Carbosulcis, mancano persino i soldi per spegnere l’incendio

Alla Carbosulcis, 500 dipendenti, una delle realtà industriali più importanti della Sardegna, sono in atto due incendi. Uno è un incendio in senso stretto e dura da quasi un mese. Cioè da quando, nelle viscere della miniera di Nuraxi Figus, per un fenomeno di autocombustione prese fuoco il carbone depositato nell’unica galleria ancora attiva. I tecnici crearono una sorta di ‘tappo’ nella speranza che l’incendio si spegnesse. Invece continua, e non si sa per quanto tempo andrà ancora avanti. L’altro è un incendio sindacale che potrebbe divampare ulteriormente con effetti sociali devastanti. Dieci milioni stanziati dalla Regione, e indispensabili per l’immediato futuro dell’azienda, sono bloccati. L’assessorato all’Industria teme che possano essere considerati un indebito ‘aiuto di Stato’ e così li ha congelati. Se la situazione non si sbloccherà in tempi rapidi, fin dal prossimo mese cominceranno le ferie forzate, il taglio degli straordinari e forse la cassa integrazione. L’inizio di quel percorso, ben noto ad altri lavoratori del Sulcis, che spesso si conclude con la disoccupazione.

I due incendi sono molto diversi tra loro – uno è fisico, l’altro è metaforico – ma hanno un elemento che li accomuna: ad alimentarli è la mancanza di risorse economiche. Già, perché – come spiega in questa intervista Mario Crò, il segretario confederale della Uil – anche l’incendio in galleria, proprio come quello sindacale, potrebbe essere spento se ci fossero i soldi per utilizzare le tecnologie adeguate. Ma i soldi non ci sono nemmeno per questo e così il carbone continua a bruciare.

Cominciamo dall’incendio ‘vero’, quello nella galleria di Nuraxi Figus, ma è possibile che dopo quasi un mese non sia stato ancora spento?

“Dalle analisi che i tecnici stanno eseguendo sul tratto della coltivazione, che è costantemente monitorato, risulterebbe che l’occlusione della galleria non ha ancora raggiunto il suo scopo, ossia quello di chiudere il passaggio dell’aria che invece continua ad alimentare le fiamme. Il risultato è che il carbone continua a bruciare impedendo il proseguo della coltivazione. Occorrerebbe una pioggia massiccia di azoto per spegnere l’incendio. Ma l’azoto è un gas che ha costi che al momento l’azienda non può sostenere perché non ha più un centesimo. Inoltre gli stessi fornitori sono in affanno perché non stanno più ricevendo i pagamenti delle commesse”.

Esistono pericoli per la sicurezza?

“ Certamente. La situazione è molto impegnativa anche per la stessa incolumità dei minatori che operano nel sottosuolo. Penso che si stia prendendo troppo alla leggera una questione che ogni giorno che passa diventa sempre più problematica e rischiosa”.

La Carbosulcis è di proprietà della Regione, cioè dei sardi, eppure è diventate per i lavoratori una controparte ostile. Cosa succede?

“ La questione è semplice: abbiamo un direttore generale, Mario Porcu, che non dialoga più con la Regione che è il suo finanziatore, in quanto azionista unico di maggioranza. I 10 milioni di euro che la Regione deve trasferire alla Carbosulcis sono stati già stanziati, ma la dirigenza dell’assessorato regionale all’Industria non vuole firmare l’autorizzazione di trasferimento dei fondi perché, in maniera neanche tanto velata, dice di temere che l’Unione europea possa considerarli un altro “aiuto di Stato“, col pericolo quindi di una nuova procedura d’infrazione. Non solo. Da parte della Regione ci sono molte riserve sulle capacità manageriali dell’attuale direttore generale tanto che sono persino arrivati a ventilare la possibilità di nomina di una sorta di “commissario ad acta” con compiti di supervisione della spesa dei prossimi finanziamenti. Cappellacci, poi, sulla questione sorvola. Peraltro, aggiungo, non si capisce neppure perché abbia il titolo di direttore generale essendo solo un direttore di miniera”.

La Carbosulcis ha un futuro?

“A sentire l’Unione europea non ha nessun futuro. Per la Ue, la miniera deve potersi sostenere con le sole proprie forze. Ossia estrarre il carbone, venderlo e chiudere il bilancio almeno in pareggio. Col carbone del Sulcis questo è impossibile perché la percentuale di zolfo presente deprezza enormemente il giacimento mettendolo di fatto fuori mercato rispetto al carbone di altri giacimenti”.

Quali soluzioni per risolvere il problema e rendere competitiva la miniera?

“Le direttrici sono tre. La prima: estrazione del carbone. La seconda: lisciviazione del minerale per l’asportazione dello zolfo sotto forma di gel. La terza: utilizzo delle gallerie esauste per lo stoccaggio delle ceneri della combustione del carbone. I vantaggi: il prezzo del carbone con una percentuale di zolfo molto più bassa acquisterebbe valore. Lo zolfo asportato sotto forma di gel è un sottoprodotto del processo industriale, ma è anche una sostanza che ha un suo mercato in campo agricolo essendo un potente fertilizzante. Il terzo vantaggio proviene dallo stoccaggio delle ceneri nelle gallerie dismesse: si eviterebbe di creare nuove discariche sul soprasuolo a cielo aperto, con grande beneficio per un ambiente già fortemente provato. Inoltre le ceneri immesse nelle gallerie diventano blocchi solidi e resistenti creando una sorta di armatura naturale delle gallerie che altrimenti, col tempo, tendono a cedere.

La soluzione quindi è a portata di mano?

“ Neanche per idea. Per l’Europa la miniera si deve sostenere solo ed esclusivamente con la vendita del minerale allo stato naturale. Ogni sovvenzione pubblica verrebbe considerata un aiuto di stato e quindi soggetta a procedura d’infrazione”.

Dunque?

“ La soluzione potrebbe essere una gara internazionale per la sua privatizzazione. L’Unione europea non si occuperebbe di una miniera privata e finalmente si potrebbero fare investimenti mirati alla sua produttività. Purtroppo i tempi per questa eventualità sono lunghi. E qui il tempo a disposizione è terminato”.

Il sottosegretario Claudio De Vincenti è stato riconfermato al ministero per lo Sviluppo economico. Come giudica questo fatto?

“ E’ certamente positivo che De Vincenti continui a seguire le vicende del nostro territorio che ha imparato a conoscere in maniera compiuta. Ma il sottosegretario ha le sue convinzioni in materia di politica industriale e non è sempre facile far comprendere le gravi difficoltà che sta attraversando il Sulcis Iglesiente e cosa per esso rappresentino il tessuto industriale di Portovesme e i posti di lavoro della Carbosulcis “.

Quali saranno le vostre prossime azioni?

“ La tensione è alle stelle. Il Sulcis non può sopportare altri lavoratori in cassa integrazione o peggio in mobilità. Sarà inevitabile una nuova grande mobilitazione prima di tutto nei confronti di una Regione, e del suo presidente che ha dimostrato un disinteresse davvero inqualificabile nei confronti di questa realtà industriale. Poi sarà l’intero territorio a chieder conto a Regione e governo nazionale per i disastri occupazionali del Sulcis Iglesiente”.

Carlo Martinelli

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