Il saluto dell’European Jazz Expò: gran finale con Dave Holland e John Scofield

Una serata sensazionale ha concluso questo 41esimo capitolo di European Jazz Expò con uno degli eventi più attesi di quest’edizione: il concerto dei mostri sacri Dave Holland e John Scofield. I nomi del bassista e chitarrista jazz sarebbero sufficienti a descrivere la passione che ha attirato numerosi spettatori, complice la nuova misura che ha concesso la capienza dei teatri al 100%. L’attesa per accedere all’Auditorium del Conservatorio di Cagliari è stata ripagata da oltre un’ora e mezza di musica con la sala avvolta in un silenzio innaturale, interrotto solo dal tripudio di applausi alla fine dei brani. Il duo, sul palco dopo il lungo stop dovuto alla pandemia, è pronto ad affrontare il lungo tour che toccherà numerose città europee sino a fine novembre, accompagnati solo dai loro inseparabili strumenti: il Czech-Ease di Holland e la iconica Ibanez di Scofield, pezzo ormai ricercatissimo che porta il suo nome accanto al numero di modello.

Attingendo dal loro repertorio più conosciuto, a cui si aggiungono brani meno conosciuti, i due propongono una linea esecutiva jazz che si rifà agli anni ’70, periodo d’oro delle grandi sperimentazioni e della nascita del fusion. Holland e Scofield, però, si affrancano da questa lettura stringente per offrire una performance più minimale, fatta di brani brevi, armonici, con influenze blues e country con un piede nel soul jazz, un’esigenza dettata anche dal desiderio di mettere in dialogo due strumenti che –già da soli- potrebbero occupare l’intera scena senza tanti compromessi. Ben assortiti in questa miscela, i due si cedono il passo in alcuni assoli che mai peccano di eccessi, regalando comunque un ascolto intenso e virtuosismi ponderati e meditati.

La serata prosegue con due esibizioni del panel S’Ard Music: Stefania Secci Rosa e il trio delle Balentes. Entrambi i concerti sono accompagnati da una line up di noti musicisti sardi tra cui figurano Fabrizio Lai, Fabio Useli, Pierpaolo Liori, Simone Soro, Andrea Lai e molti altri.
La creatura di Stefania Secci Rosa “Sola” è una toccante introspezione sul tema dell’indipendenza e della vita affrontata senza timori, senza per questo nascondere le proprie vulnerabilità. Il sound d’elezione è certamente di matrice mediterranea, folkloristica, con uno sguardo verso le sonorità del Portogallo e la Spagna. Queste commistioni rendono il suo canto melodico e dal timbro dolce, mutualmente intelligibile a prescindere dalla lingua con cui sceglie di esprimersi. Il trio delle Balentes è invece un viaggio esplorativo nella storia meno conosciuta della Sardegna, fatta di storie fantastiche tramandate oralmente e spesso cantante per essere meglio ricordate. I toni briosi e la perfetta sintonia del trio completa la sensazione d’incanto che lega tradizione e segreti della nostra terra.

In chiusura, il quartetto Butcher Brown trasmette una nuova scarica di entusiasmi, cambiando totalmente il mood della serata. Sassofono, tastiere, chitarra, basso e batteria, fanno capire immediatamente al pubblico di trovarsi di fronte a una formazione che promette una performance distante dai canoni del jazz più classico. E se è vero che il genere garantisce un certo margine di imprevedibilità, la loro stessa definizione di “garage punk jazz funk band” mette il pubblico sull’avviso. Se non fosse per i riff piacevolmente ricorsivi, ogni pezzo del quintetto di Richmond (benché sul palco, in quest’occasione, fossero solo quattro) sorprende per la capacità di spaziare e intervenire in maniera personale e slegata, in questo ampio spettro che offre la groove music.

Martina Serusi

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