Sulcis, cultura e arte tra i furriadroxius. Nasce il museo diffuso nelle case rurali

di Andrea Tramonte

Alla loro casa si arriva dopo 700 metri di una strada bianca ai piedi del Gutturu Mannu, dove pascoli e uliveti si fondono coi colori e gli odori della macchia mediterranea. È qui, a tre chilometri dalla piazza centrale di Santadi, che una coppia di creativi italo-americana ha deciso di stabilire la sua abitazione e il quartier generale del suo progetto lavorativo e di vita. Ivano Atzori e Kyre Chenven di Pretziada (leggi l’articolo), dopo aver vissuto a lungo tra Milano e New York, nel 2015 hanno acquistato alcuni ruderi abbandonati da una cinquantina d’anni e li hanno trasformati in una architettura neo-mediterranea, dove interni minimali e contemporanei si accompagnano al recupero dei materiali tradizionali, all’utilizzo di prodotti innovativi – come la lana di pecora di Edilana per isolare la casa – e a oggetti d’artigianato sardo, in alcuni casi rivisitati e reinterpretati. Si tratta per la precisione di un furriadroxiu, una abitazione rurale che è un aspetto familiare del paesaggio del Sulcis: un vero e proprio insediamento diffuso composto da case, pascoli e terreni agricoli.

Nel 2010 è nata una associazione culturale, il Museo diffuso dell’insediamento sparso, con l’obiettivo di recuperare e tutelare questi immobili. Ne fanno parte un gruppo di persone assai eterogeneo – legato dalla comune passione per i furriadroxius e dalla voglia di dare un contributo al territorio – e negli ultimi tempi si sono associati anche Ivano e Kyre. L’idea dei fondatori è quella di valorizzare un aspetto molto importante del paesaggio e della storia del Sulcis, facendo rivivere quelle case in due modi: come spazi dedicati alla cultura ma anche – semplicemente – come luoghi dove poter vivere. Proponendo quindi un modello di vita diverso: basato sulla riscoperta della ruralità e sull’idea di ripopolare luoghi in progressivo stato di abbandono, grazie alla possibilità di lavorare ovunque grazie alla rete e alle nuove tecnologie.

L’idea è piaciuta e ha ottenuto un riconoscimento importante: è uno dei quattro progetti premiati a livello nazionale dalla Fondazione Italia patria della bellezza, con un bando dedicato alla promozione del patrimonio culturale e dei territori italiani. “L’associazione – si legge nella nota che motiva la scelta – ha come obiettivo la definizione di un sistema virtuoso di sviluppo (che include tutela e valorizzazione) che consiste nell’attivazione di nuove economie basate sulle produttività locali. Nel racconto e nella riappropriazione del patrimonio culturale del territorio, propone un modello di integrazione tra talenti internazionali e realtà locali per tessere legami concreti e longevi nel tempo”. Il finanziamento di 30mila euro consentirà al Mudis di avviare un piano di comunicazione e di programmare una prima iniziativa sul territorio, da svolgersi non appena la pandemia lo consentirà.

“I furriadroxius sono degli insediamenti tipici nati su iniziativa di quei pastori che hanno iniziato a fare anche attività di tipo agricolo”, racconta Marco Bianchi, architetto lombardo che ormai da tempo frequenta il Sulcis. “Non è una semplice casa: è casa più terreno. Una specie di fattoria, diciamo, che ha una parte residenziale e una parte dedicata ad agricoltura e pascoli”. Le case sono a un piano, dalla forma allungata, realizzate con mattoni in terra cruda impastati con paglia (i cosiddetti ladiri). Le coperture invece sono composte da stuoie di canne sopra le quali sono poggiate le tipiche tegole sarde in terra cotta. I basamenti in pietra mentre l’intelaiatura è di legni locali: olivastri e ginepro in primis. “La nostra azione di tutela punta a conservare non solo l’edificio ma tutto l’insieme, che rappresenta la peculiarità di questi insediamenti”, spiega l’architetto. “Con le loro piante, le coltivazioni, gli ulivi, le vigne, gli orti: il nostro obiettivo è rilanciare il territorio, non recuperare case. Anche, certo, ma quello viene di conseguenza”. 

I membri dell’associazione sono spinti da una passione enorme. Come il presidente Paolo Paxi, che nel 2009 ha acquistato un primo rudere nel centro storico di Santadi. “Man mano che ci lavoravo, cercando di conservare materiali ed elementi tradizionali, mi sono appassionato sempre di più. E ho imparato”, racconta. “Il recupero è avvenuto in maniera rigorosa. Successivamente ho preso un altro rudere che ho sistemato in modo ancora più preciso. Poi ho aiutato altri amici a farlo. La nostra attività di studio e di divulgazione procede bene e la riteniamo molto utile per il territorio”. In una casa Paolo ci vive, nell’altra invece ha dato spazio alla sede dell’associazione e svolge attività di ricerca e di ospitalità. Anche quella sarà senz’altro una delle tappe dell’evento itinerante che l’associazione sta iniziando a pianificare in questi mesi. “A breve lanceremo uno spazio online in grado di parlare e attirare un pubblico globale – spiegano Ivano e Kyre -. Vogliamo raccontare cosa sono i furriadroxius e ispirare le nuove generazioni, cercando di far capire alle persone che una vita rurale contemporanea possa essere realmente vissuta. Noi siamo un esempio: facciamo un lavoro, con Pretziada, che parla un linguaggio contemporaneo e si muove a livello internazionale pur vivendo in una delle province più povere d’Italia”. Il secondo punto decisivo sarà l’evento. Una specie di simposio durante il quale architetti, filosofi, giornalisti, artisti, sociologi, chef, musicisti si confronteranno sul tema della ruralità contemporanea nelle sue tante declinazioni. “La sfida – spiegano – è quella di portare questa ‘mondanità’ nei furriadroxius, rompere l’isolamento del Sulcis ma senza mettere a rischio l’autenticità di uno stile di vita antico”.

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