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La crisi politica dà il colpo di grazia all’industria in crisi

Senza un governo autorevole le principali vertenze in corso nell’Isola – dall’Alcoa alla Carbosulcis, dal polo chimico di Porto Torres all’Eurallumina – rischiano di arenarsi. Un pericolo accentuato dalla instabilità della politica regionale.

Se n’è avuta una dimostrazione mercoledì scorso quando l’incontro convocato al ministero dello Sviluppo economico tra il governo, l’Alcoa, i sindacati e la Regione è saltato perché era in corso il rimpasto della giunta. Sarebbe stato lo stesso ministro Passera a decidere il rinvio: “O sono presenti tutti o l’incontro salta“. L’incontro è saltato ed è stato riconvocato per giovedì prossimo.

Quel giorno il problema della giunta regionale sarà risolto, ma non quello del governo. Che reale efficacia può avere, si domandano i sindacati, un colloquio tra un ministro con le valigie pronte e una multinazionale come l’Alcoa che ha sempre chiesto “certezze normative” per poter avviare progetti a medio e lungo termine? Bassissima, evidentemente.

E’ l’opinione unanime dei rappresentanti sindacali di categoria che più volte hanno affermato di non attendersi novità importanti da questo incontro proprio per la situazione confusa del quadro politico nazionale. Ci si è rassegnati a un’attesa lunga prima di avere risposte concrete.

Una situazione di stallo che coinvolge l’intera filiera dell’alluminio nell’isola, e quindi anche l’Eurallumina e la ex Otefal, oggi Port.Al, anch’esse in attesa di risposte normative, e quindi politiche. L’Eurallumina è alle prese col dissequestro giudiziario del bacino dei fanghi rossi senza il quale la produzione non potrebbe riprendere e con la New.Co per la produzione del vapore dove la Regione è parte attiva. La Port.Al – che ha presentato un progetto di parco eolico per l’abbattimento dei costi – attende ancora notizie dalla Regione più volte sollecitata dai sindacati. Senza queste autorizzazioni l’azienda non può richiamare i propri dipendenti dalla cassa integrazione.

Un discorso a parte merita il Piano Sulcis che, con una dote di 430 milioni di euro già disponibili, avrebbe dovuto e potuto già dare le prime occasioni di lavoro, per esempio con le bonifiche all’interno dello stabilimento Alcoa. Anche in questo caso una burocrazia incomprensibile blocca ogni progetto di avvio lavori.

C’è poi il capitolo Carbosulcis, altra realtà ad alto rischio dopo l’avvio di ben due procedure d’infrazione da parte dell’Unione europea per aiuti di Stato, la prima riguarda circa 430 milioni di euro che la Regione ha versato all’azienda dal 2001 ad oggi, sui quali pende il rischio di richiesta di restituzione, la seconda invece riguarda il progetto di cattura e stoccaggio della CO2 bocciato dalla Ue senza mezzi termini per il quale al momento nessun aiuto è stato ancora concesso o erogato.

Un lungo elenco che – proprio come il Galsi, il gasdotto anch’esso impantanato – attraversa l’intera Sardegna: dall’arsenale della Maddalena, passando per il polo chimico di Porto Torres, scendendo verso Ottana, facendo una piccola sosta alla centrale E.On di Fiumesanto, altro scandalo tutto italiano, per proseguire verso i poligoni militari di Quirra, in Ogliastra e Capo Frasca, nel’Oristanese, fino a quello di Capo Teulada, nel sud della Sardegna, luoghi incantevoli sacrificati ai giochi di guerra e chissà a cos’altro. In assenza di un governo, non si sa nemmeno a chi chiedere.

Carlo Martinelli

 

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