici risultano così divisi: beni di investimento; beni di consumo; beni intermedi; agricoltura e altri alimentari. Quanto al primo gruppo, l’export dei mezzi di trasporto è quasi al 16 per cento. Il secondo gruppo è trainato dalla manifattura al 13 per cento; il terzo gruppo vede in testa chimica e metalli; il quarto gruppo raccoglie una crescita dell’11 per cento.

Il manager di Sace ha evidenziato che “nuove restrizioni” anti-Covid “rappresentano lo scenario a minore accadimento”, ciò che farebbe crollare le esportazioni “dall’attuale 11,3 per cento al 7. La possibilità di accadimento è molto bassa, ma va tenuta in considerazione”. Quindi ecco il medagliere dei Paesi che malgrado la pandemia sono riusciti a mantenere dritta la barra dell’economia: guidano la classifica mondiale la Germania e gli Stati Uniti. Non male nemmeno la Cina, malgrado la pandemia sia partita da lì: su Pechino il valore delle esportazioni italiane è pari a 14 miliardi di euro.

Terzulli ha poi lanciato in prospettiva gli esiti di una ulteriore ricostruzione, ovvero il dettaglio delle zone geografiche dove la presenza dei prodotti italiani è meno diffusa, meno capillare. Il  manager ha citato per esempio stati come “Ohio o intere regioni dell’occidente asiatico”. È evidente che lì vanno direttati le nuove attenzioni per allargare il giro d’affari e permette all’export italiano di continuare a crescere.

Al. Car.
(@alessacart on Twitter)

Total
57
Shares

Per ricevere gli aggiornamenti di Sardiniapost nella tua casella di posta inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

Загрузка...
Related Posts
Total
57
Share